Basilea si è messa in gioco, trasformandosi in un vero e proprio laboratorio urbano. Fino all’11 ottobre 2026, il Kunstmuseum Basel | Gegenwart ospita una mostra dedicata a Cao Fei, una delle voci più importanti dell’arte contemporanea cinese. Qui, lo spazio museale si anima: video, installazioni e ambienti sospesi tra realtà e digitale si intrecciano, come a raccontare storie personali immerse nella tecnologia. Per la prima volta in Svizzera, questa ampia personale offre uno sguardo inedito su come la città e le sue infrastrutture plasmino identità e comportamenti. E non è un evento isolato: un progetto parallelo a Milano, promosso dalla Fondazione Prada, apre un dialogo europeo sul futuro che ci attende.
Basilea, tra installazioni e realtà: il museo diventa città
Il percorso al Kunstmuseum Basel è nato in collaborazione con Small Production di Pechino, un gruppo noto per le sue produzioni artistiche innovative. L’allestimento è un mosaico di frammenti urbani, tecnologie e visioni speculative che disegnano una geografia incerta, sospesa tra il tangibile e il digitale. Il museo abbandona il suo ruolo tradizionale e si trasforma in un microcosmo urbano in continua trasformazione, uno spazio dove si mescolano spazi reali e immaginari. Ogni opera spinge a riflettere su come questi ambienti influenzino le nostre percezioni, svelando i meccanismi nascosti che guidano la vita di tutti i giorni. Con video immersivi e installazioni, il visitatore si ritrova in un viaggio dove la tecnologia diventa strumento per raccontare e capire la realtà.
Cao Fei: una generazione cinese tra trasformazioni e sogni
Nata nel 1978 a Guangzhou, Cao Fei appartiene a una generazione cresciuta nel cuore delle grandi trasformazioni economiche e sociali della Cina, nate dalle riforme degli anni Settanta. Il Pearl River Delta, oggi polo industriale globale, è stato il suo terreno di osservazione privilegiato. Qui si concentrano i temi chiave della sua arte: il rapporto tra sviluppo industriale, media e cultura. La sua ricerca mette a fuoco come questi fattori cambino il modo in cui le persone vivono lo spazio e si relazionano, usando la tecnologia per esplorare memoria, desideri, appartenenze e mutamenti sociali. Il suo lavoro racconta questi processi, offrendo spunti per capire non solo la Cina, ma il mondo intero.
La fabbrica che si fa palcoscenico di libertà
Tra le opere più forti in mostra c’è Whose Utopia , un video girato in una fabbrica di illuminazione nel sud della Cina. Si vedono gli operai impegnati in gesti precisi e ripetuti, scanditi da una disciplina ferrea che regola il ritmo della produzione. Ma in mezzo a questa rigida routine emerge un’altra realtà: i lavoratori trasformano il corpo in uno spazio di espressione, danzando e rompendo la monotonia del lavoro. In un luogo creato solo per produrre, spuntano così segni di libertà e individualità. La fabbrica diventa un punto di incontro tra struttura e immaginazione, dove la fatica convive con sogni e aspirazioni. Un doppio sguardo che illumina i rapporti complessi tra economia di mercato e dimensione umana.
RMB City: la città impossibile nel metaverso
Altro fulcro della mostra è RMB City , progetto nato su Second Life. Cao Fei ha costruito una città immaginaria, fatta di architetture assurde, simboli politici e pezzi di culture diverse. Questa metropoli digitale riflette la Cina di oggi, raccontando urbanizzazione, capitalismo e cultura pop attraverso uno spazio abitato solo nel virtuale. Il progetto mostra come le identità digitali dipendano dalle infrastrutture tecnologiche, evidenziando che il mondo digitale è un nuovo territorio dove si costruiscono relazioni e spazi sociali. RMB City anticipa una realtà che già viviamo, fatta di ambienti tecnologici da scoprire e interpretare.
Tra robot e uomini: il lavoro nel centro logistico automatizzato
Nel video Asia One , Cao Fei esplora un centro logistico dove il lavoro è cambiato radicalmente con l’arrivo di robot e sistemi di distribuzione avanzati. Qui uomini e macchine si muovono insieme, in un rapporto stretto e complesso. La tecnologia detta tempi, gesti e relazioni dentro la catena produttiva. L’opera mette a fuoco come l’automazione stia trasformando la percezione stessa del lavoro, modificando il ruolo umano nel processo produttivo. La tecnologia diventa un paesaggio che plasma il corpo e lo spazio, cambiando abitudini e pratiche quotidiane. Il futuro del lavoro si mostra già qui, tra fabbriche, magazzini e piattaforme sempre più robotizzate.
Il futuro come archivio: memorie e stratificazioni nel lavoro di Cao Fei
Un tratto distintivo di Cao Fei è la capacità di guardare al futuro come a un archivio di segni, ansie e speranze. Le sue opere raccolgono tracce di storie sociali che hanno formato il presente e disegnano i mondi a venire. Città virtuali, laboratori automatizzati, spazi simulati diventano custodi di memorie stratificate, mostrando come tempo e spazio si intreccino in modo complesso. La mostra Testimonies to the Near Future racconta questo percorso, documentando la cultura digitale e il suo impatto sull’esperienza umana. Dai centri industriali cinesi alle metropoli virtuali, dai magazzini robotizzati agli spazi urbani immaginati, il lavoro di Cao Fei costruisce una mappa delle nuove forme di vita urbana. Un futuro che si fa strada, tra ciò che vediamo e tocchiamo ogni giorno.
