Conosci te stesso. Quel richiamo, che risuona da millenni, passa anche per Zarathustra, profeta persiano spesso avvolto nel mistero. Da Plinio il Vecchio a Nietzsche, il suo nome attraversa epoche e culture, ma resta ancora oggi un enigma vivo. Kader Abdolah, scrittore iraniano di grande rilievo, decide di riportarlo al centro del dibattito con “Parla Zarathustra”, un saggio che non è solo un omaggio, ma una vera e propria riflessione sull’identità e sul mondo contemporaneo. Per Abdolah, Zarathustra non è solo figura storica o mitica: è un pezzo di sé, un prisma attraverso cui osservare conflitti eterni — bene e male, ambiente, felicità. È un viaggio nel tempo che parla al presente, con parole antiche ma cariche di urgenza.
Zarathustra, o Zoroastro, è una delle figure più complesse e affascinanti dell’antichità, capace di influenzare non solo la Persia, ma anche il pensiero occidentale per secoli. Prima che Nietzsche lo trasformasse nel protagonista di “Così parlò Zarathustra”, storici e filosofi come Plinio il Vecchio e Plutarco lo avevano già analizzato. In quelle culture, Zarathustra rappresenta il simbolo del conflitto eterno tra opposti: il bene e il male, la luce e le tenebre.
Secondo la tradizione zoroastriana, Zarathustra ha dato forma a un sistema dualistico che vede il mondo come un campo di battaglia tra queste due forze opposte. Fu il primo a mettere in luce questo principio universale, creando una filosofia che va oltre la religione e coinvolge morale e visione del mondo. Questo dualismo è ancora vivo in molte religioni e correnti di pensiero, raccontando un dilemma che l’uomo si porta dietro da sempre.
Kader Abdolah, scrittore iraniano, si avvicina a Zarathustra con una consapevolezza che è allo stesso tempo culturale e personale. Per lui, il profeta non è solo un argomento di studio o un’ispirazione passeggera, ma un pezzo importante della sua identità di uomo e di scrittore. Nel suo “Parla Zarathustra”, Abdolah esplora il legame tra la filosofia del profeta e le sfide dell’umanità di oggi, allargando il suo messaggio a temi più ampi.
La sua lettura parte dall’idea che il bene e il male non siano concetti fissi, ma forze in continuo movimento e interazione. Abdolah riprende questo dualismo per mostrare come possa guidare la società moderna a un maggior rispetto per l’ambiente e a un modo di vivere che valorizzi la felicità delle persone. In un mondo segnato da grandi sfide, questa visione assume un peso importante, aprendo nuovi orizzonti etici e filosofici.
Uno dei punti più forti del saggio è l’attenzione di Abdolah alla dimensione ecologica e sociale del pensiero di Zarathustra. La sua filosofia non si ferma a un dibattito astratto sul bene e il male, ma porta quel dualismo nel cuore della tutela del mondo naturale e del benessere umano. Nel libro emerge una riflessione sincera sul ruolo dell’uomo: non solo come abitante del pianeta, ma come custode responsabile e promotore della felicità propria e altrui.
La lotta tra bene e male diventa così qualcosa di concreto. Il rispetto per l’ambiente è un dovere morale che nasce dalla consapevolezza della fragilità del nostro pianeta e della convivenza umana. Abdolah richiama questa eredità con un invito a riflettere sulle scelte che facciamo, individuali e collettive, e sull’urgenza di agire con responsabilità. La filosofia di Zarathustra, insomma, non è un ricordo del passato, ma un modello capace di indicare la strada verso una società più giusta e sostenibile.
Il libro di Abdolah riporta alla luce un’eredità spesso dimenticata: Zarathustra come pensatore che ha plasmato, in molti modi, la cultura occidentale. Il dualismo zoroastriano ha lasciato il segno non solo nelle religioni ma anche nella filosofia morale, proponendo un modello di conflitto ancora centrale nelle nostre riflessioni. Questo legame tra antico e moderno Abdolah lo esplora attraverso la sua esperienza personale e letteraria.
Zarathustra vive nell’immaginario culturale, nella letteratura, nella filosofia e nell’arte, diventando un simbolo universale. Abdolah contribuisce a diffonderlo offrendo una prospettiva fresca che unisce rigore storico e sensibilità contemporanea. Il suo lavoro mostra come il passato possa ancora aiutarci a capire le contraddizioni del presente, stimolando un dialogo necessario tra epoche e culture.
Il ritorno alla figura di Zarathustra nelle discussioni di oggi dimostra quanto la riflessione su bene e male resti centrale. In un’epoca segnata da conflitti, crisi ambientali e disuguaglianze, l’eredità del profeta persiano si conferma uno strumento prezioso per interpretare il mondo e agire con coscienza. Abdolah, con il suo saggio, ci invita a non perdere questa traccia e a farne un punto di partenza per un confronto aperto e continuo.
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