A Pisa, l’8 ottobre 2026, le strade si animeranno di installazioni e incontri che mescolano arte e tecnologia. L’Internet Festival torna con un programma che non si limita a mostrare novità digitali, ma spinge a interrogarsi sul nostro futuro insieme ai nuovi media. Il filo conduttore, “Forme di futuro”, prende forma attraverso conferenze e progetti internazionali. Claudio Giua, direttore del festival, mette in chiaro una cosa: avere dati non basta. Serve saperli leggere, interpretarli con saggezza, un’abilità che, per ora, l’intelligenza artificiale non possiede come un essere umano. Intanto, artisti e creativi si muovono proprio in questo spazio, trasformando la tecnologia in esperienze tangibili, capaci di raccontare storie di oggi e di domani con occhi nuovi e critici.
Saggezza umana contro intelligenza artificiale: il filo rosso dell’edizione 2026
Claudio Giua apre il dibattito con una riflessione chiara: bisogna distinguere tra conoscenza e saggezza. Riprendendo Confucio, ricorda che la saggezza nasce da un equilibrio tra riflessione, imitazione ed esperienza. Ed è proprio qui che l’intelligenza artificiale mostra i suoi limiti. L’AI oggi è brava a imitare e a elaborare rapidamente dati in modo superficiale, ma non ha un’esperienza vissuta, quindi non può raggiungere quella profondità che chiamiamo saggezza. Giua racconta questa differenza con un esempio efficace: HAL 9000, il computer di “2001: Odissea nello spazio”, e Yoda di “Star Wars”. HAL rappresenta una conoscenza perfetta, ma senza umiltà o giudizio morale, fino a scontrarsi con l’uomo; Yoda, invece, incarna una saggezza fatta di esperienza e consapevolezza dei propri limiti. Questo confronto segna la linea guida del festival, che vuole esplorare cosa significa vivere in un mondo sempre più intrecciato con l’intelligenza digitale.
Il festival non si limita a celebrare la tecnologia, ma ne mette in evidenza le contraddizioni, soprattutto attraverso il dialogo con arte e cultura, dove resta fondamentale la presenza umana. “Forme di futuro” diventa così un invito a riflettere sulle potenzialità e i rischi delle tecnologie, a non subirle passivamente ma a guardarle con occhi critici. E proprio l’arte si fa strumento prezioso per tradurre queste idee in esperienze concrete, capaci di stimolare il pubblico.
Francesco Moretti: l’arte che guarda la tecnologia con occhi concreti
Tra i protagonisti dell’edizione 2026 c’è lo scultore pisano Francesco Moretti, che presenta la mostra Worlds so close, shaped like the future per celebrare i 25 anni della software house Net7. Moretti vive e lavora in Grecia da oltre vent’anni e si definisce un artista “analogico”, anche se il digitale è una presenza costante nella sua ricerca. Predilige materiali concreti come pittura, incisione e scultura, ma non rinuncia a dialogare con le nuove tecnologie, mantenendo un linguaggio artistico che parla al presente.
La sua installazione più importante è Do not feed the animal, una gabbia metallica che racchiude un drone in volo, pensata appositamente per il festival. La struttura, alta due metri e ispirata ad architetture storiche come il Battistero di Pisa e vecchi serragli zoologici di Parigi, trasforma un dispositivo nato per sorvegliare e combattere in un “fenomeno da baraccone”: un animale meccanico rinchiuso, incapace di osservare ma osservato attraverso uno schermo. Questo ribaltamento simbolico mette in relazione storia e tecnologia, tecnica e tradizione, e invita a riflettere sul ruolo sociale e culturale della tecnologia.
Moretti spiega che oggi il drone è visto soprattutto come simbolo di guerra e controllo. Con questa opera, invece, cerca di “animalizzarlo”, chiedendosi cosa accada quando la tecnologia perde la sua carica aggressiva e diventa qualcosa da contemplare. Il risultato è un dialogo tra spettatore, macchina e spazio che rompe gli stereotipi, aprendo spazi di ironia ma anche di riflessione profonda. Così l’artista mette in relazione arti plastiche e tecnologie digitali, dimostrando che la loro contaminazione può dare vita a nuove forme di narrazione e critica.
Arte e tecnologia a braccetto: Net7 e il legame con il mondo industriale
La collaborazione tra Moretti e Net7, azienda pisana specializzata in software, è un esempio di sinergia che va oltre la semplice sponsorizzazione. Moretti sottolinea come l’arte abbia un valore comunicativo che supera barriere culturali e linguistiche, mentre la tecnologia fornisce gli strumenti necessari a tradurre le idee contemporanee in forme concrete. Questo scambio creativo arricchisce entrambi i mondi.
Net7 ha dato supporto tecnico all’installazione di Moretti, permettendo di realizzare un’opera che parla il linguaggio della rete e della tecnologia di oggi. L’azienda e l’artista condividono così un terreno comune per sperimentare nuove espressioni estetiche e concettuali. Un modello che mostra come il rapporto tra industria e arte stia evolvendo verso progetti integrati, dove tecnologia e creatività si alimentano a vicenda per affrontare temi sociali e culturali.
Moretti porta queste collaborazioni come esempio concreto di come l’arte possa aiutare a riflettere sul presente e a immaginare il futuro, usando la tecnologia con consapevolezza ma senza mai abbandonare il valore della manualità e della costruzione materiale.
Installazioni e nuove esperienze: Data Conversations e il coinvolgimento dei giovani europei
Oltre alla mostra di Moretti, l’Internet Festival ospita Data Conversations, un progetto internazionale che coinvolge dieci giovani artisti, designer e ricercatori under 30 da tutta Europa. La residenza si tiene a Pisa dal 1 al 10 ottobre e punta a creare installazioni multisensoriali, chiamate “info-experiences”. Queste opere vogliono andare oltre le fredde statistiche e i questionari impersonali, trasformando i dati in fenomeni vivi, nati dall’interazione diretta del pubblico.
I partecipanti arrivano da Italia, Germania, Danimarca, Spagna, Regno Unito e lavorano insieme per unire ricerca, arte e tecnologia in modo originale. Il progetto è cofinanziato da Creative Europe e coinvolge partner come Malmö University e l’Estonian National Museum. L’obiettivo è rilanciare un approccio collettivo e partecipativo ai dati, trasformandoli in esperienze concrete, estetiche e relazionali.
Attraverso giochi interattivi, installazioni e percorsi sensoriali, il festival mette il pubblico al centro, rendendolo parte attiva nella creazione di contenuti digitali e artistici. L’idea è stimolare una riflessione critica su temi come dematerializzazione, sorveglianza e automazione, spostando l’attenzione dal dato statico a quello generato dal corpo, dal movimento, dallo scambio. Così la presenza fisica torna a essere fondamentale per vivere la tecnologia in modo consapevole e creativo.
Tra visione critica e presenza concreta: il futuro digitale tra tecnologia e umanità
L’edizione 2026 dell’Internet Festival a Pisa si presenta come un momento di confronto tra arte e tecnologia, per offrire una visione critica e articolata delle trasformazioni in corso. Il paragone tra intelligenza artificiale e saggezza umana, raccontato attraverso HAL 9000 e Yoda, aiuta a capire limiti e potenzialità del presente.
Le opere di Francesco Moretti e le installazioni di Data Conversations incarnano l’esigenza di riportare la materialità, lo sguardo e la presenza fisica in un mondo sempre più digitale e immersivo. Il festival invita a non fermarsi davanti all’innovazione ma a guardarla con spirito critico, accettando l’ambiguità e i limiti che nascono dalla convivenza tra uomo e tecnologia.
Pisa conferma così il suo ruolo di punto di incontro e scambio tra discipline e linguaggi diversi, con un calendario che evita la celebrazione acritica del progresso tecnologico e propone invece una narrazione complessa e aperta sulle forme che prenderà il nostro futuro.
