Dublino non è mai la stessa città due volte, sembra sussurrare ogni angolo di “Gusci d’uova”. Vivian cammina tra vie che si dissolvono nel tempo, cercando un luogo da chiamare casa. Caitríona Lally, con voce fresca e senza artifici, racconta questa città sospesa tra memoria e metamorfosi, intrecciando il quotidiano con echi di un’antica magia celtica. La giovane autrice affronta senza timore i giganti della letteratura irlandese, rivelando un Joyce inedito, scoperto solo durante la scrittura. La sua Dublino non è fatta solo di monumenti celebrati, ma di negozi scomparsi, di passi silenziosi su strade che raccontano storie invisibili agli occhi distratti.
Caitríona Lally: una scrittrice con i piedi per terra
La scrittura per Lally non è mai stata una passione immediata e incondizionata. Da ragazza leggeva di tutto, quasi per abitudine, ma col tempo ha imparato a scegliere con cura, evitando storie che non la catturavano. Questo rigore si riflette nella sua scrittura: ogni parola è misurata, ogni racconto costruito con attenzione. Una cosa sorprendente? Oltre a essere autrice, lavora come addetta alle pulizie al Trinity College di Dublino. Un mestiere duro, concreto, con risultati visibili e immediati, che le regala una forma di perfezione diversa da quella, più sfuggente, della scrittura. Mentre pulisce pavimenti e corridoi, si concede una sorta di pausa zen, un contrappeso al lavoro infinito sulla parola.
Questa doppia vita la tiene con i piedi per terra e le permette di guardare la città con uno sguardo acuto, cogliendo dettagli che poi finiscono nei suoi libri. La Dublino che racconta non è fatta solo di luoghi celebri, ma di angoli quotidiani, di negozi ormai chiusi. “Molti di quei posti non ci sono più”, confessa, lasciando trasparire una nostalgia che dà al romanzo una profondità in più, ben oltre la semplice cronaca di una città.
Gusci d’uova: tra ricerca di sé e radici antiche
Al centro del romanzo c’è Vivian, una donna giovane che si muove tra una ricerca interiore e la voglia di trovare un posto che la accolga. Il racconto si svolge in un ambiente dove il confine tra realtà e magia è sottile, ma ben saldo nel presente. Lally esplora il tema della ricerca di sé, inserendo Dublino non solo come città, ma come crocevia di storie, miti e leggende del folclore celtico. Il richiamo alla tradizione non è un semplice abbellimento: è un filo che lega il presente alle radici più profonde della cultura irlandese.
La scrittrice parla anche del suo rapporto con i giganti della letteratura locale, in particolare con Joyce e il suo “Ulisse”. Lo ha letto tardi, ma con grande coinvolgimento, definendolo una lettura “gustosa e travolgente”. Questa scoperta da adulta ha cambiato il suo modo di scrivere, spingendola a vedere la letteratura come un’esperienza da vivere, non solo come un esercizio intellettuale. Nei suoi racconti riaffiorano le lunghe passeggiate per Dublino, le vetrine, i negozi, gli angoli della città che diventano parte integrante del tessuto narrativo, trasformando il romanzo in un viaggio reale e interiore.
Tra letture selezionate e il doppio lavoro: il mestiere di scrivere
Lally sottolinea un punto chiave del suo percorso: non ha tempo da perdere con letture che non la appassionano. Questa selezione rigorosa guida il suo lavoro sia da lettrice sia da autrice. È un filtro che la aiuta a mantenere il focus e a dare voce solo a storie che meritano davvero di essere raccontate. Non nasconde nemmeno il suo disinteresse per certi generi o tendenze letterarie.
La sua vita divisa tra scrittura e lavoro manuale è un confronto continuo: da un lato la fatica e la concretezza di un mestiere fisico, dall’altro la ricerca della perfezione in una scrittura sempre in divenire. Il tempo speso a pulire il Trinity College diventa così una specie di pausa, un momento di respiro prima di tornare a inseguire parole che sembrano non bastare mai. È un modo per riflettere sul mestiere stesso, sull’importanza di conoscere i propri limiti e di trovare un equilibrio tra azione e pensiero.
Dublino che cambia: la città nel racconto di Lally
Nel romanzo e nella voce della scrittrice, Dublino emerge quasi come un personaggio a sé. Lally racconta i quartieri in trasformazione, il silenzio che lasciano i negozi chiusi, le nuove realtà che prendono il posto delle vecchie. Non è solo periferia, ma un organismo vivo che si trasforma continuamente. Le sue camminate per la città diventano un modo per cogliere il passaggio tra passato e presente, facendo attraversare al lettore strade reali cariche di storia personale e collettiva.
Questa memoria urbana si fa materia narrativa: ogni negozio, ogni angolo, ogni dettaglio pesa, non sono solo scenari, ma un legame profondo tra uomo e luogo. Sapere che molti di questi posti ormai non esistono più rende ancora più preziosa la testimonianza di Lally, capace di catturare frammenti di vita e renderli eterni nelle pagine. “Gusci d’uova” è così non solo una storia intima, ma un racconto urbano che documenta un tempo e un cambiamento.
