# «L’arte non ha età», dice Elisa Montessori, che a oltre novant’anni continua a reinventarsi
Nata a Genova nel 1931, la pittrice si presenta al Casino dei Principi, a Villa Torlonia, con una mostra che è un viaggio nel tempo e nella materia dell’arte. Le sue opere non seguono mode né cercano facili consensi: scavano in profondità, senza compromessi, con uno sguardo che resta giovane e curioso. Montessori non si arrende alla nostalgia, ma dialoga con forme antiche e linguaggi nuovi, tenendo sempre saldo il proprio rigore e la libertà creativa.
Radicata nella cultura europea, ma con uno sguardo aperto all’Oriente, l’artista intreccia biologia, storia, natura e letteratura, passando senza soluzione di continuità dalla fotografia al disegno, fino alla pittura. Quella che sembra una semplice raccolta è, in realtà, la traccia di una metamorfosi incessante: un confronto vivo e in divenire con il proprio passato, mai fermo né cristallizzato.
Elisa Montessori, un’identità fuori dagli schemi
Nata a Genova nel 1931, Elisa Montessori ha costruito una cifra artistica che rifiuta le etichette e le categorie preconfezionate. La sua opera attraversa discipline e fonti diverse, senza mai farsi ingabbiare in mode o slogan. Il Museo Reina Sofía di Madrid ospita una sua opera, segno di un riconoscimento internazionale che è arrivato piano ma con costanza.
La sua carriera si è sviluppata senza fretta, con una consacrazione lenta ma inesorabile. Nel 1977 ha esordito alla mostra Frauen in der Kunst di Berlino con un autoritratto intitolato Dafne, tema che tornerà più volte nel suo lavoro. All’epoca, il mondo femminista e la critica ancora non la guardavano con attenzione, ma Montessori ha sempre mantenuto un’arte autonoma e libera da stereotipi. La scelta della ninfa Dafne negli anni Settanta evoca la metamorfosi mitologica e il tema classico della trasformazione, raccontati però in chiave molto personale.
La mostra di Villa Torlonia mette a fuoco proprio questo: le trasformazioni del corpo e della pelle nel tempo, con uno sguardo che osserva l’età che avanza senza cedere a nostalgia o negazione.
Il corpo che cambia: fotografie e installazioni tra vita e metamorfosi
Tra le opere più intense della mostra ci sono 36 fotografie, disposte a formare un quadrato, che ritraggono il corpo dell’artista mentre si trasforma nella ninfa Dafne. Qui non si racconta la violenza subita dalla figura mitologica, ma si mette in luce la metamorfosi come rinascita. La pelle diventa corteccia, segno di un corpo che invecchia ma resta vivo e pulsante.
Questo tema ritorna in diverse forme, come nella serie dell’Erbario, iniziata nel 1978 e portata avanti per oltre quarant’anni. Foglie, fiori, rami e semi si trasformano in segni delicati e trasparenti, che vanno oltre la semplice descrizione per diventare poesia visiva. Opere come Terra Masai e Ponte Rosso, realizzate su carta da spolvero, evocano paesaggi interiori e luoghi lontani, intrecciando memoria e natura.
La scelta di materiali poveri e di un linguaggio libero da imposizioni rende Montessori un’artista capace di reinventarsi senza mai tradire un legame profondo con la tradizione. Nel suo lavoro convivono minuzia e leggerezza, espressione di una ricerca sincera e continua.
Tra memoria e infinito: autoritratti e rotoli che parlano d’Oriente
Un pezzo particolarmente significativo è la rilettura del proprio autoritratto del 2003, esposto in mostra. L’artista tiene la testa con una mano e guarda verso un cielo stellato. Realizzato su carta e alto quattro metri, questo lavoro impone una lettura che unisce gesto e spazio, memoria e infinito.
I Rotoli del 1999, provenienti dal Macro di Roma, raccontano invece uno sviluppo narrativo e poetico intenso. Srotolati davanti agli occhi del pubblico, mostrano segni liberi e raffinati, ispirati alla natura e alla cultura orientale, senza mai cadere in banalità o stereotipi. Montessori fonde tradizione e contemporaneità, mantenendo viva quella pittura “totale” e “segreta” che lei stessa definisce imprescindibile e immortale.
La sua passione per l’Oriente nasce molto prima del matrimonio con Mario Tchou, ingegnere dell’Olivetti scomparso nel 1961, ed è filtrata da sensibilità personali, lontana da mode o cliché di mercato.
“Nel corso del tempo”: una mostra e un catalogo per celebrare un’artista unica
La rassegna “Nel corso del tempo” rimane aperta fino al 28 febbraio 2027 al Casino dei Principi, nei Musei di Villa Torlonia a Roma. Le curatrici Alessandra Mammì e Federica Pirani hanno messo insieme circa cento opere, offrendo una panoramica ricca e articolata di una carriera lunga e densa di passaggi importanti.
Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, accompagna la mostra con saggi e testi critici firmati dalle curatrici e da autori come Cecilia Canziani, Claudio Crescentini, Massimo Ferrario, Laura Iamurri, Alessandra Lavagnino, Santa Nastro e Carla Subrizi. La bio-bibliografia è curata da Claudia Verdat.
La presentazione ufficiale del volume è fissata per il 22 ottobre alle 17, nella stessa sede, con interventi di spicco come quelli dello storico dell’arte Costantino D’Orazio e della scrittrice Elisabetta Rasy. Un’occasione per sottolineare il valore storico e culturale di un percorso artistico che, pur lontano dai grandi riflettori, conferma il talento e la coerenza di una delle voci più autentiche della pittura italiana contemporanea.
