# “Se domani non torno”
Quel titolo pesa come un sussurro rotto. Giulia Cecchettin, giovane donna del nord-est Italia, è stata strappata via da un femminicidio che ha lasciato un segno profondo nel 2023. Ora la sua storia arriva sul grande schermo, ma senza scivolare nella retorica o nel facile pietismo. Il film, ispirato al libro scritto dal padre Gino, si muove con delicatezza e rigore, restituendo il dolore e la forza della famiglia Cecchettin senza spettacolarizzazioni. Ambientato nella provincia che ha visto la tragedia, è stato presentato alla Festa del Cinema 2026, ponendo di nuovo l’attenzione su un tema drammaticamente attuale.
Il film nasce dal libro scritto dallo stesso Gino Cecchettin, che ha trasformato il suo lutto in una testimonianza da condividere. Il regista Paola Randi, insieme alla co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan, ha costruito una narrazione lontana da facili sensazionalismi. Il progetto ha avuto il pieno appoggio della famiglia Cecchettin, che ha affidato la propria storia a mani esperte, con l’obiettivo di parlare non tanto dell’atto violento in sé, quanto delle sue ripercussioni sociali. Non è una semplice cronaca, ma un racconto che scava nelle dinamiche familiari, nei rapporti e nell’eco lasciata dall’assenza di Giulia nelle vite dei suoi cari.
La scelta stilistica mette al centro le voci di chi ha conosciuto Giulia da vicino: suo fratello Davide e la sorella Elena, che emerge nel racconto tramite flashback e ricordi. Queste testimonianze dirette danno al film una prospettiva intima e sincera. La storia si svolge principalmente nel contesto provinciale del nord-est, dove la famiglia Cecchettin vive e affronta il dolore, rappresentando una realtà che purtroppo potrebbe riguardare chiunque.
Filippo Timi dà volto e voce a Gino Cecchettin, offrendo un’interpretazione intensa che mette in luce la forza di un padre distrutto, ma deciso a tenere viva la memoria della figlia. Al suo fianco, Tecla Bossi e Tommaso Allione nei ruoli di Elena e Davide, contribuiscono a rendere credibile e autentico il racconto familiare. Sabrina Martina interpreta Giulia con delicatezza, catturando l’essenza di una giovane donna che stava per laurearsi prima della tragedia.
Dietro la macchina da presa, Paola Randi evita ogni spettacolarizzazione. La sua regia è misurata, senza eccessi, e lascia che la storia si racconti attraverso dettagli concreti, senza forzature o scene melodrammatiche. Il risultato è un film capace di trasmettere il peso emotivo della vicenda con sobrietà, mantenendo un equilibrio delicato tra il dolore privato e la forza di chi sceglie di parlare invece di chiudersi nel silenzio.
Il film racconta la storia attraverso l’assenza di Giulia. Lei non c’è più, ma la sua mancanza si sente in ogni scena. Gli spazi di casa, i colori, i ricordi dei familiari diventano i veri protagonisti, costruendo la memoria di una vita spezzata. Questa scelta narrativa sposta l’attenzione dalla violenza in sé a ciò che resta dopo, invitando a riflettere su un modo diverso di raccontare la realtà.
Questa assenza apre anche a un confronto più ampio sulla violenza di genere, sull’educazione e sulla responsabilità collettiva. Il film vuole essere un punto di partenza per un dibattito che va oltre i fatti, per sensibilizzare chi guarda e mettere in luce le conseguenze sociali del femminicidio. Paola Randi si avvicina alla storia con rispetto, senza cercare né giustificazioni né colpevoli, ma con la volontà di non distogliere mai lo sguardo.
Dal 2023, anno della scomparsa di Giulia, la vicenda della famiglia Cecchettin ha acceso l’attenzione pubblica. Uscito a novembre 2026 e distribuito da Notorious Pictures, il film si inserisce in questo clima con l’intento di andare oltre la semplice cronaca. Al centro resta la testimonianza, secondo il desiderio della famiglia di trasformare un dolore personale in un appello collettivo.
“Se domani non torno” diventa così uno strumento per sensibilizzare sulla violenza domestica e di genere, evitando spettacolarizzazioni e lasciando spazio a riflessioni più profonde. Le voci che animano la pellicola raccontano ciò che spesso la cronaca non riesce a trasmettere: l’umanità, la fragilità, ma anche la voglia di cambiare un sistema che troppo spesso protegge chi fa del male invece delle vittime.
In un panorama cinematografico spesso dominato da racconti esagerati o stereotipati, la storia di Giulia Cecchettin porta un respiro nuovo. Un racconto serio e realistico, indispensabile per affrontare un tema difficile e urgente.
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