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Terrae Motus alla Reggia di Caserta: lo storico collaboratore di Lucio Amelio difende l’allestimento originale

# «Non si tocca l’eredità di Amelio». Tomas Arana parla chiaro

La questione di Terrae Motus alla Reggia di Caserta si infiamma ancora. Il direttore ad interim, Antonio Tarasco, ha scelto una commissione esterna per rivedere l’allestimento della celebre collezione. Una mossa che ha scatenato un acceso dibattito. Arana, attore e volto storico legato a Lucio Amelio, non ci sta. Con la sua esperienza diretta nella scena artistica napoletana degli anni Settanta e Ottanta, mette in luce le ragioni profonde che rendono preziosa l’attuale esposizione. E avverte: la memoria di quella epopea non può essere scalfita.

Tarasco e la commissione: un cambio in corsa che fa discutere

Lo scorso anno, in piena reggenza della Reggia di Caserta, Antonio Tarasco ha varato una commissione di esperti del mondo dell’arte contemporanea: Angela Tecce , Renata Cristina Mazzantini , Gabriele Simongini e Angelo Crespi . L’idea era di ripensare e riorganizzare l’allestimento di Terrae Motus, cercando di dare nuova luce a un patrimonio di grande valore simbolico e artistico. Ma la mossa non è passata inosservata, anzi.

Molti, in particolare chi ha seguito la storia della collezione da vicino, hanno sollevato dubbi. Il tempismo scelto – proprio durante il passaggio tra due direttori, mentre l’allestimento stava finalmente prendendo forma – è sembrato un azzardo. C’è il rischio di frantumare un’opera che ha una sua identità precisa, frutto di un lavoro lungo e attento. E poi, la composizione della commissione è stata giudicata incompleta, mancando figure che rappresentino la memoria viva e storica di Terrae Motus.

La scena artistica napoletana ha sempre visto in Lucio Amelio un innovatore e un punto di riferimento. E il fatto che questa revisione non coinvolga chi ha conosciuto a fondo la collezione ha alimentato critiche per un’operazione considerata troppo discontinua e poco rispettosa delle radici del progetto. Qui entra in gioco l’intervento deciso di Tomas Arana, legato indissolubilmente all’eredità di Amelio.

Tomas Arana: non un semplice spettatore, ma voce diretta di Terrae Motus

Tomas Arana non è un semplice commentatore. È un testimone diretto della stagione d’oro dell’arte napoletana e internazionale negli anni Settanta e Ottanta. Attore noto a livello mondiale, con esperienze tra Hollywood e Italia, Arana ha intrecciato il suo percorso con quello di Lucio Amelio, per cui ha lavorato come assistente e collaboratore per cinque anni. Da questa esperienza ha imparato non solo i meccanismi del mondo dell’arte contemporanea, ma anche un modo molto concreto e appassionato di rapportarsi con l’arte e gli artisti.

Arana ha respirato lo spirito di Amelio, la sua dedizione totale e la volontà di trasformare la tragedia del terremoto del 1980 in un messaggio universale di rinascita artistica con Terrae Motus. Conoscitore dei circuiti culturali napoletani, ha partecipato alla nascita di un’avanguardia che ancora oggi influenza le pratiche artistiche contemporanee. Questa esperienza gli dà un punto di vista privilegiato sulle tensioni attuali legate alla collezione.

Racconta di un rapporto umano intenso con Amelio, fatto di passione per l’arte e concretezza. Ricorda anche i momenti difficili, come la malattia del gallerista, e la sfida di trovare una sede adeguata e sicura per Terrae Motus. Ed è proprio questo aspetto che oggi lo preoccupa di più, davanti alla possibile revisione dell’allestimento.

Terrae Motus, un’eredità che va oltre l’arte

Lucio Amelio non ha mai concepito Terrae Motus come una semplice collezione d’arte. Era un progetto carico di significato, che ha saputo trasformare la tragedia del terremoto del 1980 in un’esperienza estetica e simbolica di forte impatto. Dopo il sisma che devastò la Campania e causò migliaia di vittime, Amelio chiamò alcuni tra i maggiori artisti internazionali per realizzare opere che catturassero l’energia di quella catastrofe, trasformata in rinascita.

Le opere, spesso monumentali, volevano scuotere e stimolare un confronto intellettuale tra protagonisti del calibro di Joseph Beuys e Andy Warhol. Terrae Motus è rimasta così una testimonianza tangibile di come l’arte contemporanea possa farsi portavoce di valori universali. Nonostante le difficoltà, Amelio ha sempre cercato di mantenere un’unità forte della collezione e di proteggerla nel tempo.

L’idea di ospitare Terrae Motus in un antico monastero napoletano è fallita per problemi economici e logistici. Ecco perché la scelta di trasferire la collezione alla Reggia di Caserta, che Amelio definiva “il palazzo reale più bello del mondo”, è stata storica: un luogo prestigioso, sicuro e capace di garantire visibilità e tutela. Per Amelio quel trasferimento fu una vittoria, non un ripiego.

Terrae Motus oggi alla Reggia: un equilibrio tra arte contemporanea e storia

Negli ultimi anni, grazie all’impegno dell’ex direttrice Tiziana Maffei, Terrae Motus ha fatto un salto di qualità. Prima di allora le opere erano sparse in spazi degradati, con rischi per la conservazione e senza un percorso espositivo chiaro. Maffei ha curato un restauro completo degli ambienti, creando un contesto che mette in dialogo la collezione contemporanea con gli Appartamenti Reali.

Sono state dedicate sale a nomi fondamentali come Keith Haring, Mario Merz e Miquel Barceló. L’allestimento permette a tutti, esperti o semplici visitatori, di immergersi in un racconto che unisce passato e presente attraverso opere di grande valore. Il lavoro, svolto con rigore ma anche passione, ha restituito dignità e centralità a questa raccolta, che è patrimonio simbolico della Campania.

Arana riconosce in tutto questo lo spirito di Amelio, che amava contaminare arte classica e contemporanea e valorizzare il territorio. L’attenzione mostrata da Maffei nel coinvolgere artisti, testimoni e collaboratori storici ha dato a Terrae Motus un respiro internazionale, legandola al sistema globale dell’arte contemporanea.

Arana: “Non si cambia un allestimento nato dal cuore di Amelio”

Il giudizio di Tomas Arana sulla nuova commissione è chiaro e senza mezzi termini. Per lui è ingiusto mettere in discussione un lavoro di sette anni fatto con cura, proprio in un momento di transizione alla direzione della Reggia. Critica la mancanza di coinvolgimento di chi conosce la storia concreta della collezione e punta il dito sull’assenza di figure storiche nella commissione, eccezion fatta per Angela Tecce.

Secondo Arana, non servono altre commissioni né cambiamenti drastici, tantomeno spostare le opere altrove. L’allestimento attuale riflette la visione di Amelio, che rifiutava le barriere rigide tra arte “moderna” e “classica”. Terrae Motus è pensata per vivere in continuità con il patrimonio storico campano e per trasmettere un messaggio coerente di rinnovamento.

In più, spostare una collezione di settantadue opere monumentali, fragili e di altissimo valore assicurativo è un rischio enorme. Arana ricorda che la collezione è già stata esposta all’estero, al Grand Palais di Parigi nel 1987, e che alcune opere sono concesse in prestito, ma non si può trattarla come un evento itinerante.

Il suo appello finale è semplice: rispetto per il significato profondo e l’identità costruita da Amelio. Terrae Motus va custodita, protetta e mantenuta proprio lì dove lui aveva scelto e approvato. La collezione resta un messaggio universale, capace di unire storia, arte e resistenza culturale dentro e fuori Napoli.

Redazione

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