Francesco Stocchi lascia il MAXXI dopo tre anni alla guida della direzione artistica, aprendo la strada a un cambiamento profondo. Dietro le quinte, il museo si prepara a una rivoluzione nella governance e nella struttura interna, con ruoli che si ridefiniscono e responsabilità che si allargano. La ricerca del nuovo direttore artistico è già partita, anche se i dettagli restano avvolti nel massimo riserbo. Il MAXXI punta a chiudere la partita entro ottobre 2026, cambiando rotta senza fretta ma con determinazione.
A fine giugno 2026 Francesco Stocchi ha lasciato la direzione artistica del MAXXI, una scelta concordata con la Fondazione che gestisce il museo. Il cambio di passo arriva insieme a una revisione dello Statuto, che elimina le figure del direttore artistico e del segretario generale, introducendo quella del direttore generale. È un cambio di paradigma importante per il museo della capitale.
Con il nuovo assetto, la creatività e la gestione artistica non saranno più affidate a una sola persona, ma suddivise tra il Comitato di gestione e i vari dipartimenti. L’obiettivo è una gestione più collegiale e flessibile delle attività culturali e programmatiche, che rifletta la complessità e la natura articolata del MAXXI.
Il ruolo che prima spettava a Stocchi ora si trasforma: il direttore generale dovrà coordinare i reparti, garantire continuità ai progetti e avere una visione d’insieme che tenga insieme organizzazione e creatività. Un ruolo chiave, specie in un momento in cui il museo deve confermare la sua posizione nel panorama culturale italiano e internazionale.
Il nuovo direttore generale sarà dunque la figura centrale per consolidare questo modello gestionale, espressione di un museo che si adegua a tempi e sfide nuove.
Dopo una prima idea di nomina diretta, la Fondazione MAXXI ha deciso di puntare su una selezione più aperta, coinvolgendo una decina di professionisti del settore, con un equilibrio tra uomini e donne. L’obiettivo è raccogliere proposte concrete e un progetto chiaro per la direzione artistica.
Tra i nomi maschili più spesso citati ci sono Andrea Bellini, Cesare Biasini Selvaggi, Lorenzo Bruni, Valentino Catricalà, Saverio Verini e Marco Delogu. Proprio quest’ultimo è stato al centro di qualche polemica per presunti legami con il Quirinale, poi smentiti da tutti i protagonisti.
Per quanto riguarda le donne, in lista figurano Cecilia Canziani, Marta Papini, Giuliana Benassi, Marcella Beccaria ed Eva Fabbris. Tutte con esperienze solide nel mondo curativo e museale, chiamate a presentare un progetto esecutivo e una visione per guidare il museo.
Questa scelta di invitare un gruppo ristretto ma variegato di candidati mostra una certa volontà di trasparenza nel metodo, anche se restano dubbi sulla comunicazione ufficiale della procedura da parte della Fondazione.
Dalle prime valutazioni è emersa una short list con quattro nomi in pole position per la direzione artistica: Giuliana Benassi, Marco Delogu, Valentino Catricalà e Cecilia Canziani.
Tutti e quattro hanno una solida formazione e un’esperienza consolidata nel panorama culturale romano e nazionale, ma rappresentano anche generazioni e percorsi diversi. Questa varietà potrebbe favorire una scelta che sappia bilanciare innovazione e continuità, progettando un futuro sostenibile per il MAXXI.
La prevalenza di candidati legati all’ambiente romano sottolinea l’importanza di avere una guida che sappia dialogare con il territorio, senza perdere di vista la dimensione internazionale che il museo deve mantenere.
I colloqui sono fissati per la seconda metà di ottobre 2026, e dopo questi incontri la Fondazione annuncerà il nome del nuovo direttore artistico, completando così il nuovo assetto di governance e dando concretezza al modello gestionale appena introdotto.
Il modo in cui il MAXXI sta gestendo la selezione, ancora poco chiaro nei dettagli, ha riacceso il dibattito sulla trasparenza nelle nomine delle istituzioni culturali pubbliche. Spesso queste decisioni avvengono in ambienti chiusi, suscitando domande e qualche sospetto tra addetti ai lavori e appassionati.
Una maggiore apertura, con procedure pubbliche, annunci chiari e audizioni trasparenti, sarebbe un passo avanti verso un sistema più partecipato e responsabile. Non si tratta solo di diritto all’informazione, ma di valorizzare le idee e i profili che possono arricchire il dibattito culturale.
Nel caso del MAXXI, la scarsa trasparenza appare come un limite, soprattutto in un momento di riforma così profonda. Una governance più collegiale dovrebbe andare di pari passo con una comunicazione più chiara e accessibile alla comunità.
Se le istituzioni culturali vogliono promuovere davvero la cultura contemporanea, devono mostrare la stessa trasparenza nelle scelte strategiche, comprese le nomine chiave. Una sfida che resta aperta e cruciale per il futuro di enti pubblici che giocano un ruolo centrale nel panorama artistico italiano.
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