A Roma, il riuso nei cantieri sta diventando un tema caldo. Nel cuore dell’ex Mattatoio, un evento internazionale riunirà esperti pronti a sfidare le vecchie abitudini dell’edilizia. Tra loro, Laurens Beckemans, architetto belga e co-fondatore di BC Architects & Studies & Materials, spicca per il suo lavoro innovativo con terre di scavo e materiali di recupero. Il suo approccio? _Bioregionale, low-tech, circolare e inclusivo._ Una vera alternativa ai cantieri tradizionali, spesso dispendiosi e inquinanti, che potrebbe cambiare volto alla capitale.
Dalla terra di scavo all’edilizia circolare: lo studio BC Architects rompe gli schemi
Lo studio belga BC Architects & Studies & Materials ha fatto dell’urban mining, cioè l’estrazione e il riuso di materie prime dai cantieri urbani, la sua bandiera. Laurens Beckemans è tra i protagonisti di questo movimento in Europa e sostiene un’architettura che nasce direttamente dalla materia, partendo dalla terra di scavo e passando per processi low-tech, semplici e sostenibili. Attraverso esperienze pratiche e sperimentazioni, lo studio dimostra come sia possibile abbattere l’impatto ambientale dell’edilizia tradizionale senza rinunciare a bellezza e qualità degli spazi.
L’approccio bioregionale punta a valorizzare risorse locali e a mantenere un equilibrio con l’ambiente circostante. La scelta di metodi low-tech facilita soluzioni meno complesse e più accessibili per le realtà produttive del territorio. Il progetto è anche inclusivo: coinvolge diverse professionalità, dalla progettazione alla produzione, fino a coinvolgere le comunità interessate al recupero e alla rigenerazione urbana. Così, il semplice concetto di “recupero” diventa un modello replicabile, pronto a essere adottato anche in contesti urbani complessi come quelli italiani.
“Estetica del riuso” a Roma: due anni di ricerca per abbattere barriere culturali e normative
Il progetto romano “Estetica del Riuso” è un percorso biennale che coinvolge università, istituzioni culturali e centri di ricerca internazionali. Organizzato da New Generations sotto la guida di Gianpiero Venturini, con il contributo di Esaú Acosta Perez e Miguel Jaenicke di VIC – Vivero de Iniciativas Ciudadanas, punta a creare un nuovo linguaggio e strumenti concreti per valorizzare materiali provenienti da demolizioni e scavi urbani.
In questi mesi si sono susseguiti workshop dedicati a normative, catalogo materiali e flussi di cantiere, con la partecipazione di studenti e professionisti. Grande attenzione è stata data all’analisi del magazzino materiali dell’Università Roma Tre per mappare risorse già disponibili e valutarne il potenziale di riuso. I laboratori hanno permesso di confrontare esperienze e criteri europei, sviluppando strumenti utili a superare gli ostacoli normativi e culturali tipici del nostro Paese.
La rassegna pubblica si articolerà in momenti di riflessione teorica, incontri con ospiti di rilievo, mostre e installazioni fino al 30 ottobre. L’obiettivo è diffondere consapevolezza e spingere verso un cambio di paradigma, affiancando al modo tradizionale di costruire una visione che metta al centro il riuso sistematico e sostenibile.
Roma e il riuso: da antica tradizione a sfide moderne
Roma ha una storia lunga e significativa nel riuso, con la pratica degli spolia – pezzi di costruzioni antiche riutilizzati in nuovi edifici – che risale a secoli fa. Eppure, nonostante questa eredità, oggi il tema fatica a decollare pienamente, frenato da resistenze culturali e percezioni negative. Professionisti e cittadini spesso guardano con scetticismo o incredulità a esempi di architettura contemporanea realizzata con materiali riciclati.
Gianpiero Venturini e il suo team sottolineano la necessità di un percorso educativo e normativo più strutturato per costruire fiducia e creare strumenti condivisi che sostengano il riuso su larga scala. In altri Paesi europei, come Svizzera, Belgio e Olanda, si registra invece un fermento notevole, con edifici residenziali e spazi pubblici costruiti in gran parte con materiali smontati e riciclati, senza compromessi su sicurezza o prestazioni.
Il passaggio dall’“_estetica del pallet_” – tipica degli anni Novanta e Duemila – a un vero e proprio settore di ricerca tecnica e metodologica segna un cambio di passo importante, che fissa nuovi standard per l’architettura sostenibile di oggi.
Giovani architetti e nuove competenze: i laboratori di Estetica del Riuso tra formazione e innovazione
Uno dei temi emersi chiaramente dal progetto romano riguarda le nuove competenze richieste dal settore. Non basta più conoscere solo l’edilizia tradizionale: serve anche saper smontare, catalogare e conservare i materiali per poterli reimpiegare. Sono abilità ancora poco diffuse, ma fondamentali per un’edilizia davvero circolare.
Per questo, i laboratori di Estetica del Riuso hanno lavorato molto sulla definizione di un glossario specifico, utile a standardizzare il linguaggio del settore e a facilitare la comunicazione tra i vari attori coinvolti. Si è affrontato anche il tema complesso della gestione dello stoccaggio, della valutazione della durata residua dei materiali e della tracciabilità delle risorse.
I giovani studenti coinvolti mostrano una sensibilità particolare verso questi temi, che si intrecciano con le sfide ambientali e di sostenibilità che caratterizzano la loro generazione. L’esperienza formativa li prepara a diventare professionisti in grado di innovare pratiche consolidate, contribuendo a costruire città più attente all’ambiente e all’economia circolare.
Ospiti internazionali a Roma: idee e progetti per un’edilizia sostenibile
L’appuntamento romano offrirà occasioni di confronto con realtà internazionali attive nel campo del riuso edilizio. Tra i protagonisti spicca Laurens Beckemans dello studio BC Architects & Studies & Materials.
Tra gli altri ospiti ci saranno Vacuum Atelier, studio italiano con base a Bergamo e Milano specializzato in riuso adattivo e recupero edilizio, e La Rivoluzione delle Seppie, progetto che lavora sulla riattivazione di edifici in aree rurali colpite da spopolamento. Da Losanna arriverà Maxence Grangeot, ricercatore EPFL che ha sviluppato una tecnica per tagliare lastre di cemento da strutture demolite, massimizzandone il riutilizzo in facciate e strutture portanti.
Dalla Spagna parteciperà lo studio URRU, esperto nel supportare enti pubblici a diagnosticare gli edifici prima della demolizione per capire quali materiali possono essere salvati e riutilizzati. Questi interventi rappresentano uno scambio prezioso tra esperienze diverse, tutte rivolte a trasformare la filiera delle costruzioni e a costruire un futuro più sostenibile.
L’appuntamento romano del 2024 si presenta dunque come una tappa fondamentale per portare avanti una discussione finora limitata a pochi addetti ai lavori, coinvolgendo pubblico, ricercatori, decisori e professionisti in un dialogo aperto sul valore e sulle strategie del riuso nel settore edilizio.
