Milano, 30 settembre 2026. Sono passati 28 anni da quando Bruno Munari ci ha lasciati, ma il suo segno nel design italiano resta vivido, pulsante. Elleemme Studio, guidato da Marco Tedesco e Ludovico Basharzad M., ha deciso di riaccendere quella luce con un gesto deciso: riprendere il celebre posacenere Cubo, firmato Munari, per trasformarlo in TUBO. Non si tratta di un ricordo a occhi chiusi, ma di un confronto diretto tra epoche, idee e forme. Un dialogo che attraversa il tempo, portando il passato nel presente con una nuova voce e un nuovo volto.
Dal Cubo a TUBO: come cambia la forma con i tempi che cambiano
Il Cubo di Munari nasce in un’Italia in pieno boom economico, alla fine degli anni Cinquanta. Era un’epoca in cui la razionalità e il pragmatismo dettavano legge, e si guardava al futuro con fiducia. Quel posacenere, fatto di resina melamminica e alluminio, con la sua geometria netta e compatta, era la sintesi di un’idea di modernità solida, funzionale e ordinata. La forma quadrata e compatta rifletteva la certezza di un progresso stabile e di una nuova vita quotidiana ben organizzata.
Con il progetto TUBO, nato nel 2024 e ora rilanciato in occasione del ventottesimo anniversario della morte di Munari, Elleemme Studio capovolge quell’idea. Via il rigore del quadrato, spazio alla fluidità del cerchio. La lamiera d’acciaio stampata si piega, si apre verso l’esterno, passando da una forma chiusa e introversa a una più aperta ed espansiva. Non è solo una scelta estetica: le curve contro gli spigoli parlano di un tempo che cambia. TUBO non è più solo un posacenere, ma un invito a immaginare l’oggetto di design come uno spazio aperto, flessibile, pronto a nuove interpretazioni.
Claudia Spinò: un confronto tra passato e presente attraverso la forma
Il salto dal Cubo al TUBO diventa occasione di riflessione grazie a Claudia Spinò, studiosa del Politecnico di Milano che ha analizzato il progetto. Per lei, la trasformazione geometrica è un confronto serrato tra due epoche nel design e nella società. Da un lato, la realtà “solida e strutturata” che ha alimentato il boom economico e culturale del dopoguerra; dall’altro, quella “modernità liquida” – per dirla con Zygmunt Bauman – che caratterizza il mondo di oggi, fatto di complessità, cambiamenti continui e molteplici sfaccettature.
Spinò sottolinea che passare dal quadrato al cerchio non è solo un cambio di forma, ma un gesto pieno di significato. Un modo per mettere in discussione quel rigore e quella perfezione apparente del passato, e restituire al design il suo ruolo critico. Non si tratta di stravolgere un’icona, ma di renderle omaggio attraverso la capacità di interrogare il presente che Munari ha sempre avuto. La “ribellione” di Elleemme Studio sta proprio qui: in questa apertura al cambiamento e alla complessità del nostro tempo, raccontata da un oggetto simbolico.
TUBO, un design che guarda avanti senza dimenticare
TUBO è un esempio di design che accoglie la mutabilità e la varietà del mondo di oggi. Non vuole sostituire il Cubo o semplicemente aggiornarlo, ma parte da quella forma per aprire una riflessione più ampia. Al posto della rigidità e dell’autonomia del Cubo, c’è ora una struttura che si apre verso l’esterno, segno di un design che non si chiude in se stesso ma invita a partecipare, a interpretare.
Cambiare un’icona così riconoscibile è un atto di libertà critica, che riconosce il valore del passato senza paura di metterlo in discussione. TUBO, con i suoi materiali e la sua forma, diventa così uno strumento piccolo ma potente per raccontare il rapporto tra passato e presente. Non è più solo un posacenere, ma un pezzo che parla di continuità e trasformazione nel design italiano, oggi più che mai impegnato a raccontare la complessità del mondo contemporaneo.
