Non capita tutti i giorni di assistere a un colpo così audace, specie in piena notte, nel cuore di Ferragosto. Il 15 agosto 2026, mentre Messina si godeva la sua tranquilla serata estiva, qualcuno è riuscito a entrare nel Museo Regionale Interdisciplinare senza far scattare un solo allarme. Il bottino? Quattro opere d’arte sparite nel nulla. Tra queste, tre tavole del Polittico di San Gregorio, un capolavoro rinascimentale firmato Antonello da Messina, e una tavoletta bifronte, ricca di dettagli sacri, dalla preziosità inestimabile. Il furto è stato scoperto poco prima dell’una di notte, quando gli addetti hanno fatto il tragico inventario.
Furto al MuMe: ladri in azione con un bottino d’eccezione
La notte del 15 agosto ha lasciato il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina sotto choc. I ladri, con una precisione sorprendente, sono riusciti a superare tutte le barriere di sicurezza e a portarsi via quattro opere di grande valore. Tre di queste facevano parte del Polittico di San Gregorio, un simbolo artistico della città datato 1473. Originariamente formato da sei tavole, questo altare aveva resistito ai secoli quasi intatto. Ora rischia di perdere per sempre una parte importante della sua storia.
Oltre alle tre tavole, è sparita anche una piccola tavoletta bifronte, dipinta a tempera grassa su legno. Rientrata nel patrimonio della Regione Siciliana nel 2003 tramite un’asta di Christie’s, questa tavoletta mostra da un lato la Madonna col Bambino e un francescano in adorazione, mentre dall’altro una figura di Cristo in Pietà . Un pezzo di grande valore storico e culturale, attribuito con certezza ad Antonello da Messina.
Le autorità sono subito intervenute per raccogliere ogni dettaglio utile e non escludono che il furto possa essere stato organizzato per alimentare il mercato nero. Il museo è rimasto chiuso il 16 agosto per i rilievi e per un’indagine accurata. A preoccupare è anche il fatto che nessuno aveva notato rumori o movimenti sospetti al momento del furto.
Il colpo che ferisce l’arte di Messina: il Polittico di San Gregorio e la tavoletta sparite
Il Polittico di San Gregorio è uno dei gioielli più preziosi di Messina. Realizzato nel 1473 per volere della badessa Fabria Cirino, doveva abbellire il monastero di Santa Maria extra moenia con opere di altissimo valore artistico. Il polittico era composto da sei pannelli: la Madonna in trono con Bambino e angeli, i santi Gregorio e Benedetto, e in alto l’Angelo Annunciante con la Vergine Annunciata. La tavola superiore, probabilmente raffigurante il Cristo morto sorretto dagli Angeli, si è persa nel tempo.
Oggi ne restano cinque, tre delle quali sono state trafugate. Ogni tavola è un pezzo fondamentale di questo capolavoro, apprezzato per la sua tecnica e il suo valore storico. Con questo furto, la città perde un pezzo importante della sua identità artistica.
La tavoletta bifronte, più piccola ma non meno preziosa, è stata recuperata dalla Regione Siciliana da Christie’s e fa parte di una collezione storica risalente agli anni ’30. Le due immagini su entrambi i lati raccontano storie forti e distinte, testimonianze dello stile unico di Antonello. Tenere questo pezzo tra le opere più importanti del museo era motivo di orgoglio e richiamo culturale.
MuMe, custode della memoria artistica di Messina
Il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina è un punto di riferimento per la storia artistica della città . Sorge nell’area dove un tempo c’era il monastero basiliano di San Salvatore dei Greci, un complesso cinquecentesco distrutto dal terremoto del 1908. Resti della chiesa e della cripta fanno parte del percorso museale, offrendo uno sguardo su oltre cinquecento anni di storia.
Fondato nel 1806 come Museo Civico grazie allo storico Carmelo La Farina, il museo si è spostato e ampliato più volte fino a prendere casa nell’ex monastero benedettino di San Gregorio nel 1890. Dopo il terremoto del 1908, molte collezioni furono salvate e trasferite nel sito di San Salvatore, da cui nel 1914 nacque il Museo Nazionale. La direttrice Maria Accascina, tra il 1949 e il 1963, si è distinta per il restauro e la riapertura post bellica nel 1954. Oggi il MuMe custodisce soprattutto opere di Antonello da Messina e Caravaggio, mantenendo un ruolo centrale nella cultura siciliana.
Indagini in corso: due tavole ritrovate abbandonate vicino al museo
Le forze dell’ordine hanno subito raccolto prove e testimonianze. Nel corso della notte, una famiglia che rientrava dalle celebrazioni di Ferragosto ha notato qualcosa di strano: due delle tavole rubate, quelle con San Benedetto e San Gregorio Magno, abbandonate vicino alla recinzione esterna del museo, sul viale della Libertà . La segnalazione ha subito fatto scattare l’intervento di carabinieri e polizia, che ora cercano di capire perché siano state lasciate proprio lì.
Questo ritrovamento è una speranza per recuperare almeno una parte del bottino, anche se rimangono molti dubbi sulle ragioni di questo gesto. Le indagini proseguiranno nei prossimi giorni: ogni dettaglio è prezioso per ricostruire quella notte che ha scosso profondamente la comunità .
La reazione delle istituzioni: l’arte come memoria e identitÃ
Il furto ha acceso un forte dibattito a livello istituzionale. Federico Basile, sindaco di Messina, ha definito l’accaduto come “un colpo non solo all’arte, ma alla memoria e all’identità stessa della città .” Ha ricordato il legame profondo tra Antonello da Messina e Messina, sottolineando che queste opere sono un’eredità irrinunciabile. L’auspicio è che gli investigatori possano presto restituire i capolavori al loro posto.
Dal ministero della Cultura, Alessandro Giuli ha espresso solidarietà alla città e ha assicurato collaborazione con le autorità regionali e locali. Ha ribadito la fiducia nelle forze dell’ordine, soprattutto nei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, e ha sottolineato l’importanza straordinaria delle opere sottratte. Il ministero si è dichiarato pronto a sostenere ogni passo delle indagini. Questo episodio richiama l’attenzione sulla fragilità del patrimonio artistico italiano e sulla necessità di proteggerlo con ogni mezzo, perché le conseguenze di questi furti vanno ben oltre i confini locali.
