Il 20 agosto 2026, nella tranquillità della sua casa di Lugano, si è spento Giancarlo Olgiati, a 88 anni. Avvocato di professione, ma soprattutto collezionista d’arte contemporanea, ha segnato un’epoca per la scena artistica ticinese. Con la moglie Danna, ha trasformato una passione personale in un’eredità condivisa: una collezione che attraversa un secolo di sperimentazioni e racconta la trasformazione di Lugano in una città capace di abbracciare il nuovo. Un lascito che va ben oltre i confini svizzeri, un segno indelebile nella storia dell’arte locale e internazionale.
Gli anni decisivi: come Olgiati scoprì l’arte contemporanea
Negli anni Sessanta, un giovane avvocato ticinese prese una strada che avrebbe cambiato il volto del collezionismo in Svizzera. Giancarlo Olgiati, fresco di laurea e curioso del mondo, si trasferì a Düsseldorf nel 1962, spinto dal padre, l’uomo politico Libero Olgiati. Fu lì, nella galleria Shmela, che il suo sguardo cambiò per sempre. I blu intensi di Yves Klein lo colpirono come un fulmine a ciel sereno, accendendo in lui una passione che non si sarebbe mai spenta. Prima ancora di poter comprare un’opera, Olgiati cominciò a frequentare gallerie e a studiare le correnti emergenti, orientandosi verso le grandi avanguardie.
Con gli anni il suo interesse si fece più solido, con un occhio di riguardo per il Nouveau Réalisme e l’Arte Povera. Così incontrò artisti come Arman e Prampolini. Dal 1975 la sua collezione iniziò a risentire anche dell’influsso del Futurismo, grazie soprattutto alla moglie Danna, curatrice italiana esperta di quel periodo. La loro unione di competenze creò un archivio di opere di grande valore, segnato da rigore e lungimiranza.
Da un tesoro privato a un patrimonio per tutti: la collezione Olgiati apre a Lugano
Per molto tempo la collezione Olgiati è rimasta un segreto ben custodito. Solo nel 2012 Giancarlo e Danna decisero di mettere a disposizione della città di Lugano il frutto di decenni di ricerca e acquisti. Il gesto, che ha concesso la collezione in usufrutto alle istituzioni comunali, nasceva dalla volontà di lasciare un’eredità culturale che potesse arricchire l’identità e lo spirito artistico del Ticino. “Non abbiamo eredi – spiegavano – e vogliamo che queste opere diventino uno strumento di educazione e cultura per tutti.”
Oggi la collezione trova casa negli spazi ipogei attigui al centro culturale LAC, nello Spazio -1 del MASI . Qui le opere non sono solo esposte nelle mostre temporanee dedicate alle correnti del Novecento, ma dialogano con percorsi espositivi sempre nuovi. Nel 2026, per esempio, è in programma “Jannis Kounellis: Io sono un pittore”, curata da Vincenzo de Bellis, a conferma dell’attenzione del museo verso l’arte contemporanea e le avanguardie internazionali.
Dentro la collezione Olgiati: un patrimonio di oltre 200 capolavori
La raccolta Olgiati, messa a disposizione dal duo, conta più di 200 opere selezionate da un patrimonio ancora più ampio di oltre 1.200 pezzi. Ci sono dipinti, sculture, disegni, fotografie, installazioni e video che spaziano dall’Arte Povera alle tendenze neoastrattiste e neopop dei primi anni Duemila. Il cuore pulsante della collezione è proprio l’Arte Povera, quel movimento degli anni Sessanta e Settanta che ha messo in discussione materiali e linguaggi tradizionali.
Oltre a questo filone, la raccolta si concentra sullo Spazialismo, nato in Italia dopo la Seconda guerra mondiale, e sul Nouveau Réalisme, che ha unito arte e realtà quotidiana. Le scelte di acquisto riflettono una passione per la sperimentazione e l’innovazione, senza mai perdere di vista la coerenza. Dai blu profondi di Yves Klein ai lavori concettuali di Arman, l’archivio racconta le trasformazioni dell’arte moderna e contemporanea.
Il collezionismo secondo Giancarlo e Danna: passione e discrezione
Giancarlo Olgiati ha sempre puntato su qualità e coerenza nelle sue scelte, più che sull’aspetto commerciale del mercato dell’arte. In più occasioni ha raccontato come lui e Danna evitassero le aste, troppo legate a dinamiche di denaro, preferendo invece il rapporto diretto con galleristi fidati e il confronto con altri collezionisti, che consideravano più come compagni di viaggio che avversari.
Questo approccio ha permesso di costruire una collezione equilibrata e lontana da mode o speculazioni, capace di raccontare un percorso artistico personale ma anche collettivo. Aprire il proprio patrimonio al pubblico è stato quindi un passo naturale: far vivere l’arte in tutte le sue forme, mettendo a disposizione un patrimonio nato da passione e studio.
Il saluto del MASI a Giancarlo Olgiati e l’eredità che resta
Il MASI di Lugano ha voluto salutare Giancarlo Olgiati con un messaggio ricco di gratitudine per il ruolo che ha avuto come collezionista e sostenitore del museo. Lo ha definito un “amico e sostenitore lungimirante”, capace di mettere insieme una raccolta che attraversa le avanguardie del Novecento con un’attenzione speciale per l’arte italiana. Il suo legame con il museo si è tradotto in un impegno concreto per condividere questa passione con un pubblico sempre più vasto, aprendo così la strada a un dialogo culturale vivo tra la città e il mondo dell’arte contemporanea.
La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati resta oggi un punto di riferimento imprescindibile, uno spazio dove scoprire la ricchezza e la complessità dell’arte moderna e contemporanea. È molto più di una semplice raccolta di opere: è un modello di cura, selezione e condivisione che continua a vivere e crescere nel cuore di Lugano.
