A Gibellina, un incendio ha sfiorato un’opera d’arte dedicata proprio al fuoco. Stefano Cerio, fotografo romano, aveva appena inaugurato “The Redemption of Nature”, un’installazione che racconta i boschi mediterranei bruciati e il lento risveglio della natura. Ma mentre le sue immagini parlavano di paesaggi feriti, un rogo reale si è avvicinato minaccioso, quasi a diventare parte della stessa storia. Nel piccolo paese siciliano, dove arte contemporanea e storia si intrecciano, la finzione ha perso contro la realtà in modo drammatico.
L’installazione di Cerio è un lavoro vasto e complesso dedicato agli incendi che devastano il Mediterraneo. Le grandi fotografie esposte a Gibellina sono un’anticipazione di un progetto più ampio, che sarà presentato in autunno a Carrara, al museo MudaC. Il fulcro sta nelle ferite lasciate dal fuoco e nella lente, a volte faticosa, rigenerazione della natura.
Sette pannelli di due metri per tre mostrano i territori di Pantelleria colpiti nel 2016 dall’incendio doloso di Montagna Grande, che ha bruciato 500 ettari di bosco destinati a diventare parco nazionale. Cerio ha inserito anche elementi concettuali, come il liquido rosso del ritardante antincendio, riprodotto digitalmente per sottolineare l’entità del danno.
La scelta di raccontare la Sicilia, una delle regioni italiane più colpite dagli incendi, crea un legame forte tra arte e realtà. Nel 2025, infatti, l’isola ha perso più di 500 chilometri quadrati di bosco, segnando il quarto anno consecutivo con il maggior numero di incendi in Italia.
L’incendio che ha minacciato l’installazione è stato spento in tempo dai Vigili del Fuoco, intervenuti prima che le fiamme raggiungessero le grandi stampe. Nonostante l’intervento rapido, la collina all’ingresso del paese – parte integrante del contesto dell’opera – è stata completamente distrutta dal fuoco. Stefano Cerio ha definito l’episodio una “performance involontaria” e surreale: “il dramma reale che l’installazione racconta si è materializzato proprio davanti agli occhi di chi visitava la mostra.”
La natura, ferita dal fuoco, ha dato una lezione dura e immediata sul tema dell’opera. Il pericolo di perdere le fotografie sembrava reale, ma fortunatamente le immagini sono rimaste intatte. Questo incendio è un segnale chiaro della crisi ambientale che sta colpendo la Sicilia, con conseguenze pesanti per l’ecosistema e la salvaguardia del paesaggio.
La situazione dell’isola è allarmante: solo nel 2025 le superfici bruciate hanno superato ogni previsione, con effetti visibili sulla biodiversità e sulle attività delle comunità locali.
L’installazione di Stefano Cerio non è un caso isolato. È stata selezionata e premiata all’interno di “Strategia Fotografia 2025” ed è parte del programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Fa inoltre parte del festival “GIBELLINA PHOTOROAD open air & site specific”, che porta l’arte direttamente nel territorio.
La mostra è curata da Arianna Catania per la parte siciliana e da Angela Madesani per il progetto complessivo. Questa sinergia garantisce un dialogo serrato tra arte, ambiente e società, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sui temi del cambiamento climatico attraverso immagini forti e simboliche.
La scelta di esporre pannelli di grandi dimensioni all’aperto facilita il coinvolgimento diretto degli spettatori e mette in scena gli effetti drammatici degli incendi boschivi. Così, l’installazione diventa un punto di riferimento per riflettere sulle emergenze ambientali che affliggono non solo l’Italia, ma tutto il Mediterraneo.
Il cambiamento climatico è un filo rosso che attraversa tutta l’opera di Stefano Cerio. Prima di questa mostra, l’artista aveva documentato lo scioglimento del ghiacciaio della Brenva, ai piedi del Monte Bianco, in un progetto presentato a Spoleto nel 2023 e accompagnato dal libro “Brenva”, con testi di esperti e giornalisti.
Cerio esplora ambienti diversi e fenomeni territoriali con la fotografia, strumento potente per raccontare l’impatto del riscaldamento globale. Dalle vette alpine alle isole siciliane, il suo sguardo segue il declino degli ecosistemi con rigore e passione.
Con questo lavoro, l’artista si inserisce in un dibattito urgente sulla necessità di salvaguardare la natura, di fronte alle conseguenze dell’azione umana e alle catastrofi legate al clima. La continuità tra i suoi progetti dimostra un impegno costante nel denunciare e riflettere sulle emergenze ambientali, traducendo in immagini di forte impatto emozionale e informativo una realtà sempre più difficile da ignorare.
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