Non c’è solo la parola in tribunale, dice Andrea Spinelli, mentre sfoglia i suoi disegni. Milano, 2022: un giovane artista di 32 anni ha deciso di entrare nelle aule di giustizia con matita e blocco da disegno, portando in Italia una pratica che all’estero è consolidata da decenni. Il courtroom sketching, raccontare i processi attraverso immagini che colgono sguardi, gesti, silenzi, elementi troppo spesso sfuggiti alle cronache tradizionali. Non è solo una questione estetica: in Sardegna, la docente Cristina Valente ha riconosciuto il potenziale educativo di questo linguaggio e ha dedicato alla materia la prima tesi specialistica italiana, lavorando a stretto contatto con Spinelli. Da Milano a Sassari, il disegno diventa così un ponte fra arte, giustizia e formazione, una nuova frontiera tutta da esplorare.
Andrea Spinelli: il disegnatore che porta l’arte in aula
Andrea Spinelli ha fatto del disegno dal vivo la sua attività principale, iniziando con concerti ed eventi musicali. Nel 2022 ha scelto una strada diversa: raccontare i processi con il suo tratto, ispirato da immagini viste nei documentari americani. Colpito dalla capacità degli sketch di trasmettere la tensione e i dettagli che sfuggono alle telecamere, ha chiesto e ottenuto il permesso di disegnare in aula al Tribunale di Milano, grazie al sostegno del presidente Fabio Roia.
Il suo lavoro non è una semplice foto schizzata, ma una sintesi istantanea e attenta, fatta di acquerelli e pennelli. Spinelli cambia posizione in aula per cogliere i momenti più significativi e i diversi protagonisti, realizzando ogni disegno in pochi minuti, anche se l’intera udienza può durare ore. Così la sua opera restituisce un’immagine viva e autentica del processo.
Quando il disegno diventa lezione: l’approccio di Cristina Valente
Cristina Valente, insegnante e ricercatrice con un percorso dalla comunicazione all’arte, ha visto nel courtroom sketching uno strumento educativo innovativo. La sua tesi, discussa nel luglio 2026 all’Accademia di Belle Arti di Sassari, esplora il potere del disegno per far emergere emozioni, stimolare il pensiero critico e avvicinare gli studenti alla complessità della giustizia.
Confrontando l’esperienza italiana con quella di Stati Uniti e Francia, Valente sottolinea come l’illustrazione giudiziaria non sia solo cronaca, ma racconto umano capace di penetrare atmosfere difficili da esprimere con parole o fotografie. A corredo del lavoro, un plastico tridimensionale ricostruisce l’aula di tribunale, evidenziandone il carattere quasi sacro e la sua influenza sulle dinamiche processuali.
Dietro il disegno: strumenti, sguardi e tempi
Disegnare in tribunale non è solo questione di tecnica. Serve osservare con attenzione e muoversi tra i banchi per cogliere i diversi punti di vista. Spinelli porta con sé solo l’essenziale: carta per acquerello, pennelli, colori e acqua in una valigetta pratica. La scelta del posto da cui disegnare dipende dalla conoscenza preliminare del processo e degli attori coinvolti.
Durante le udienze, il disegnatore segue l’andamento del procedimento, cogliendo gesti, tensioni e silenzi. Il suo ritmo lento, lontano dalla frenesia dei media digitali, permette di soffermarsi su ogni dettaglio, rendendo ogni immagine unica. Per Valente, questo progetto ha anche un valore sociale: il disegno restituisce dignità e umanità a chi vive il processo, trasformando l’aula da luogo distante e freddo a spazio di empatia.
Come si disegna la giustizia nel mondo: un confronto internazionale
Nella sua tesi Valente mette a confronto l’esperienza italiana con quella di Stati Uniti e Francia. Negli Usa, il courtroom sketching ha radici profonde e spesso accompagna processi di grande eco mediatica, talvolta con un taglio sensazionalistico. Jane Rosenberg è tra le più celebri illustratrici di questo filone, con immagini diventate simbolo su riviste come il New Yorker.
In Francia, artisti come Siegfried Mahé, detto Zziigg, portano avanti uno stile che, pur diverso, condivide con l’Italia la ricerca di catturare l’essenza delle aule giudiziarie. Questo confronto ha messo in luce non solo tecniche diverse, ma una sensibilità comune nel raccontare l’anima dei processi.
L’analisi apre nuove prospettive per il disegno in tribunale anche da noi, invitando a riflettere su quale ruolo possano avere questi ritratti nel racconto pubblico e sociale della giustizia.
L’arte manuale in un mondo digitale: sfide e orizzonti
In un’epoca dominata da immagini generate da intelligenze artificiali, Spinelli sottolinea il valore della manualità e delle imperfezioni, che rendono ogni opera unica e testimoniano l’esperienza vissuta in tempo reale. Il courtroom sketching è più di un disegno: è un mix di rapidità e profondità emotiva.
La collaborazione con Valente ha dato al progetto un respiro più ampio, unendo passione artistica e rigore scientifico. Entrambi sperano che questa pratica possa diffondersi in Italia, trovando spazio anche nel mondo dell’arte e dell’informazione, con reti di specialisti e percorsi formativi dedicati.
Spinelli ricorda quanto sia importante prepararsi: conoscere le regole dell’aula, rispettare i ruoli istituzionali e saper gestire l’impatto emotivo delle testimonianze. Il suo sogno è organizzare mostre e progetti che diano all’illustrazione giudiziaria un posto stabile nel panorama culturale e mediatico italiano.
Così, il courtroom sketching si propone come ponte tra linguaggi diversi, uno strumento capace di raccontare la giustizia con i colori e il tratto, restituendo al pubblico un’immagine più sfumata e umana di ciò che accade dietro le porte dei tribunali.
