Quando si pensa alla pietra, la mente corre subito a monumenti antichi, colonne di templi romani o al celebre David di Michelangelo. Un materiale che sembra fermo nel tempo, custode di tradizioni millenarie. Eppure, oggi quella stessa pietra si trova a un bivio. La sfida è enorme: come mantenere intatto il valore storico senza ignorare le pressanti esigenze di sostenibilità e innovazione del nostro tempo? Non è semplice, soprattutto considerando l’ingente consumo di acqua ed energia richiesto dall’estrazione e dalla lavorazione. Ma a Marmomac 2026, la più grande fiera del settore, qualcosa è cambiato nel modo di pensare e usare questo materiale antico.
Marmomac 2026: quando la pietra diventa sostenibile e innovativa
La sessantesima edizione di Marmomac, tenutasi a Verona nel 2026, ha dimostrato che la pietra può avere una nuova vita. I curatori Joseph Grima e Davide Fabio Colaci, entrambi esperti di progettazione contemporanea, hanno allestito un percorso che mette in luce il rapporto tra pietra, territorio e nuove tecnologie. Grima ha portato l’attenzione sull’architettura vernacolare della Lessinia, area che si estende dal veronese fino al Trentino, dove la pietra non è solo un materiale da costruzione, ma un elemento parte integrante della vita quotidiana.
In Lessinia la pietra non serve solo a rivestire, ma diventa tegola, lavabo, persino grondaia. Nell’installazione “On Stone” si affiancano esempi storici a dieci realizzazioni moderne che dimostrano come tradizione e tecnologia possano convivere. Usata con criterio, la pietra dà vita a strutture durevoli e a un impatto ambientale ridotto.
Grima ha sottolineato come la pietra, a differenza del cemento armato, garantisca una maggiore durata, riducendo nel tempo i costi e i consumi legati a manutenzione e sostituzione. La Lessinia diventa così un modello per un’edilizia che guarda lontano, pensata per durare secoli e con la capacità di recuperare i materiali senza sprechi o danni all’ambiente.
Interni in pietra: l’arte di Davide Fabio Colaci tra passato e presente
Davide Fabio Colaci si è concentrato invece sulla pietra negli spazi interni. Ha portato dieci esempi, mescolando progetti storici e contemporanei, tutti con un occhio attento a ridurre sprechi e consumi. Alla fiera, gli scarti di lavorazione di due aziende — una italiana e una indiana — sono stati usati per creare un tappeto di intarsi sul pavimento, un chiaro esempio di economia circolare applicata al marmo.
Tra i pezzi storici spicca la scala disegnata da Gio Ponti per Villa Planchart a Caracas, dove ogni gradino è fatto con una diversa varietà di marmo, recuperata dagli scarti della stessa villa. Colaci evidenzia come questa esperienza dimostri una sostenibilità “innata”, già presente nelle produzioni d’altri tempi, dove ogni minimo dettaglio veniva valorizzato e reinserito nel ciclo produttivo.
La mostra ha messo in luce come la pietra, un tempo vista solo come materiale di rivestimento o decorazione, oggi possa tornare a essere protagonista, definendo forme, strutture e atmosfere con una nuova consapevolezza.
Design contemporaneo: il marmo torna al centro del palco
Anche il design contemporaneo ha riscoperto il marmo e la pietra, trasformandoli in terreno di sperimentazione e sostenibilità. Al Salone del Mobile 2026, nel padiglione Raritas dedicato al design d’eccellenza, due mostre hanno puntato proprio sull’innovazione in questo campo.
Lo studio Parasite 2.0 e l’atelier Bianco67 hanno presentato “Secunda Natura. Nothing Here Is Just a Wall”, un progetto che recupera lastre di travertino scartate per imperfezioni e le valorizza con incisioni realizzate da robot di precisione. Così i difetti diventano elementi estetici di pregio, ribaltando l’idea tradizionale di spreco.
Il marchio italiano Matera, fondato dal designer Stefan Scholten, punta invece su oggetti di piccole dimensioni, realizzati con filiere italiane responsabili e materiali rigenerati. Qui si cerca un equilibrio tra artigianato di qualità e attenzione all’ambiente.
Altre sperimentazioni mescolano pietra e materiali diversi: Studio EO abbina vetro soffiato e pietre di scarto nei Drill Vases, mentre Fict Studio integra marmo residuo in resine, creando superfici uniche. Il brand Chendù intreccia travertino e cavi di PVC riciclato per strutture leggere e resistenti, come le consolle della collezione Lulù.
Questi esempi raccontano una pietra nuova, che non si aggrappa al passato ma si apre alle tecnologie e alle tecniche ecosostenibili, confermandosi un materiale vivo e protagonista del design che verrà.
