“Una Sicilia che non ti aspetti.” Così Monica Maffioli descrive la sua raccolta di 300 fotografie scattate da artisti siciliani nel corso del Novecento. Non è un’isola immobile, piuttosto un mosaico in continuo cambiamento, fatto di contrasti netti e storie che si intrecciano. Dai paesaggi senza tempo di von Gloeden al grintoso realismo di Letizia Battaglia, passando per l’energia futurista e le tradizioni antiche che ancora pulsano nel cuore della cultura isolana. Queste immagini non sono solo ricordi incorniciati, ma urla visive, testimonianze di bellezza e di lotta, finestre aperte su una Sicilia spesso ignorata e invece tutta da scoprire.
Monica Maffioli, vicepresidente della Società Italiana di Storia della Fotografia , ha dedicato cinque anni a questa ricerca. L’obiettivo? Restituire alla Sicilia, all’Italia e al mondo la ricchezza di una fotografia spesso ignorata o vista solo attraverso stereotipi. Partendo dall’archivio della Biblioteca Nazionale di Firenze, si è confrontata con un materiale enorme e spesso frammentario, raccogliendo immagini che raccontano tutto il Novecento siciliano.
Non avendo radici personali nell’isola, il suo sguardo è stato libero da pregiudizi o campanilismi. Al centro del lavoro ci sono due visioni opposte: da un lato quella di una Sicilia chiusa e quasi isolata culturalmente, come sosteneva Giovanni Gentile; dall’altro una Sicilia aperta alle novità europee e agli influssi internazionali. La fotografia ha saputo rappresentare bene questa doppia anima, tra conservazione delle tradizioni e voglia di rompere con i cliché.
Maffioli ha selezionato immagini che vanno oltre il folklore turistico o il pessimismo legato ai problemi sociali. Il risultato è un ritratto della Sicilia come un prisma culturale ricco e variegato, che amplia la storia della fotografia italiana superando la consueta centralità del Nord.
La fotografia in Sicilia muove i primi passi alla fine dell’Ottocento, con l’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891. Anche se l’evento non fu un grande successo popolare, lasciò il segno con nomi come Giuseppe Incorpora, Francesco Paolo Uzzo ed Eugenio Interguglielmi. Questi pionieri posano le basi di uno stile che unisce documentazione e sensibilità artistica.
Nei primi decenni del Novecento convivono fotografia amatoriale e professionale. Da un lato ci sono gli sguardi stranieri che vedono l’isola come meta esotica e turistica, dall’altro i fotografi locali che raccontano una Sicilia autentica, rivolta a un pubblico sia italiano che internazionale.
Negli anni Venti la scena si anima ancora di più grazie a correnti innovative come il pittorialismo piemontese, portato da critici come Arturo Valle, direttore della Gazzetta della Fotografia. Palermo e altre città attraggono artisti come Angelo Maltese e Gaetano D’Agata, che proiettano la fotografia siciliana oltre i confini regionali. Ma emergono anche i limiti di una cultura fotografica spesso divisa tra turismo nascente e un folclore che rischia di cristallizzare l’immagine dell’isola.
Uno dei movimenti più vivaci che toccano la Sicilia nel Novecento è il futurismo. Il movimento arriva a Palermo e Catania, con protagonisti come Pippo Rizzo che organizza mostre con grandi nomi come Depero, Balla e Prampolini. Fondamentale il sostegno di Marinetti, che negli anni Trenta porta alcuni fotografi siciliani nelle esposizioni di Roma e Trieste, inserendoli nel panorama dell’avanguardia nazionale e internazionale.
Un episodio poco noto ma importante è la spedizione di Marinetti sull’Etna nel 1925, immortalata in fotografie straordinarie conservate nel Fondo Marinetti di Yale. Quelle immagini mostrano il legame profondo tra territorio e avanguardia, aprendo la Sicilia a un linguaggio moderno.
Luigi Pirrone è la figura simbolo del futurismo siciliano: le sue opere, conservate dal 1984 al J. Paul Getty Museum, mostrano una ricerca formale e concettuale all’avanguardia per il tempo, ancora poco studiata in Italia. Il futurismo in Sicilia non è solo un capitolo artistico, ma la base da cui nasceranno molte altre sperimentazioni fotografiche.
Il passaggio al modernismo segna una tappa fondamentale per la fotografia siciliana, soprattutto con Eugenio Bronzetti. Nel 1940 realizza un reportage per l’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano, documentando i primi borghi rurali destinati ai contadini. Le sue immagini mostrano un territorio duro e desolato, dove nuove architetture diventano simbolo di un cambiamento sociale in corso, anche se destinato a fallire per ragioni economiche e politiche.
In quegli anni la Sicilia diventa un crocevia di sguardi più realistici, con figure come Carlo Levi e la rivista Il Politecnico, che abbandonano il pittoresco per raccontare con onestà e durezza il Mezzogiorno.
Tra le testate del secondo dopoguerra spicca la rivista “Sicilia”, diretta dal pittore Bruno Caruso. Dal 1953 questa pubblicazione si distingue per eleganza e sperimentazione, grazie anche ai contributi di grandi artisti e incontri con intellettuali come Picasso, Sartre e Cartier-Bresson. Un vero laboratorio visivo, che mostra una Sicilia aperta al mondo, raffinata ma con una forte identità.
Negli anni successivi la Sicilia viene raccontata con due sguardi diversi: da una parte le foto che esaltano la natura accogliente e turistica, dall’altra quelle che mettono in luce criminalità, abbandono e violenza. Il lavoro di Enzo Sellerio, legato a una Partinico solare e pittoresca, convive con quello di Danilo Dolci, impegnato nella denuncia sociale.
Tra il 1961 e il 1970, Calogero Cascio realizza reportage sulla mafia destinati a editori stranieri, scatenando scandalo in Sicilia. Nel quotidiano palermitano L’Ora, Letizia Battaglia diventa la voce più forte con la sua macchina fotografica, mostrando il volto duro e drammatico della città e opponendosi agli stereotipi turistici.
Questa convivenza tra immagini di bellezza e di dolore racconta una Sicilia divisa e complessa, che rifiuta le semplificazioni e si propone come un laboratorio culturale e visivo sempre aperto.
Il libro di Maffioli dà spazio anche a nomi meno noti ma fondamentali. Tra questi spicca Adele Gloria, fotografa e poetessa di Catania legata alle avanguardie futuriste. Le sue “Composizioni” smontano le fotografie di famiglia in frammenti geometrici, riflettendo un’identità fuori dagli schemi della Sicilia tradizionale.
Adele Gloria rappresenta la ricerca di autonomia creativa che molti artisti siciliani hanno inseguìto nel Novecento, con uno stile originale e anticipatore. Riscoprire figure come lei arricchisce la conoscenza della fotografia siciliana e restituisce un’immagine ancora più complessa e stimolante dell’isola.
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