Nel 2011, Nicolas Winding Refn ha fatto irruzione a Hollywood con Drive, un film che ha cambiato le carte in tavola. Non è solo un cult: è un marchio di fabbrica, un’opera che ancora oggi divide e affascina. Quindici anni dopo, Drive torna sul grande schermo in 4K, restaurato per tornare a stupire. Nel frattempo, Refn non si è fermato: il suo nuovo lavoro, Her Private Hell, arriva dopo un’esperienza personale drammatica, un arresto cardiaco di 25 minuti che ha segnato la sua vita. Il 28 settembre, fan e critici si sono ritrovati per una serata che ha unito passato e presente, celebrando un regista danese che ha saputo trasformare il cinema in una forma d’arte viva e pulsante.
Drive torna al centro della scena: un cult che non invecchia
Sono passati quindici anni dall’uscita di Drive, ma il suo fascino resta intatto, quasi impenetrabile al passare del tempo. Il film ha raccolto premi importanti, come quello per la miglior regia al Festival di Cannes 2011, ed è diventato un punto di riferimento per il cinema contemporaneo. Gran parte del merito va alla regia nitida e misurata di Refn e all’interpretazione intensa di Ryan Gosling, protagonista indiscusso. Ma non si può dimenticare la colonna sonora, che crea un’atmosfera unica, sospesa tra synth e dream-pop, con pezzi come Nightcall del producer francese Kavinsky, recentemente scomparso nel luglio 2023.
Drive non è stato solo un film per Refn, ma una vera e propria esperienza di trasformazione, quella che lui chiama la sua “LA Fantasy”. Il regista ha dipinto Los Angeles con uno sguardo insieme distante e affascinato, andando oltre i suoi lavori precedenti, più piccoli e meno noti. Grazie a Drive, si è aperto un nuovo mondo: un pubblico più vasto, una distribuzione più ampia, un’oasi di possibilità creative. Durante le riprese è nato un rapporto forte con Gosling, con cui Refn spera ancora di realizzare un terzo film, un progetto che sembra sempre sul punto di decollare.
L’eroe secondo Refn: un volto in mille maschere
Dietro l’immagine patinata di Drive c’è un tema centrale per il regista: l’archetipo dell’eroe. Questo filo rosso attraversa quasi tutta la sua filmografia, da Pusher a Bronson, fino all’ultimo, discusso Her Private Hell. I suoi protagonisti sono personaggi complessi, divisi tra eroismo e antieroe, ma sempre spinti da una convinzione profonda che li porta a sacrificarsi per un ideale o una responsabilità sentita.
Refn usa questi eroi per scavare nei limiti morali e psicologici, riuscendo quasi sempre a farci entrare in empatia con loro, anche quando il confine tra giusto e sbagliato è sfumato. La loro figura ricorda grandi icone del cinema come Taxi Driver, Léon o Il giustiziere della notte, dove la giustizia personale sfocia in gesti violenti o estremi. In un mondo segnato da ingiustizie e tensioni, l’eroe di Refn torna a parlare forte, diventando uno specchio delle nostre paure e speranze.
Dalla sala alle piattaforme: la strada tortuosa di Refn
Negli ultimi dieci anni, Refn ha attraversato una fase di sperimentazione e riflessione sul proprio mestiere. Dopo aver provato a raccontare storie anche in formato serie per lo streaming, ha capito che quel linguaggio non gli dava piena soddisfazione. Ha scelto di tornare a un cinema capace di offrire un’esperienza forte, autentica, lontana dalla serialità spesso affrettata e dispersiva.
La sua vita privata ha preso una piega drammatica nel 2023, quando ha avuto un arresto cardiaco di 25 minuti durante un’operazione. Al suo ritorno, è come se fosse rinato, con l’entusiasmo di un ragazzo e la voglia di ripartire dalle radici del cinema classico. Da qui nasce Her Private Hell, un film che mescola il suo universo ricorrente con una forma essenziale e innovativa. Un progetto che vuole coniugare intrattenimento e racconto personale, un segnale chiaro di un ritrovato amore per la sala grande.
Cinema come fantasia e provocazione: la visione di Nicolas Winding Refn
Per Refn, il cinema è soprattutto uno spazio di immaginazione e desiderio, un luogo dove le immagini diventano veicoli di voyeurismo e fascinazione. Ama esagerare, feticizzare il sesso e la violenza, convinto che siano ingredienti essenziali per un’esperienza che catturi davvero lo spettatore.
In tempi in cui le immagini sembrano sempre più anestetizzate e si parla tanto di intelligenza artificiale, Refn difende un’arte “pericolosa”, capace di suscitare emozioni genuine e quasi esperienze fuori dal corpo. Il suo approccio resta quello di un intrattenitore tradizionale: vuole stimolare la fantasia, provocare, portare lo spettatore in un viaggio intenso. Il suo cinema non si consuma passivamente, ma si vive con mente e cuore aperti.
Così le sue opere si stagliano come pezzi unici, capaci di entrare nella cultura contemporanea senza perdere la loro carica provocatoria. Refn invita il pubblico a lasciarsi andare, perché una volta iniziato a guardare i suoi film, è difficile staccare lo sguardo.
