Nel febbraio del 1937, dopo un attentato contro Rodolfo Graziani, le truppe fasciste scatenarono una repressione spietata ad Addis Abeba. Migliaia di civili vennero arrestati, deportati, uccisi senza pietà nelle strade della città. Quel massacro, noto come “Yekatit 12” nel calendario etiope, è stato a lungo dimenticato, nascosto sotto un velo di silenzio e negazione. L’Italia coloniale, spesso raccontata come un capitolo marginale, nasconde in realtà ferite profonde e violenze indicibili. Ora, Andrea Sestante riporta in vita quella pagina oscura con un fumetto che non lascia spazio all’oblio, restituendo dignità e voce a chi ha sofferto.
Il massacro di Addis Abeba: una ferita poco raccontata
La primavera del 1936 aveva segnato la proclamazione dell’annessione dell’Etiopia da parte dell’Italia fascista, ma la resistenza etiope non si era mai arresa. Quel 19 febbraio 1937, dopo un attentato contro Graziani, le truppe italiane scatenarono una rappresaglia feroce. Il bilancio è tragico: almeno 30 mila vittime. Deportazioni di massa, uccisioni indiscriminate colpirono civili e sospetti oppositori, cancellando interi quartieri della capitale. La violenza mantenne un clima di terrore per giorni, con il coinvolgimento anche delle milizie fasciste italiane.
Nel 1946, il governo etiope portò alla Conferenza di Pace di Parigi una serie di documenti che denunciavano quei crimini, rivelando una verità che molte fonti italiane avevano taciuto o minimizzato. Pur essendo durata poco e avendo un’estensione più limitata rispetto agli altri imperi coloniali, l’azione italiana in quegli anni ha lasciato segni profondi nella società etiope e nella nostra memoria storica.
Riflettere su quel periodo non significa solo mettere insieme date e numeri, ma soprattutto riportare alla luce le storie umane dietro il colonialismo, storie spesso ignorate o dimenticate.
“Yekatit 12”: il fumetto che dà voce alla resistenza etiope
Il lavoro di Andrea Sestante, pubblicato da Tunué nel 2026, si distingue per un punto di vista insolito: non quello dell’invasore, ma degli etiopi oppressi. Al centro del racconto ci sono personaggi come Assegedech e Simeon Adefris, membri di una famiglia che ha lottato contro l’occupazione fascista.
Questa scelta non è casuale. Sestante ha basato il fumetto su ricerche approfondite, attingendo a studi di esperti come Ian Campbell e a materiali forniti dalla famiglia Adefris. Il risultato è una narrazione che intreccia politica e storia con le vicende personali, portando il lettore dentro la vita quotidiana e le scelte difficili di chi ha vissuto sotto il dominio coloniale.
Il fumetto affronta temi profondi, tra affetti spezzati e contraddizioni mai raccontate prima. Vedere il colonialismo dagli occhi delle vittime umanizza una storia spesso ridotta a freddi dati e invita a riflettere sul nostro rapporto con un passato collettivo troppo a lungo ignorato, anche attraverso il potere delle immagini.
Il fumetto come strumento di memoria e cultura
“Yekatit 12” usa il linguaggio delle immagini e delle parole per raccontare una storia complessa, difficile da trattare solo con saggi o documenti. La graphic novel riesce a coniugare immediatezza e profondità, rendendo quella pagina di storia accessibile anche ai più giovani, che spesso conoscono il colonialismo italiano solo a spizzichi e bocconi.
Le tavole mostrano la brutalità della repressione e la forza della resistenza con una delicatezza che stimola empatia e consapevolezza. Le immagini scuotono, portano a guardare da vicino le conseguenze dell’occupazione e il trauma vissuto dalla popolazione etiope.
In un paese dove la memoria coloniale è spesso frammentaria o relegata ai margini, il fumetto diventa uno strumento prezioso di educazione e riflessione. Raccontare le emozioni, le paure, le speranze – non solo i fatti – trasforma la storia in qualcosa di vivo e capace di accendere un dibattito che resta attuale.
Memoria e identità: un’eredità che parla al presente
Ricordare il massacro di Addis Abeba vuol dire fare i conti con un’eredità pesante, che ancora oggi si fa sentire. Monumenti contestati, simboli che celebrano un passato coloniale, tensioni su immigrazione e cittadinanza mostrano come quegli eventi non siano chiusi nel passato, ma influenzino ancora il presente e la politica.
Il libro di Sestante ci spinge a vedere il colonialismo non solo come storia, ma come un tema vivo che entra nel dibattito culturale italiano e nelle sue sfide. È un invito a conoscere meglio chi è stato colonizzato, a rompere stereotipi e pregiudizi, per costruire una coscienza più matura.
La memoria storica diventa così un mezzo per costruire società più giuste e inclusive, dentro e fuori i confini nazionali. E si trasforma in azione civile, un modo per riflettere sulle responsabilità di ieri e sul senso della giustizia oggi.
“Yekatit 12” si inserisce in questo percorso, offrendo un pezzo importante per raccontare una storia italiana più completa e onesta, e dando l’occasione di riflettere su come la storia crei legami e divisioni, spesso prima ancora di geografia e politica.
