La Basilica di San Francesco ad Assisi si svela in un modo nuovo, digitale e sorprendente. Non sono fotografie qualunque: immagini gigapixel nitidissime, panorami a 360 gradi, modelli 3D che permettono di entrare virtualmente in ogni angolo di questo monumento millenario. L’occasione? Gli 800 anni dalla morte di San Francesco, il santo patrono d’Italia, un traguardo importante che ha spinto a trasformare un luogo sacro e fragile in un’esperienza accessibile a tutti. Così, non solo i pellegrini e i turisti, ma anche studiosi e la comunità francescana possono ora scoprire dettagli prima nascosti, senza muoversi da casa.
Preserving Assisi: quando la tecnologia incontra la storia
L’idea di digitalizzare la Basilica nasce dai Frati Minori Conventuali, che da secoli vivono e vigilano su questo complesso monumentale. Il loro obiettivo è chiaro: mettere a disposizione di tutti, in modo consapevole e accessibile, questo patrimonio sotto molteplici punti di vista, dal turismo alla ricerca scientifica, fino alla conservazione.
Dietro il progetto c’è la società Haltadefinizione, parte del gruppo Panini Cultura, che ha lavorato fianco a fianco con l’Università di Firenze, grazie al sostegno di BPER Banca. L’intento è creare una memoria digitale completa della Basilica, che includa tutto: dall’architettura alle decorazioni pittoriche, fino allo stato di conservazione di ogni superficie. Questo “gemello digitale” diventa così uno strumento prezioso per monitorare ogni cambiamento e intervenire tempestivamente quando serve.
La fragilità del sito è ben nota, soprattutto dopo il terremoto del 1997, che causò danni gravissimi. Quell’evento drammatico, che portò al crollo di parti della Basilica Superiore e alla perdita di affreschi preziosi, aveva già spinto a raccogliere fotografie d’archivio per guidare i restauri. Oggi si riparte da lì, ma con strumenti digitali di altissimo livello, capaci di fissare ogni dettaglio con una precisione mai vista prima.
Dal terremoto al gemello digitale: un salto nel futuro
Il sisma del 26 settembre 1997 segnò un momento doloroso per Assisi e per il patrimonio culturale italiano. La Basilica subì danni pesanti: crollarono porzioni delle volte affrescate, tra cui preziosi capolavori di Cimabue e Giotto, e si registrarono anche vittime. In risposta a questa tragedia, furono avviate campagne fotografiche e rilievi che oggi rappresentano la base più solida per i restauri.
Il progetto Preserving Assisi è l’evoluzione di quel lavoro: un gemello digitale che permette di osservare ogni minimo dettaglio delle pitture, delle superfici marmoree e della struttura architettonica con una nitidezza che supera di gran lunga quella di una visita in loco. Grazie a migliaia di fotografie, immagini gigapixel e scansioni 3D, si può analizzare la Basilica in modo preciso, utile sia per il monitoraggio attuale sia per pianificare gli interventi futuri.
La tecnologia diventa anche un potente strumento di divulgazione: la Basilica può così raggiungere un pubblico globale, abbattendo le distanze. Il lavoro di digitalizzazione proseguirà fino al 2027, con aggiornamenti regolari per completare la mappatura totale.
Numeri, tecnologie e cosa si può vedere online
Ad oggi, la digitalizzazione è a metà strada. La Chiesa superiore è stata digitalizzata già nel 2022 con immagini ad alta definizione; ora si stanno aggiungendo gli spazi della Chiesa inferiore e gli esterni del complesso. Sono state raccolte oltre 52.000 fotografie, più di cento immagini gigapixel – che permettono uno zoom estremo senza perdere nitidezza – e più di trenta foto a 360°, di cui ventuno solo nella Chiesa inferiore.
Tra gli ambienti digitalizzati nella parte inferiore ci sono le cappelle di San Martino, Santa Maria Maddalena, San Nicola, il transetto e la volta del presbiterio. Le immagini permettono di esaminare con precisione colori, superfici e lo stato di conservazione delle opere. È così possibile scovare anche i più piccoli segni di usura o degrado, invisibili a occhio nudo.
Tra le acquisizioni più impressionanti c’è la fotografia gigapixel della Crocifissione di Pietro Lorenzetti, risalente al 1320 circa. Con oltre 101.000 per 78.000 pixel e quasi otto miliardi di pixel complessivi, è una delle immagini più grandi mai realizzate nel campo della digitalizzazione culturale. Questo consente agli studiosi di osservare ogni pennellata e ogni segno del tempo.
Attraverso la piattaforma Preserving Assisi chiunque può esplorare questi contenuti, muovendosi nei tour virtuali che riproducono fedelmente gli spazi interni ed esterni della Basilica. Basta un dispositivo connesso a internet per camminare tra navate, soffermarsi sugli affreschi, ingrandire i dettagli e avvicinarsi all’arte medievale con occhi nuovi. Un’esperienza che aiuta a conoscere meglio e a proteggere questo patrimonio unico, portando avanti il messaggio spirituale e culturale di San Francesco con un linguaggio al passo coi tempi.
Un patrimonio che si apre a tutti
La piattaforma non è solo un archivio o un museo digitale, ma un progetto che punta a far sentire questo patrimonio come un’eredità comune. Fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di San Francesco, ha spiegato che l’iniziativa vuole democratizzare l’accesso a un bene storico di grande valore. L’idea è di costruire un percorso di fraternità e apertura, valorizzando la cultura come un collante sociale.
La tecnologia, in questo caso, è anche un segno di responsabilità civile e culturale. Permette un controllo costante di una struttura fragile ma preziosa, e allo stesso tempo porta la Basilica oltre i suoi confini fisici, invitando il mondo intero a conoscerla e rispettarla.
Grazie a questo nuovo modo di fruire l’arte e la storia, il Sacro Convento si apre a studiosi, appassionati e curiosi, offrendo un monumento vivo che attraversa i secoli e arriva intatto fino a noi, sostenuto dalle tecnologie digitali più avanzate.
