Il 9 settembre, l’Auditorium Conciliazione si trasforma in un crocevia di suoni e visioni. La 41ª edizione del Romaeuropa Festival si apre con un doppio concerto che promette di scuotere le convenzioni. Caterina Barbieri, nome di punta dell’elettronica contemporanea e direttrice della Biennale Musica di Venezia, incontra Christian Marclay, artista e musicista premiato con il Leone d’Oro, noto per le sue opere che fondono immagine e suono. A supportarli, l’ensemble francese ONCEIM, specialista in musica d’avanguardia. Un mix di tecnologia e sperimentazione che accende la scena romana, trasformando la musica in un’esperienza da vivere oltre l’ascolto.
Romaeuropa Festival: un crocevia tra musica, danza e arti digitali
Da anni il Romaeuropa Festival è uno degli appuntamenti più importanti in Europa per la cultura contemporanea multidisciplinare. Nato nel 1986 e guidato dal 2015 da Fabrizio Grifasi, il festival si è affermato come un terreno fertile per sperimentazioni tra musica, danza, teatro e arti digitali. La 41ª edizione, dal 8 settembre al 15 novembre 2026, proporrà più di novanta spettacoli tra teatri storici e spazi industriali riconvertiti della città. In questo caleidoscopio artistico, la musica resta uno degli elementi più solidi, con una selezione di artisti internazionali sempre alla ricerca di nuovi linguaggi sonori. Quasi mille performer attesi disegneranno così una mappa aggiornata delle tendenze creative a livello globale.
Caterina Barbieri e il debutto italiano di “Non puoi contare l’infinito”
L’apertura è affidata alla prima italiana dell’ultima opera di Caterina Barbieri, commissionata dalla Philharmonie de Paris. “Non puoi contare l’infinito” è un lavoro orchestrale che segna un momento cruciale nella sua ricerca chiamata Ecstatic Computation, che esplora tecniche generative per sondare il tempo, la memoria e stati alterati di coscienza. Barbieri porta la sua grammatica sonora, finora basata sui sintetizzatori modulari, in un contesto acustico ampio, con orchestra, tre voci ed elettronica. Il tema centrale è profondo: origine, nascita, separazione. «Per me questa musica è un canto di perdita dell’Uno», spiega la compositrice. L’opera si sviluppa in due atti: il primo, “Bruma”, unisce orchestra, voci ed elettronica, il secondo, che dà il titolo all’opera, è un’aria per archi, ottoni e voce.
Sul piano narrativo, Barbieri ha scritto una poesia che rappresenta un dialogo tra madre e figlio poco prima della nascita. La musica ricrea l’atmosfera sospesa e nostalgica di quel momento: il soprano canta una melodia invertita, quasi meccanica, mentre archi e ottoni imitano il pianto fluttuante di un neonato, evocando un sentimento insieme estraneo e profondamente umano. L’opera si presenta come una scansione sonora della ferita originaria, il passaggio dal tutto all’unità individuale. Barbieri dà così forma artistica a un’esperienza che va oltre la musica tradizionale, portando l’ascoltatore in un viaggio tra suono, memoria ed emozione.
Christian Marclay e la nuova frontiera sonora di “Constellation”
In continuità con Barbieri, Christian Marclay propone un’altra prospettiva sulla musica contemporanea. La sua nuova opera “Constellation” si ispira alla Musique Concrète e al collage visivo per creare un linguaggio sonoro e performativo unico. Marclay lavora sul campionamento in tempo reale degli strumenti e delle tecniche estese dell’ensemble ONCEIM, trasformando i suoni in un tessuto da tagliare, rimodellare e riarrangiare come se fossero nastri magnetici o file digitali. Il risultato è un mix di rigore tecnologico e improvvisazione, che trasforma la sala da concerto in un vero laboratorio artistico in movimento.
La forma di “Constellation” prende molto dall’arte visiva: dalle nature morte con spartiti del Seicento fino alle forme spezzate del Cubismo di Braque e Picasso. L’obiettivo è rompere il flusso tradizionale della musica orchestrale, creando un microcosmo in continuo mutamento dove suono e immagine si fondono. L’esperienza che ne nasce supera le categorie classiche, costruendo un ponte tra musicista e pubblico, in cui ascoltare diventa un atto attivo, creativo e imprevedibile. Quest’opera si inserisce nel festival come simbolo della contaminazione tra arti visive e sonore, dimostrando come la tecnologia possa amplificare e ridefinire la performance.
Un’apertura che mette la musica contemporanea sotto i riflettori
La collaborazione tra Caterina Barbieri, Christian Marclay e l’ensemble ONCEIM dà il via al Romaeuropa Festival 2026 con un segnale forte, sia sul piano artistico che simbolico. I due lavori si concentrano sulla ricerca sonora, esplorando i confini tra musica acustica ed elettronica e rompendo gli schemi della tradizionale sala da concerto. L’appuntamento del 9 settembre all’Auditorium Conciliazione è più di un doppio debutto: è la testimonianza di due visioni innovative del suono e della performance.
Al centro c’è una riflessione profonda sulla musica come esperienza sensoriale e culturale, capace di toccare le corde più intime dell’ascoltatore. La scelta di ONCEIM, specializzata in sperimentazione e improvvisazione, conferma la volontà di affidare partiture complesse a un ensemble che sa dare corpo e vita a un linguaggio sonoro sfuggente. Così il festival si apre con un passo deciso oltre il puro intrattenimento, proponendo un dialogo tra tecnologia e forza espressiva, pronto a tracciare nuove rotte per le arti performative.
