Maria Angeles ha 79 anni e vive da sola a Tangeri, dove ogni giorno si muove con la calma dei gesti abituali, quelli che sembrano non cambiare mai. Vedova da tempo, si aggrappa a una routine che le dà sicurezza, finché un giorno arriva sua figlia da Madrid con una decisione in mano: vendere l’appartamento che è stato il suo rifugio per anni. Maria Angeles non ci sta. Vuole restare, difendere le sue radici, ciò che ha costruito con fatica. E mentre si scontra con questo cambiamento, riscopre un sentimento che pensava ormai perduto. Questa è la storia di Calle Malaga, il film che ha acceso la Mostra del Cinema di Venezia 2025, un ritratto vero e toccante della terza età, immerso nelle vie cariche di fascino di Tangeri.
Il vero cuore del film è Carmen Maura, che dà vita a una donna che non si arrende all’invisibilità che spesso accompagna l’età. Maria Angeles non è solo una vedova che vive in Marocco; è una donna vibrante, capace ancora di desiderare, lottare e amare. La sua interpretazione evita i soliti cliché legati agli anziani sullo schermo. Maura sa mostrare fragilità senza scadere nel sentimentalismo, rendendo il personaggio credibile e vicino, con una presenza che riempie ogni scena.
Accanto a lei, Marta Etura interpreta la figlia, il cui arrivo in città scatena uno scontro generazionale carico di tensione ma anche di sincerità. Il loro rapporto si costruisce attraverso dialoghi essenziali, sguardi e gesti che raccontano più delle parole. Questi momenti di confronto raccontano la fatica e il coraggio di mantenere vivo un legame familiare che cerca un equilibrio tra passato e presente. Un ritratto umano, senza eccessi melodrammatici, che tiene vivi sia i personaggi che lo spettatore, anche quando il ritmo rallenta.
Non sempre il film riesce a mantenere un ritmo coinvolgente. Alcune scene si allungano più del necessario, con sequenze che sembrano dilatate senza aggiungere molto alla storia o che avrebbero bisogno di passaggi più chiari tra un episodio e l’altro. Questa scelta sembra voler scandagliare con calma la psicologia dei personaggi e il loro ambiente, ma finisce per rallentare troppo la trama e disperdere l’attenzione.
Si ha la sensazione che alcune parti avrebbero potuto essere più sintetiche senza perdere forza, favorendo così una narrazione più fluida e meno a strappi. La storia alterna momenti di grande intensità ad altri più statici che poco contribuiscono allo sviluppo emotivo. Il risultato è una narrazione che a tratti sembra procedere senza una spinta drammatica decisa, cosa che potrebbe sorprendere chi è abituato ai ritmi più serrati del cinema moderno.
Nonostante qualche passo falso nel ritmo, il film offre spunti interessanti. Mette al centro la terza età senza ridurla a stereotipi o marginalità, mostrando invece la ricchezza di emozioni ancora da vivere, il bisogno di compagnia e la capacità di riscoprire l’amore. Maria Angeles non è solo una sopravvissuta: è una donna che rivendica la sua dignità e apre spazio a nuovi inizi, un tema raro e significativo nel cinema che parla dell’invecchiamento.
Tangeri non è solo lo sfondo della storia, ma un elemento vivo della narrazione. Le sue strade, i colori, i paesaggi contribuiscono a creare un’atmosfera intima e riflessiva. Questi scorci non sono solo decorazioni, ma sottolineano i momenti più meditativi, offrendo respiro visivo e simbolico alla vicenda. Così la storia parla di radici, appartenenza e trasformazione personale.
Calle Malaga, pur con i suoi limiti di ritmo e struttura, trova la sua forza nel cast e nella sensibilità con cui affronta temi poco raccontati nel cinema recente. Il focus sulla protagonista rende credibile il messaggio che la vita offre ancora possibilità, anche dopo una certa età. Le sfumature emotive di Maura e degli altri attori spingono a guardare oltre le apparenze e a riconoscere la complessità di chi ha superato la giovinezza.
Il film si inserisce in una riflessione più ampia sull’invecchiamento, mettendo l’accento sull’autonomia emotiva e sulla ricchezza di esperienze di una donna che non vuole cedere la sua storia e il suo posto nel mondo. Il confronto tra generazioni e la scoperta di un affetto inatteso costruiscono un racconto che, pur con qualche imperfezione, lascia un segno concreto nel panorama cinematografico di quest’anno.
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