Napoli si riprende la scena con una mostra che non lascia spazio a nostalgie scontate. Al Museo Madre, Samuele Piazza – curatore con un bagaglio di dieci anni alle Officine Grandi Riparazioni di Torino – firma il suo debutto con un’esposizione che scuote: Living Collapse. Il progetto ha già conquistato il Premio Meridiana, premio che premia le ricerche artistiche emergenti nel Sud Italia, sostenuto da realtà come Antony Morato e Fondazione Tridama ETS. Qui, il presepe, da sempre icona natalizia, si trasforma radicalmente. Piazza intreccia il patrimonio partenopeo con le opere di tre artisti campani, tracciando un racconto che supera la tradizione e si fa specchio di rovine, identità e trasformazioni sociali che Napoli vive oggi. Una sfida, un dialogo, uno sguardo urgente sul presente.
Il titolo Living Collapse potrebbe far pensare solo a decadenza. Ma qui è tutt’altro: è una crisi che si trasforma in opportunità di rinascita. Piazza si ispira all’idea dell’artista americano Robert Smithson, che vede le opere d’arte come “rovine a rovescio”, cioè strutture nate già in uno stato di decadenza, che però conservano memoria e potenziale. Il presepe napoletano, mappa di storie e significati stratificati, diventa così un terreno da esplorare per raccontare l’oggi. Non solo come tradizione religiosa o folcloristica, ma come narrazione di cambiamenti sociali, ecologici e culturali.
In questo senso, il presepe simboleggia una “rovina ideologica”, con i modelli del Novecento ormai superati. Ma proprio dalla rovina, intesa come problema ma anche come seme fertile, può nascere un processo di ricostruzione. Per Piazza, il presepe è un invito a svegliarsi, a capire che il passato non è solo da raccontare, ma da mettere in discussione per costruire il futuro. L’opera diventa così uno strumento critico che mette in tensione lo spettatore, spingendolo a riflettere sul presente attraverso simboli antichi.
Uno degli aspetti più interessanti dell’allestimento è il dialogo tra tre artisti napoletani – Andrea Bolognino, Effe Minelli e Raffaela Naldi Rossano – e due presepi di grande rilievo: uno tradizionale di Giuseppe Ercolano e uno contemporaneo di Jimmie Durham. Quest’ultimo, con una cultura e una visione lontane dalla tradizione napoletana, propone una lettura anticonvenzionale del tema, smontando stereotipi e aprendo a nuovi modi di interpretare il presepe.
Il presepe di Ercolano, maestro della tradizione, viene esposto in un contesto non domestico, che ne esalta l’aspetto scultoreo e rompe la percezione più scontata legata al folclore o alla religiosità. Questo accostamento regala all’installazione una pluralità di punti di vista che si integrano, creando un confronto ricco di stimoli. La scelta curatoriale di dedicare a ogni artista una sala specifica permette di approfondire singolarmente poetiche e linguaggi, lasciando spazio anche al dialogo tra le opere e l’architettura del Museo Madre.
Andrea Bolognino, Effe Minelli e Raffaela Naldi Rossano sono stati scelti anche per la loro capacità di interpretare temi importanti. Raffaela Naldi Rossano porta con sé l’esperienza di un luogo simbolico: lo studio nella vecchia casa della nonna, abbandonata e carica di tracce di vite passate, sospesa tra passato e presente. Nel museo, questa identità fluida si riflette negli ambienti, come i personaggi del presepe che prendono forma anche grazie ai luoghi che li ospitano.
Effe Minelli introduce una tensione drammatica forte, con un’installazione in cui un’ombra antropomorfa e grottesca, simbolo di morte, rompe gli schemi tradizionali e invade lo spazio museale. La sala è rivestita di specchi; il pubblico si sente quasi assediato in un gioco che richiama il rapporto antico e profondo di Napoli con la morte. Il lavoro invita a riflettere sul modo moderno di rappresentare e spesso banalizzare la fine, usando un linguaggio che mescola ironia e inquietudine.
Andrea Bolognino lavora con materiali inediti: scarti urbani trasformati insieme a elementi organici – funghi, muffe, alghe – tipici degli ambienti degradati di Napoli. Le sue sculture oscillano tra evoluzione naturale e immobilità, diventando una sorta di catalogo estetico dello scarto. Le opere sono organismi sospesi tra vita e fossilizzazione, capaci di evocare questioni ecologiche e anche escatologiche, in paesaggi che sembrano post-apocalittici.
L’architettura del Museo Madre ha giocato un ruolo chiave nella mostra. Gli spazi sono organizzati in un percorso fluido, con le sale che si incastrano una dentro l’altra creando un effetto “cannocchiale” che guida lo spettatore in un’esperienza immersiva. Il progetto si apre in una sala poco usata, con una grande finestra che si affaccia sul centro storico di Napoli. Qui si richiama ancora il presepe, che spesso nel suo allestimento tradizionale include uno sfondo naturale come parte integrante della scena.
Ogni intervento artistico è pensato appositamente per quegli spazi, rispondendo ai volumi e ai collegamenti visivi. Il museo non è solo contenitore, ma protagonista insieme alle opere, contribuendo a un discorso che attraversa comunità, memoria e sperimentazione. Il lavoro di Samuele Piazza mette in luce questa dialettica tra passato e futuro, tradizione e innovazione, invitando a ripensare il museo come luogo aperto e vivo.
“Nel presepe – spiega Piazza – non c’è una gerarchia visiva rigida. La scena sacra principale non domina la narrazione, ma si nasconde e va cercata”. Questo spinge chi guarda a un’esplorazione attenta e coinvolgente, capace di rivelare dettagli nascosti e significati inattesi. La mostra vuole proprio questo: spostare l’attenzione sui particolari marginali, apparentemente secondari, ma ricchi di informazioni preziose sul presente.
Con Living Collapse il pubblico di Napoli è chiamato a un viaggio che attraversa storia, arte e realtà quotidiana, cercando di riconciliare passato e futuro senza illusioni. Il presepe tradizionale trova così nuova vita, e la città si ritrova in un’arte che riflette criticamente le sue contraddizioni e le possibilità di cambiamento. La mostra sarà aperta fino al 18 ottobre 2026, in Via Luigi Settembrini 79, e si conferma un appuntamento di rilievo nel panorama culturale italiano contemporaneo.
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