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Furto storico a Novara: sparito nel 1974 l’Ecce Homo di Antonello da Messina, mai ritrovato

Nel luglio del 1974, un’opera attribuita ad Antonello da Messina svanì nel nulla dal Museo del Broletto di Novara. Un furto che ancora oggi brucia come una ferita aperta nel cuore dei musei italiani. L’Ecce Homo, così si chiama quel dipinto, non è solo un quadro mancante; è un simbolo di un patrimonio culturale ferito, un pezzo di storia che si cerca ancora di ritrovare. Il ricordo torna vivido, specie dopo il recente colpo a Messina, nella notte di Ferragosto 2026, che ha riacceso la paura e la consapevolezza di quanto fragile sia il tesoro artistico custodito nel nostro Paese.

Il Broletto di Novara: storia e arte sotto lo stesso tetto

Il Museo del Broletto di Novara non è solo un luogo dove si conservano opere d’arte, ma un complesso architettonico che per secoli ha segnato la vita pubblica della città. Nato dall’unione di quattro edifici eretti tra il XIII e il XVIII secolo — il Palazzo dell’Arengo, il Palazzetto dei Paratici, il Palazzo del Podestà e il Palazzo della Referenderia — il Broletto ha visto trasformazioni continue. Il restauro più importante risale agli anni Trenta del Novecento, mentre dopo la Seconda guerra mondiale alcune sale, come il Salone dell’Arengo, sono diventate palcoscenico di eventi pubblici e mostre di rilievo.

Al suo interno si conservavano collezioni di grande valore locale, come la raccolta Giannoni, che racconta l’arte novarese tra Ottocento e primo Novecento. Proprio qui, prima del furto, era esposto l’Ecce Homo attribuito ad Antonello da Messina, un pezzo che rende ancora più dolorosa la perdita. La storia del museo e le sue collezioni parlano di un patrimonio culturale vivo e stratificato, purtroppo segnato da gravi mancanze.

1974, la notte del colpo: un duro colpo per la cultura a Novara

Il 23 luglio 1974 è una data che resta impressa nella memoria del Broletto. Quella notte, la sicurezza del museo mostrò tutte le sue falle. Sparirono otto opere, tra cui proprio l’Ecce Homo attribuito ad Antonello da Messina, senza che alcun allarme scattasse né fosse presente una sorveglianza efficace. In quegli anni il museo non aveva né un sistema di sicurezza né un direttore, condizioni che facilitarono il furto.

Nel tempo, l’attribuzione dell’opera ha subito diverse revisioni. La Fondazione Zeri la registra come un Ecce Homo anonimo del XV secolo, con attribuzioni alternate fra Antonello da Messina e Pietro de Saliba. Ma l’unica certezza è che il quadro è sparito. Quel furto resta una ferita aperta nel patrimonio culturale non solo di Novara, ma di tutta Italia. Il dipinto non è mai stato ritrovato, nemmeno dopo appelli e richieste di informazioni, come quelle trasmesse nel 2021 da “Chi l’ha visto?”, che tentarono di riaccendere i riflettori sul caso.

La fotografia di SCALA: un ricordo prezioso da non dimenticare

L’unico modo per conservare viva la memoria dell’Ecce Homo è grazie a una fotografia scattata nel 1961 da SCALA – Istituto Fotografico Editoriale, nato a Firenze nel 1953 con l’obiettivo di documentare l’arte italiana con immagini di qualità. L’idea di Roberto Longhi e dei suoi collaboratori fu innovativa: creare un archivio visivo rigoroso e accessibile per studiosi e pubblicazioni.

Quell’immagine, conservata da SCALA, ha avuto un ruolo fondamentale quasi sessant’anni dopo. Nel 2020, l’istituto ha collaborato con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, fornendo proprio quella foto per aiutare nell’identificazione dell’opera scomparsa. È una traccia concreta in mezzo a tanta incertezza, che aiuta a mantenere vivo il ricordo di un’opera che, senza ritrovamenti, rischierebbe di finire nel dimenticatoio.

Un problema che riguarda tutta l’Italia: i beni culturali spariti

L’Ecce Homo del Broletto si inserisce in un lungo elenco di opere italiane scomparse dopo la Seconda guerra mondiale. Tele di artisti come Caravaggio o Giovanni Bellini sono state trafugate o sono sparite in circostanze mai chiarite. Questi furti lasciano un vuoto profondo nel patrimonio artistico nazionale. Spesso, le indagini archiviate e le fotografie d’epoca sono l’unico legame che resta con questi tesori perduti.

In questo scenario, il ruolo di enti come il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale è stato decisivo nel raccogliere testimonianze e documenti utili alle ricerche. Nel caso dell’Ecce Homo, la foto di SCALA ha mantenuto viva la speranza di un riconoscimento futuro. Tuttavia, molti pezzi restano irrintracciabili, lasciando un vuoto nella storia dell’arte e nel sistema museale italiano. La vicenda di Novara è un esempio emblematico di un problema che riguarda tutto il paese, sottolineando la necessità di maggiore attenzione e di misure di sicurezza più efficaci.

Redazione

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