Le strade di Torino si accendono di nuovo, trasformando la città in un gigantesco palcoscenico di luce e memoria. Dal 23 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, la 29ª edizione di Luci d’Artista porta in scena 31 installazioni, tra angoli celebri e scorci nascosti. Qui, il passato industriale convive con le cicatrici della guerra e il respiro dell’innovazione. Quattro nuovi artisti, tra cui Tony Oursler e Flavio Favelli, aggiungono tocchi di sperimentazione e freschezza, dimostrando che Torino sa ancora sorprendere, reinventandosi ogni anno grazie alla magia dell’arte luminosa.
Antonio Grulli, curatore dal 2023, ha dato una nuova direzione a Luci d’Artista. Non è più solo una festa di luci durante l’inverno, ma un progetto con una struttura più solida e un messaggio chiaro. “Non si tratta solo di decorare la città nei mesi bui”, spiega Grulli, “ma di creare uno spettacolo che gioca con la luce e l’ombra, con la presenza e l’assenza, per catturare lo sguardo e l’emozione”. Il festival si è aperto all’Europa, collaborando con Lubiana e Vienna, e usa la luce come strumento per raccontare la storia di Torino, le sue trasformazioni sociali e le sue speranze.
Tra le novità più attese c’è Tony Oursler, artista americano che porta in Italia la sua prima opera pubblica. Star prende vita sulla facciata del Politecnico di Torino, in Corso Duca degli Abruzzi 24, un luogo simbolo di scienza e innovazione. Con le sue proiezioni in movimento, Oursler trasforma il palazzo in un organismo vivo, dove luce e immagine si intrecciano in modo poetico.
Flavio Favelli guarda al passato con Poetiche del confine, un’opera fatta di ringhiere e balaustre danneggiate durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, custodite nel museo di Palazzo Madama. Con luci viola che richiamano atmosfere antiche, Favelli riflette sul valore dei confini, fisici e simbolici, e sul loro ruolo tra difesa e separazione.
Il collettivo CANEMORTO propone The Radiant Van, un’installazione luminosa itinerante che unisce tradizione magica e memoria industriale di Torino. Parte del circuito europeo DUET, l’opera è un talismano luminoso carico di simboli portafortuna raccolti in tutto il mondo, un invito a condividere energia positiva.
Samson Young da Hong Kong presenta Inversions nelle OGR Torino, nella Corte Est. Il progetto fonde la memoria architettonica della sua città con l’immaginario del cinema di arti marziali, creando un dialogo tra Oriente e Occidente, tra passato urbano e immagini in movimento.
Il collettivo Canemorto racconta così la genesi di Radiant Van: un’opera che nasce dal concetto di karma e dalla voglia di espiare vecchi debiti. Non solo un’installazione, ma un vero e proprio veicolo di energia positiva, fatto di 18 simboli protettivi provenienti da culture diverse: dalla mano di Fatima all’occhio di Horus, dal quadrifoglio a Ganesha, fino alla tartaruga. Questi segni, raccolti da ogni angolo del mondo, creano un potente talismano luminoso.
L’opera non sta ferma: ha viaggiato da Torino a Venezia, passando per Lubiana, per poi tornare più forte di prima. Questo spostamento fa parte del progetto, che invita un pubblico sempre più vasto a condividere e farsi portatore di questa carica positiva, trasformando insieme il destino collettivo. Qui la luce diventa linguaggio, rituale e simbolo.
Con Poetiche del confine, Favelli parte da un elemento semplice: le ringhiere e i cancelli, segni di confine tra spazi privati e pubblici. Materiali recuperati e carichi di storia, spesso dimenticati, che raccontano una tradizione artigianale ormai rara. Quelle ringhiere portano con sé le tracce dei bombardamenti e delle tensioni vissute da Torino durante la guerra. Favelli le trasforma in un traliccio leggero e poetico, un ricamo che unisce passato e presente.
Le luci viola che accompagnano l’opera ricordano atmosfere d’altri tempi, quasi a richiamare la protezione in momenti di crisi, come l’alluvione di Firenze del 1966. L’installazione dialoga con la Piazzetta, uno spazio ricco di storia e potere, trasformando un semplice confine in un’esperienza artistica intensa e surreale.
In vista del trentennale, Luci d’Artista ha voluto mettere al centro il pubblico che ogni anno attraversa le sue installazioni. Per questo ha chiamato Massimo Vitali, fotografo di fama mondiale, a raccontare con un grande scatto collettivo l’energia che si crea attorno alle luci. A gennaio 2027, poco prima della chiusura, Vitali immortalierà una delle piazze illuminate, catturando non solo le opere, ma soprattutto le persone che le vivono.
Vitali, noto per le sue foto di spazi urbani e aggregazioni sociali, sposta l’attenzione dalla luce agli incontri, ai movimenti, alle relazioni che si creano. L’installazione non è solo un oggetto da guardare, ma un punto d’incontro, un catalizzatore di vita e comunità.
Luci d’Artista scrive così un nuovo capitolo, un dialogo tra passato e futuro che coinvolge la città e chi la abita. Un evento che si conferma tra i più importanti e partecipati del panorama culturale italiano e oltre.
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