Il 16 settembre 2026, Milano ha riaperto le porte dello Studio Portaluppi, un luogo che custodisce decenni di storia architettonica. Non è solo uno spazio, ma un vero e proprio ponte tra passato e futuro. Filippo Taidelli, pronipote di Piero Portaluppi, ha trasformato l’indirizzo di Via Morozzo della Rocca 5 in un laboratorio pulsante, dove la tradizione si mescola con l’innovazione. Quello che racconta Taidelli è un racconto di rinascita: una casa carica di memoria che oggi vibra di nuove idee e sperimentazioni. Un “momento fatale”, come lo definisce lui, che ha ridisegnato il volto di un pezzo prezioso della cultura urbana milanese.
La donazione che ha cambiato tutto: il lascito di Piero Portaluppi a Milano
Nel 2024 la famiglia Portaluppi ha compiuto un gesto importante: ha donato tutto l’archivio dello studio – disegni originali, mobili, documenti – al Fondo Ambiente Italiano . Così lo storico studio di Via Morozzo della Rocca si è svuotato, ma si sono aperte nuove strade. Il valore di questa donazione è enorme per la città. Portaluppi è l’autore di capolavori come Casa Corbellini-Wassermann, Villa Necchi Campiglio e il Civico Planetario Ulrico Hoepli, vere icone dell’architettura milanese del primo Novecento. Il suo motto, “Ciò per amor” – un anagramma dei cognomi Portaluppi e Semenza – racconta il legame profondo con Milano. Non è solo una firma storica, ma un sentimento che oggi si rinnova con il recupero e la trasformazione di questo spazio.
Conservare per trasformare: un progetto che guarda al futuro
Lo Studio Portaluppi si trova in uno degli edifici razionalisti più rappresentativi progettati da Piero Portaluppi. Filippo Taidelli ha scelto di non limitarsi a conservare, ma di lavorare con delicatezza tra passato e presente. Gli spazi, dall’ingresso alla sala riunioni fino allo studio personale, mantengono tracce storiche ma si caricano di nuova energia. Nel 2024, quando è entrato per la prima volta, Taidelli ha trovato un ambiente cupo e quasi intimidatorio. Oggi, con rispetto e cura, quello spazio è diventato familiare e accogliente. La metafora del paguro, che lascia il suo guscio per adattarsi a una nuova casa, spiega bene l’idea dietro questo progetto: onorare la memoria ma aprirsi a nuove attività, mantenendo lo studio vivo e in movimento. Non un museo chiuso nel passato, ma un organismo che cresce.
Spazi che parlano: l’arte dentro Studio Portaluppi
Dentro lo Studio, l’interno dialoga con l’esterno in modo elegante. Un’ampia apertura nell’atrio collega visivamente con il cortile, dove sono esposti alcuni manufatti originali di Portaluppi, tra cui la statua di Minerva, simbolo di ingegno e arte. La geometria, elemento chiave del linguaggio architettonico di Portaluppi, torna a vivere grazie a un sistema di illuminazione creato da Rossi Bianchi Lighting Design. Le luci disegnano linee nette e si adattano alle esigenze di uno studio moderno. La sala riunioni ospita un pavimento in marmo policromo, restaurato di recente per far risplendere colori e venature originali, provenienti da cave ormai chiuse. Questo mosaico non è solo bello da vedere: racconta storie di terre e geologie, valorizzato dalla collaborazione con Francesco Marsotto. Il pavimento diventa così protagonista di un progetto culturale che celebra artigianato e conoscenza della materia.
Un progetto che mette al centro il lavoro manuale e l’artigianato
Filippo Taidelli insiste su un punto fondamentale: la cultura del progetto deve tornare a riconoscere il valore del lavoro manuale. Non basta la tecnica o le certificazioni, serve il contatto diretto con materiali e chi li lavora – artigiani, marmisti, falegnami. È un ritorno a un dialogo vero tra idea e pratica, per restituire dignità ai gesti di chi costruisce con le mani. Studio Portaluppi nasce così come uno spazio vivo, dove la cultura dell’architettura si fonde con le competenze di chi fa, unendo sapere tecnico e sensibilità artistica.
Musica, storia e interdisciplinarità: la nuova vita del bunker
Con la riapertura, anche il bunker sotto lo studio ha trovato nuova vita come spazio polifunzionale. Il primo evento è in programma per l’8 novembre 2026: “Ascolto”, un concerto con la pianista Elena Lasala. Si eseguiranno brani tratti dal Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen, compositore che ha vissuto la prigionia durante la Seconda guerra mondiale. La musica di Messiaen, con i suoi ritmi complessi e la sua connessione con natura e tempo, apre un dialogo tra arte, storia e riflessione interdisciplinare. Questo primo appuntamento mostra la volontà di Studio Portaluppi di far convivere memoria e innovazione, senza rinunciare alla profondità del pensiero e della creatività.
