Le vecchie fabbriche di Torino non sono più solo macchine arrugginite nel paesaggio urbano. Oggi, quelle stesse strutture si trasformano in incubatori di idee, dove design e sostenibilità si fondono. Dal prossimo 8 ottobre, Torino si trasforma in un palcoscenico vivo con Torino Design City 2026. Un evento che non si limita a esporre oggetti, ma racconta storie di innovazione e rigenerazione. Il tema, “Transizioni Tangibili”, non è un concetto astratto: è la realtà che si vede nei progetti, nei materiali, nei processi che stanno riscrivendo il modo di fare design. Luoghi come il MAcA si animano di mostre, incontri e laboratori, pronti a dimostrare che il cambiamento è già qui, palpabile e concreto.
Torino, da città industriale a capitale del design sostenibile
Torino ha un legame profondo con il design, radicato nella sua storia industriale fatta di officine meccaniche e carrozzerie. Oggi quella stessa vocazione si è trasformata in un modello più ampio e consapevole, che le ha valso riconoscimenti importanti: World Design Capital nel 2008 e Città Creativa UNESCO per il Design nel 2014. Questi titoli raccontano una metamorfosi urbana e culturale, dove la sostenibilità è diventata un pilastro fondamentale. Torino Design City si inserisce in questo scenario con una narrazione che supera il design tradizionale; la città non si limita a esporre oggetti, ma mette in luce un ecosistema fatto di innovazione ambientale, sociale e tecnologica. Un esempio concreto è il Parco Dora, con il museo MAcA, dove spazi industriali abbandonati sono stati trasformati in centri culturali e hub green, valorizzando la storia senza cancellarla.
Transizioni Tangibili: il cuore del design di oggi
Il curatore di Torino Design City, il professor Claudio Germak, ha scelto un tema che unisce le tante anime della manifestazione: Transizioni Tangibili. Non solo ecologia, ma anche sociale e tecnologia, con uno sguardo al futuro. Per Germak il passaggio a una produzione più sostenibile ha superato la fase sperimentale ed è ormai una realtà concreta. Per questo, l’evento non si limita a mostrare prodotti finiti, ma punta a raccontare i processi e le strategie dietro queste trasformazioni. Un approccio aperto che coinvolge non solo gli addetti ai lavori, ma anche i cittadini, aprendo un dialogo attivo. La sostenibilità non è più un tema astratto o una moda, ma una realtà pratica che attraversa ogni fase del design e della produzione.
ecoRADAR: storie di innovazione e riciclo
Dentro il MAcA, la mostra ecoRADAR mette in luce 31 esempi concreti di imprese piemontesi e non solo, dove gli scarti industriali diventano risorse. Materiali bioderivati si affiancano a quelli tradizionali, segnando una nuova strada per la produzione. Tra gli oggetti in mostra ci sono sneaker con tomaie fatte con bucce di mele, dimostrazione di come gli scarti agricoli possano trasformarsi in prodotti di qualità e desiderabili. Un progetto interessante è Felfil, nato da una tesi di laurea al Politecnico di Torino: un estrusore domestico per la stampa 3D che usa plastica riciclata, permettendo di riutilizzare anche i supporti di stampa. Un esempio di design responsabile e circolare. La mostra invita anche a ripensare il design come servizio: il sistema Tablì di Lavazza elimina la plastica dalle capsule, sostituendola con una compressa, riducendo così i problemi di smaltimento e offrendo una soluzione più sostenibile ai consumatori.
Giovani e creatività: il ruolo delle scuole di design torinesi
Torino Design City dà spazio ai giovani talenti, coinvolgendo quattro istituti: il Politecnico, l’Accademia Albertina di Belle Arti, lo IED e l’IAAD. All’esterno del MAcA, due container ospitano progetti che parlano di movimento e trasformazione. Tra le idee esposte ci sono pannelli fonoassorbenti stampati in 3D con struttura in sughero, tappeti fatti con scarti di lana che richiamano paesaggi naturali, scarpe modulari con suole intercambiabili e tavolini con giunti evidenti, che rimandano alla materia prima. Ogni oggetto mette al centro la riscoperta del materiale e della funzione, passando dall’estetica a un valore pratico e simbolico. Il coinvolgimento dei giovani designer è uno sguardo verso il futuro, una stagione in cui il design sarà motore di sostenibilità e cultura del recupero.
Torino si apre al mondo: eventi in tutta la città e confronto internazionale
Torino Design City non si ferma al Parco Dora, ma coinvolge diverse zone della città, dal lungofiume ai portici di Piazza Palazzo di Città. L’evento si intreccia con realtà culturali già consolidate come il Circolo del Design e il festival Graphic Days, e collabora con Urban Lab. Questa rete amplia il pubblico e crea dialoghi con realtà locali e internazionali. Tra gli appuntamenti più importanti, la conferenza sul post-disastro di Fukushima con il professor Akihito Aoi al Castello del Valentino. Un momento di confronto che allarga lo sguardo oltre i confini italiani, inserendo Torino tra le città che riflettono sul ruolo del design in situazioni di crisi ambientale e sociale. Torino Design City 2026 prosegue fino al 31 ottobre, raccontando una città che sa trasformarsi e interrogarsi sul proprio futuro attraverso il progetto.
