«A Venezia, la scena artistica under 30 sta vivendo una trasformazione profonda». Lo racconta Camilla Mozzato, curatrice degli Atelier 2025/2026 alla Fondazione Bevilacqua La Masa, che da tempo segue il percorso di questi giovani creativi. Tra calli e campielli, nella città lagunare e a Mestre, le residenze d’arte non sono più solo spazi per realizzare opere: diventano laboratori di crescita e confronto, dove si affrontano le sfide contemporanee con occhi nuovi. La mostra “Da cosa nasce cosa”, inaugurata il 9 ottobre 2026, è il frutto di quasi un anno di lavoro intenso, un ritratto vivido di un’intera generazione artistica pronta a farsi sentire.
Bevilacqua La Masa: casa e trampolino per i giovani artisti
La Fondazione Bevilacqua La Masa è da sempre un punto di riferimento per gli artisti emergenti veneziani. Fondata nel 1898, continua a sostenere la creatività locale con atelier sparsi in luoghi simbolo come Palazzo Carminati, il Complesso dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca e, dal 2024, anche all’Emeroteca dell’Arte di Mestre, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia. Questi spazi non sono soltanto studi dove lavorare, ma ambienti vivi di scambio culturale e formazione, pensati per accompagnare l’artista dal primo schizzo fino alla pratica professionale.
La nuova sede di Mestre risponde a una necessità concreta: offrire un ambiente più moderno e funzionale. Qui gli artisti trovano strutture aggiornate e servizi che facilitano lo sviluppo delle loro idee. La differenza rispetto agli atelier storici di Venezia non sta nella qualità del lavoro, ma nella vita quotidiana e nelle condizioni materiali. Entrambi però restano fondamentali per alimentare creatività e crescita.
Un altro punto di forza è la durata della residenza. Lavorare per un periodo lungo permette di approfondire tecniche, temi e linguaggi senza la pressione di dover consegnare subito un prodotto finito. E con una curatela attenta e un tutoraggio costante, il valore formativo si fa più solido, offrendo supporto sia sul piano artistico che su quello organizzativo e professionale.
“Da cosa nasce cosa”: dalla ricerca al racconto in mostra
“Da cosa nasce cosa” è il frutto di un percorso durato quasi un anno, durante il quale 28 artisti selezionati hanno portato avanti una ricerca personale e collettiva. Il titolo riprende un pensiero di Bruno Munari: un processo creativo fatto di connessioni e trasformazioni continue. La mostra si svolge negli spazi della Galleria di Piazza San Marco e del Palazzetto Tito, e da dicembre 2026 proseguirà alla Casermetta 9 di Forte Marghera, cuore dell’arte contemporanea veneziana.
Questa esposizione è la sintesi di un laboratorio che ha dato spazio ai giovani per riflettere sulla propria identità, sulle influenze culturali e sui temi della contemporaneità. Le opere sono testimonianze di un passaggio: gli artisti si distaccano dai semplici esercizi tecnici per concentrarsi su narrazioni più complesse e consapevoli.
Il coinvolgimento di istituzioni come la Fondazione Musei Civici di Venezia ha permesso di dare visibilità ai lavori e di creare un dialogo aperto con il pubblico. La scelta di più sedi per la mostra vuole anche rendere il progetto accessibile, inserendolo nella vita della città e non confinandolo dentro le mura di un museo tradizionale.
Formazione e carriera: un percorso a tutto tondo per gli under 30
La residenza non è solo uno spazio dove creare. Dietro c’è un calendario fitto di workshop e incontri pensati per rafforzare competenze pratiche e capacità di gestire la propria carriera. In collaborazione con Art Workers Italia, si sono affrontati temi importanti come la negoziazione dei contratti e le condizioni di lavoro, fondamentali per una professione sostenibile nell’arte contemporanea.
Un laboratorio di rilievo è stato quello sul libro d’artista, condotto da Tommaso Speretta. Qui si è capito che il libro d’artista è molto più di un catalogo: è uno strumento di comunicazione e valorizzazione. Parallelamente, sono nati progetti di comunicazione innovativi, come l’alfabeto realizzato con la mano meno dominante, ideato dallo studio Lorenzo Mason, che ha ispirato la narrazione visiva degli atelier di quest’anno.
Resta centrale il legame con il territorio e la comunità. Figure attive a Venezia, come Marta Papini, hanno aiutato a inquadrare opportunità e limiti che gli artisti incontrano in città. Un punto di vista importante per superare l’idea delle istituzioni come entità distanti e favorire invece un’integrazione vera e duratura.
Ambiente, identità e corpo: i temi della nuova arte veneziana
Le residenze hanno messo in luce alcuni temi ricorrenti tra i giovani artisti. All’inizio l’attenzione era soprattutto sulla tecnica, ma con il tempo è cresciuto l’interesse verso contenuti più profondi, segno di una maturazione nel linguaggio.
I temi più presenti riguardano l’ambiente – inteso in senso ampio, non solo ecologico –, l’identità personale e collettiva, e il corpo come luogo di esperienza e trasformazione. Questioni che riflettono le grandi preoccupazioni del nostro tempo e confermano come la scena veneziana sia in sintonia con le tendenze internazionali.
Con 28 artisti coinvolti, il quadro che emerge è ricco e variegato, capace di delineare nuovi orizzonti per la giovane arte italiana. Il progetto offre così un’occasione preziosa per capire come i giovani affrontano la realtà, la storia personale e le sfide ambientali e sociali del presente.
Residenze in Italia: tra limiti e necessità di sostegno stabile
L’esperienza veneziana mette in evidenza alcune difficoltà del sistema delle residenze in Italia. Molte iniziative durano poco e si concentrano solo sul prodotto finale, senza offrire un sostegno continuo alla formazione e alla crescita professionale. La durata più lunga degli atelier veneziani è un’eccezione da valorizzare.
Camilla Mozzato sottolinea l’importanza di un supporto economico stabile per gli artisti in residenza, auspicando un salario annuale che permetta loro di dedicarsi completamente alla ricerca e alla pratica artistica. Solo così si può trasformare un’urgenza creativa in un mestiere vero.
Il dialogo tra curatori, istituzioni e artisti è essenziale perché questi programmi non restino esperienze isolate, ma diventino parte di un sistema capace di rispondere ai bisogni delle nuove generazioni.
Istituzioni e comunità: costruire un rapporto autentico
Il rapporto tra le istituzioni culturali veneziane e la scena artistica locale è al centro di una riflessione che tocca sia la fruizione del territorio sia la vita degli artisti. Venezia ha molti poli culturali, ma a volte questa ricchezza rischia di allontanare le istituzioni dalla comunità reale, trasformando i luoghi d’arte in vetrine per turisti.
La Fondazione Bevilacqua La Masa e i Musei Civici adottano un approccio diverso: cercano di creare spazi di incontro e abitudini di frequentazione che coinvolgano davvero abitanti e artisti. La Biennale, che richiama un pubblico internazionale e spinge molte carriere, segue strade diverse: alcuni emergenti trovano spazio, altri restano ai margini.
Le residenze puntano proprio a rafforzare la rete tra artisti, istituzioni e comunità, per costruire una cultura più inclusiva e partecipata. Solo così si può creare un terreno fertile per progetti artistici che parlino davvero della realtà in cui nascono.
Il ruolo della curatrice: tra ascolto e guida per i giovani artisti
Camilla Mozzato definisce il suo ruolo come un servizio basato sull’ascolto, vicino a quello della “ziastra” che segue e sostiene i più giovani. La libertà che la Fondazione Bevilacqua La Masa le concede le ha permesso di instaurare un dialogo diretto e continuo, accompagnando gli artisti non solo nella produzione, ma nel percorso verso una professione solida.
Il suo approccio si distanzia dalla rigida logica museale, mettendo al centro le persone e le loro necessità pratiche, oltre al valore culturale delle opere. Questo richiede cura nella crescita individuale e nel rafforzamento delle competenze per una carriera duratura.
Lavorare con le nuove generazioni è un impegno ricco di stimoli e responsabilità, che Mozzato affronta con consapevolezza e passione, convinta che un supporto concreto sia la chiave per un ambiente culturale più vivo e sostenibile.
Tra arte e corpo: la ricerca personale della curatrice
Oltre al lavoro negli atelier, Mozzato porta avanti una ricerca personale sul tema della trasformazione del corpo dopo una malattia. Un percorso nato da un’esperienza intima, che vuole esplorare le reazioni individuali e collettive ai cambiamenti fisici, un tema di grande attualità.
L’obiettivo è sviluppare questa ricerca in una mostra futura, un modo per unire esperienze private e riflessioni artistiche capaci di dialogare con un pubblico più ampio. Un ulteriore segno di come l’arte contemporanea possa raccontare storie profonde e spesso trascurate.
Questa linea si inserisce nelle attività degli atelier veneziani, che puntano a far emergere contenuti nuovi e ad ampliare le questioni affrontate da giovani artisti e curatori. Venezia, con la sua storia e le sue risorse culturali, continua così a essere un protagonista importante del panorama artistico italiano ed europeo.
