Nel 1891, un quadro fece tremare la scena artistica milanese. Maternità di Gaetano Previati, esposto alla Triennale di Brera, scatenò polemiche feroci tra i critici. Era l’alba di un movimento che, pur invisibile agli occhi del grande pubblico, avrebbe rivoluzionato la pittura italiana: il divisionismo. Oggi, quel momento di rottura torna a vivere grazie a I Divisionisti, un documentario in prima visione su Sky Arte il 3 settembre. Diretto da Gabriele Raimondi e scritto da Didi Gnocchi, il film scava a fondo nel cuore di un’arte che ha spesso faticato a trovare spazio, ma che ha spalancato la strada al Futurismo. Un racconto che riaccende la luce su protagonisti e segreti di un’epoca fondamentale, dimenticata per troppo tempo.
Divisionismo, 1891: tra scandalo e novità
Alla fine dell’Ottocento, in Italia dominava un’arte accademica e realista, che guardava con sospetto a ogni tentativo di rottura. Quando Previati portò Maternità alla Triennale di Brera, i critici rimasero spiazzati e contrariati. Quel quadro applicava la tecnica divisionista, basata sulla scomposizione del colore in piccoli tocchi di luce pura che, visti da lontano, si fondono nell’occhio dello spettatore creando effetti vibranti. Per chi era abituato a pennellate morbide e sfumate, quella era una rivoluzione troppo netta. L’opera finì in un isolamento temporaneo, ma segnò la prima uscita pubblica del divisionismo e lasciò un segno indelebile nella storia dell’arte italiana.
Quella mostra è importante perché fece emergere giudizi contrastanti, aprendo uno spazio di confronto sulle nuove vie espressive. Il documentario su Sky Arte riprende proprio quell’episodio per raccontare come il divisionismo abbia saputo andare avanti nonostante le difficoltà. Previati entrò in un dibattito più ampio che coinvolgeva altri artisti destinati a lasciare un’impronta profonda nella cultura figurativa di fine Ottocento.
“I Divisionisti”: un documentario che mette ordine e smonta pregiudizi
Il film si basa su un mix di testimonianze dirette e ricostruzioni storiche, con un cast di esperti tra storici dell’arte, critici, conservatori e curatori. Tra questi spicca Mirella Carbone, direttrice artistica del Segantini Museum di St. Moritz, che racconta con autorevolezza le radici e lo sviluppo del movimento. Non si tratta di un semplice racconto cronologico: il documentario vuole smontare i pregiudizi che ancora circondano il divisionismo, mostrandolo come un fenomeno complesso e innovativo, capace di dialogare con le avanguardie del Novecento, soprattutto il Futurismo.
Prodotto da 3D Produzioni in collaborazione con Rai Cultura, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, il documentario porta questo patrimonio culturale sul piccolo schermo, raggiungendo un pubblico vasto e variegato. È un’occasione per riaccendere l’interesse verso un capitolo meno conosciuto e valorizzato dell’arte italiana. Le immagini d’archivio si alternano a riprese in musei e interviste, mescolando rigore scientifico e narrazione accessibile.
Pietro De Nova racconta i protagonisti e le tecniche
La voce narrante è quella di Pietro De Nova, attore che dà ritmo e vita alla storia dei principali pittori divisionisti: Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Emilio Longoni, Angelo Morbelli e Plinio Nomellini. Ognuno di loro ha una propria cifra, ma tutti condividono la passione per la sperimentazione del colore e della luce. La narrazione di De Nova fa emergere momenti chiave della loro vita e opera, senza nascondere le difficoltà e le tensioni affrontate.
Segantini viene descritto non solo come un innovatore della tecnica puntinista, ma anche per la sua visione simbolica della natura e della maternità, che sfidava le interpretazioni tradizionali. Pellizza da Volpedo si distingue per un realismo sociale filtrato dal divisionismo, mentre Longoni e Morbelli rappresentano un lato più intimo e lirico. Il documentario spiega con cura la tecnica peculiare dei divisionisti, basata sulla scomposizione del colore in piccole pennellate di toni puri, un metodo che richiede grande precisione e una lettura attenta da parte di chi guarda. Le opere scorrono sullo schermo accompagnate da un’analisi chiara e dettagliata.
I luoghi del divisionismo, tappa dopo tappa
Non solo artisti: il documentario si sofferma anche sui luoghi simbolo frequentati e scelti dai pittori divisionisti. Si parte dalla Pinacoteca del Divisionismo di Tortona, una vera casa-museo che conserva molti capolavori, passando per spazi espositivi di Rovereto e Novara, fino a Palazzo Citterio e alla Galleria Civica di Arco. Ogni luogo viene raccontato per mostrare il legame degli artisti con lo spazio espositivo e la comunità culturale intorno a loro. Il viaggio arriva fino a St. Moritz, dove il Segantini Museum custodisce e valorizza la memoria di uno dei maestri del movimento.
Milano ha un ruolo centrale: è qui che tutto ha preso forma con la mostra di Brera del 1891, momento chiave per la visibilità pubblica del divisionismo. Le Gallerie d’Italia nella città lombarda rappresentano un altro punto importante per la conservazione e la ricerca sulle opere. In questi spazi si è creato un vero e proprio circuito culturale, che il documentario racconta con ordine e chiarezza. Visitare questi luoghi significa entrare nel cuore di un movimento che ha ripensato il linguaggio della luce e del colore, lasciando un segno profondo sulle generazioni artistiche a venire.
