Roma, 12 ottobre 2024. In Sala Spadolini, tra il brusio degli spettatori e lo sguardo attento dei presenti, si è consumata una sfida che ha tenuto tutti col fiato sospeso. Quattro città, quattro visioni diverse dell’arte contemporanea, e un solo titolo da assegnare: Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha rotto l’attesa con un annuncio che ha scosso il pubblico e acceso un dibattito che si preannuncia acceso. Il premio, nato solo quattro anni fa, è già diventato un terreno di confronto tra realtà profondamente diverse, ognuna fiera della propria storia e dei propri progetti. Ma questa volta, la decisione finale ha spiazzato tutti.
Dal 2024 al 2028: la nascita e l’evoluzione della Capitale italiana dell’Arte Contemporanea
Il titolo di Capitale italiana dell’Arte Contemporanea è entrato nel panorama culturale nazionale nel 2024, come parte di un più ampio progetto del Ministero della Cultura per valorizzare l’arte in città capaci di stimolare nuovi dialoghi tra creatività e comunità. L’idea nasce prendendo spunto dalla Capitale italiana della Cultura, ma con un’attenzione speciale all’arte contemporanea.
Il percorso è iniziato con Gibellina, prima città a ricevere il riconoscimento, portando una ventata di energia in Sicilia con iniziative di rilievo. Nel 2027 sarà Alba a raccogliere il testimone, grazie a un programma ricco e curato, che ha coinvolto artisti e professionisti di alto profilo. Nel frattempo, nel 2024, quattro finaliste per il 2028 – Padova, Civita di Bagnoregio e Bolsena, Pozzuoli e Capri – hanno presentato proposte innovative per convincere la giuria del Dipartimento per le Attività Culturali del MiC.
Non è stato solo uno scontro tra progetti, ma un’occasione per riflettere sul ruolo dell’arte contemporanea nel valorizzare luoghi e identità. Massimo Osanna, neo direttore del Dipartimento, ha messo in luce proprio questo aspetto: «Tutti i lavori, pur diversi, puntavano a investire sulle comunità. In Italia si tende a privilegiare il patrimonio storico, ma l’arte contemporanea apre strade nuove e aiuta a leggere la realtà in modo diverso».
Civita di Bagnoregio e Bolsena vincono con un progetto che parla al territorio
La giuria, pur riconoscendo la qualità di tutte le proposte, ha scelto all’unanimità il progetto presentato insieme da Civita di Bagnoregio e Bolsena. Un lavoro che ha convinto per originalità e per la capacità di legare arte e territorio in modo sostenibile e concreto.
Il programma, chiamato “Arte che viene, arte che va”, propone un’idea nuova: l’arte non come evento isolato e temporaneo, ma come una presenza stabile che si intreccia con la vita quotidiana della comunità. Un aspetto centrale è l’investimento nella formazione dei giovani, fondamentale per assicurare continuità e crescita.
Il Ministro Giuli ha sottolineato con decisione il valore di questa scelta: «Il contemporaneo ha senso se parla alle nuove generazioni, aprendo un dialogo con il futuro». La forza di Civita di Bagnoregio e Bolsena sta proprio in questo sguardo avanti, capace di coniugare tradizione e innovazione attraverso la cultura.
Il progetto punta anche su una gestione economica attenta, evitando di dipendere da un solo finanziatore, per garantire un piano solido nel tempo. Il rispetto dell’identità locale è al centro, senza forzature ma con un dialogo continuo con i luoghi e la loro storia, elemento che ha fatto la differenza rispetto agli altri concorrenti.
Civita di Bagnoregio e Bolsena: laboratorio culturale e futuro per la Tuscia
La vittoria di Civita di Bagnoregio e Bolsena rappresenta un passo importante per la Tuscia, territorio dalle radici profonde ma spesso poco valorizzato culturalmente nel contemporaneo. Negli ultimi anni qui è nata una rete dedicata all’arte contemporanea, pronta a trasformare la zona in un esempio di sperimentazione artistica e partecipazione diffusa.
“Arte che viene, arte che va” nasce da un lavoro paziente, fatto di dialogo con artisti, istituzioni, scuole e associazioni. Luca Profili, sindaco di Civita di Bagnoregio, ha messo in risalto il carattere collettivo del risultato: questa vittoria è per la comunità, per il tessuto sociale e culturale che potrà trovare nuovi stimoli e visibilità.
Andrea Di Sorte, sindaco di Bolsena, ha spiegato la volontà di far crescere il territorio con uno sguardo autentico, rompendo i pregiudizi che lo hanno spesso relegato in secondo piano rispetto ad altre realtà più famose. Il modello punta a costruire una cittadinanza attiva, capace di attrarre anche chi è andato via, offrendo ai giovani motivi concreti per restare e partecipare.
Il finanziamento di un milione di euro stanziato per il progetto permetterà di partire subito con le attività, creando un laboratorio culturale permanente che coinvolgerà un ampio numero di cittadini e li immergerà nell’arte contemporanea. L’obiettivo è far crescere una nuova generazione di appassionati e creatori sul territorio.
Ora lo sguardo è puntato al 2028, quando Civita di Bagnoregio e Bolsena saranno sotto i riflettori nazionali e internazionali, pronte a dimostrare come cultura e identità possano camminare insieme, portando sviluppo ed entusiasmo.
