«Il libero arbitrio è una trappola»: parole di un giovane David Foster Wallace, che già allora scavava nelle pieghe dell’esistenza umana. Da quel punto, si dipana un viaggio in sette libri capaci di raccontare il nostro tempo, intrecciando arte, tecnologia e potere. C’è chi si confronta con l’intelligenza artificiale, mettendo in discussione il giudizio umano; chi svela la realtà dietro la gogna social e il dominio digitale; chi riscopre Versailles sotto una luce nuova, o cattura la guerra civile spagnola attraverso l’obiettivo crudo di Capa e Taro. Tra questi testi, l’arte contemporanea emerge come strumento geopolitico, un modo per leggere e comprendere le trasformazioni profonde che stanno rimodellando il nostro sguardo e le strutture che lo plasmano.
Quando l’arte fa politica: il potere geopolitico secondo Enrico Mascelloni
Enrico Mascelloni smonta l’idea romantica dell’arte come libera e indipendente. Nel suo Le belle armi. La geopolitica dell’arte contemporanea mette in luce come arte e politica siano ormai legate a doppio filo. Musei, biennali e mercati non sono più solo luoghi culturali, ma mezzi per costruire identità nazionali, ambizioni politiche e pesi simbolici. Mascelloni lascia da parte il concetto di soft power, ormai insufficiente a spiegare la relazione spesso dura tra arte e potere.
Il libro si divide in due parti. La prima affronta temi come religione, turismo, mercato e conflitti globali. La seconda propone una lettura geografica di venticinque paesi attraverso le loro scene artistiche, con esempi concreti: dalla presenza dell’ISIS nella politica culturale alle polemiche sul Padiglione Russia alla Biennale di Venezia 2026. Questi casi non sono semplici digressioni, ma servono a rafforzare la tesi principale.
Mascelloni porta con sé l’esperienza maturata soprattutto in Asia e Africa, offrendo una visione consapevole delle connessioni tra arte, identità e conflitti. Con un approccio diretto, riporta l’arte alla sua dimensione concreta: finanziamenti, esposizioni, promozione e uso politico. Ne esce un quadro complesso in cui la cultura è un campo di battaglia dinamico e influente, ben oltre il semplice valore estetico.
David Foster Wallace e il primo sguardo sul libero arbitrio
Nel 1985, un giovane David Foster Wallace si confronta con uno dei grandi temi della filosofia: il libero arbitrio contro il fatalismo. Nel suo Contro il fatalismo, scritto a ventitré anni, mette in discussione l’idea che tutto sia già scritto, intrecciando rigore accademico, un pizzico di ironia e la freschezza di chi sta ancora costruendo il proprio stile.
Il testo è più tecnico rispetto ai suoi romanzi, ma già si intuisce la sua scrittura personale: cura nel confutare ogni punto, fastidio per le soluzioni semplicistiche. È un documento importante per capire da dove nascono i suoi pensieri su responsabilità, scelte e possibilità di agire, temi che attraverseranno tutta la sua opera.
Questa tesi funziona come una mappa del suo percorso intellettuale: Wallace rifiuta di accettare il destino senza battaglia e si interroga con serietà sulle questioni più complesse. Passaggi teorici e esempi mostrano la sua ricerca di uno spazio in cui la libertà individuale possa ancora esistere.
Michele Kettmajer e il potere nascosto dell’intelligenza artificiale
In La coscienza delegata, Michele Kettmajer entra nel cuore del problema dell’intelligenza artificiale: non tanto cosa fanno le macchine, ma chi decide cosa devono fare e quali giudizi rappresentano. Il libro si allontana dagli allarmismi o dagli entusiasmi tipici sull’AI per concentrarsi sulle abitudini umane che accettano risposte veloci e automatiche.
Dietro ogni sistema ci sono progetti umani, processi di addestramento e interessi economici che ne plasmano contenuti e funzioni. Quindi il nodo non è solo tecnico, ma culturale e politico.
Kettmajer mette sotto la lente il controllo dell’informazione, spiegando come si scelga cosa mostrare o nascondere nelle piattaforme digitali. L’automazione mentale diventa così un problema legato all’abitudine umana a delegare il discernimento. Il libro ricostruisce questo passaggio con chiarezza, invitandoci a riflettere sul potere che si nasconde dietro lo schermo di tutti i giorni.
La Reggia di Versailles come non l’avete mai vista, con Guillaume Picon
Versailles è una di quelle immagini che sembrano scolpite nell’immaginario collettivo: Galleria degli Specchi, giardini, figure storiche. Ma Guillaume Picon, nel suo libro Versailles, ci porta oltre i cliché, esplorando le stanze meno conosciute al grande pubblico.
Con oltre 220 fotografie, molte inedite, il lettore attraversa la Cappella reale, gli appartamenti privati, il teatro di Maria Antonietta e i quartieri delle dame di compagnia. Le riprese dall’alto rivelano una struttura architettonica fatta di gerarchie spaziali e incroci tra corpi di fabbrica e assi visivi.
Non mancano i dettagli: tessuti, arredi, decorazioni che raccontano il potere attraverso materia e design. Realizzato in collaborazione con l’Ente pubblico di Versailles e con un’introduzione di Laurent Salomé, il libro attraversa quattro secoli di cambiamenti, restauri e trasformazioni.
Picon restituisce Versailles non come una cartolina ferma nel tempo, ma come un organismo vivo, capace di raccontare la complessità del rapporto tra architettura e autorità. Scoprire questi spazi nascosti significa leggere in modo nuovo un simbolo monarchico.
La gogna social sotto la lente di Raffaella Serini
Con Dentro la gogna, Raffaella Serini smonta i meccanismi dietro il linciaggio digitale sui social. Parte da casi concreti per mostrare come un fatto, un video o una frase isolata diventino subito motivo di condanna pubblica. Il contesto sparisce, la persona diventa bersaglio e la folla si scatena con commenti, condivisioni e insulti.
Serini analizza il fenomeno a vari livelli: responsabilità individuale, meccanismi delle piattaforme, effetti su reputazione, lavoro e salute mentale. Le grandi aziende tech premiano i contenuti che generano traffico e interazione, creando così un circolo vizioso di indignazione.
Il libro mette insieme voci di giuristi, psicologi e operatori digitali, cercando possibili soluzioni per arginare i danni. La chiave più originale? La gogna online non nasce solo dalla cattiveria sociale, ma anche dalla sua capacità di generare profitto.
Serini non dà risposte facili, ma osserva con rigore la macchina in cui siamo immersi. Il libro è uno strumento prezioso per capire dove intervenire contro questa forma moderna di punizione collettiva.
La guerra civile spagnola raccontata da Capa e Taro
Death in the Making di Robert Capa torna in una nuova edizione che conserva intatta la forza delle immagini scattate durante la guerra civile spagnola. Pubblicato per la prima volta nel 1938, raccoglie fotografie di soldati, civili e scene che sintetizzano la brutalità e il peso fisico del conflitto.
L’edizione 2026 ripropone il layout originale di André Kertész, con didascalie e una prefazione storica. Il restauro tipografico restituisce vigore alle foto senza snaturarne la natura documentaria, mostrando il delicato equilibrio tra testimonianza diretta e costruzione narrativa.
Particolare attenzione va alle attribuzioni: alcune immagini sono ora assegnate a Chim, cioè David Seymour, migliorando la ricostruzione della memoria visiva. Il saggio di Cynthia Young inquadra il volume nel panorama del fotogiornalismo e ne sottolinea la rilevanza nel tempo.
Rivedere questo libro oggi significa riscoprire un documento fondamentale della fotografia di guerra, capace di costruire una memoria collettiva con tutta la sua crudezza e complessità.
TecnoEva e il mito della donna perfetta nella tecnologia, secondo Lavinia Mannelli
In TecnoEva, Lavinia Mannelli traccia la storia del mito della donna artificiale, un racconto che attraversa secoli e tecnologie diverse. Dalla statua di Avete di avorio fino ai robot del cinema contemporaneo, si ripete l’idea di una creatura femminile perfetta, sottomessa e senza volontà propria.
Il libro unisce mito, letteratura, cinema e attualità per mostrare come questa figura sia stata costruita soprattutto dagli uomini: inventori, scienziati, mariti o artisti che affidano alla tecnologia il tentativo di controllare il desiderio femminile e cancellare ciò che disturba. Mannelli ricostruisce una genealogia inquietante ma familiare, fatta di corpi artificiali che cambiano aspetto ma conservano la stessa idea.
Ironia della sorte, queste creature non restano mai come previste: tutte parlano, scappano, desiderano, rompendo lo schema e diventando ingestibili. Questa ambivalenza è il motore del racconto, che salta dalla storia alla fantascienza senza mai appesantire.
TecnoEva racconta così la lunga storia del controllo maschile sul femminile, svelata attraverso i suoi fallimenti ripetuti. Ogni epoca prova a costruire la donna ideale, ma fallisce, generando figure complicate e contraddittorie.
