Alla Biennale Arte 2026, tra installazioni che colpiscono per immediatezza e spettacolo, emerge un’opera che resiste alla presa facile. Tuan Andrew Nguyen, nato a Ho Chi Minh nel 1976, propone un’esperienza diversa: il suo lavoro non si lascia decifrare con un’occhiata distratta. Qui la memoria non è un dato certo, ma un campo di tensioni, un intreccio fragile tra storia e racconto. Non è semplice, non vuole esserlo. La video-installazione si muove in bilico tra mito e realtà, tra prova e invenzione, coinvolgendo chi osserva in un dialogo aperto, dove nulla si chiude davvero. Una sfida, più che una risposta, che spinge a riflettere sul passato senza illudersi di possederlo.
All’interno di In Minor Keys, progetto curato da Koyo Kouoh, Nguyen presenta una video-installazione a due canali dal titolo Ñi Demoon, Ño Delusi, che in wolof significa “Chi se ne è andato è anche chi ritorna”. Il lavoro ruota attorno a una figura controversa e leggendaria del Senegal: Bouba Chinois. Attivo tra gli anni Settanta e Novanta, Bouba è un nome carico di contraddizioni. Per alcuni un criminale, per altri un rivoluzionario, negli anni è diventato una sorta di leggenda urbana. Il soprannome “Chinois” deriva dalle sue origini miste: metà vietnamite, dal padre tirailleur sénégalais coinvolto nelle guerre coloniali in Indocina francese, e metà senegalesi, dalla madre infermiera militare. Questa storia segnata da conflitti, migrazioni e violenze riflette le tensioni storiche e culturali che attraversano l’installazione.
Nguyen mette in discussione l’idea tradizionale della storia come un archivio stabile e certo. Nei suoi film la realtà oscilla tra documentazione e finzione, lasciando emergere molte verità e punti di vista. La memoria si insinua dove i documenti si fermano, i miti si intrecciano con i fatti. In Ñi Demoon, la finzione diventa uno strumento necessario per dare voce a narrazioni che sfuggono a qualsiasi definizione definitiva. L’artista e il suo team hanno provato a verificare i fatti raccontati da Bouba, ma si sono scontrati con buchi e contraddizioni impossibili da colmare. L’opera si muove proprio in quegli spazi vuoti, senza cancellarli, tracciando una linea sottile tra storia e racconto orale, tra memoria vissuta e mito collettivo. In questo equilibrio precario, le vite narrate restano vive, si moltiplicano, si trasmettono oltre la semplice documentazione.
La Biennale di Venezia, con la sua portata globale e istituzionale, è un palco delicato per storie come quella di Bouba Chinois. Nguyen osserva come i social media oggi creino un rumore continuo che può soffocare le narrazioni importanti. La crescente attenzione a temi come trauma, colonialismo, identità e memoria non garantisce automaticamente un ascolto vero e profondo. Spesso queste storie vengono tradotte in un “linguaggio istituzionale” che le rende accessibili, ma rischia di appiattirle, di incasellarle in racconti rassicuranti e prevedibili. L’artista, tuttavia, non nega il ruolo delle istituzioni e dei curatori, che possono aprire spazi di dialogo. La sua sfida è mantenere vive tensioni e ambiguità, lasciando aperto il confronto con le contraddizioni e le frammentazioni delle storie. Nguyen sottolinea anche come la durata e la complessità delle sue opere spesso si scontrino con i tempi di attenzione del pubblico biennale, rendendo ancora più delicato questo rapporto.
Dopo anni di ricerca su guerra, diaspora, colonialismo e memoria, Nguyen non vuole offrire risposte nette o interpretazioni definitive. Le sue opere accolgono l’irrisolto, lasciando i frammenti di storia nell’incertezza e concedendo loro spazio per respirare. L’obiettivo è evitare l’anestesia emotiva, permettere a chi guarda di attraversare queste narrazioni complesse senza perdere il contatto con la contraddizione. Nguyen costruisce ambienti che portano questa complessità senza svuotarla o banalizzarla. La sua presenza alla Biennale 2026 conferma la forza di un’arte che non si limita a descrivere, ma che si fa strumento per far convivere passato e mito, realtà e finzione, rivelando ciò che la storia lascia sospeso.
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