Era il 1973 quando Gianfranco Calligarich fece il suo ingresso nella letteratura con “L’ultima estate in città”. Non si trattava solo di un romanzo, ma di una cartolina da un’estate romana ormai svanita. Leo Gazzarra, il protagonista, vaga tra amori incerti e sensazioni sfuggenti, mentre Roma, il litorale e una Milano di quegli anni si stagliano sullo sfondo come personaggi a sé. Arianna, colei che cattura il cuore di Leo, è un’ombra dolceamara: un sentimento mai pienamente realizzato, ma sempre presente, a tormentare i giorni e le notti. L’atmosfera che si respira richiama la “Dolce vita” di Fellini, ma senza filtri, più cruda e malinconica.
Un romanzo che racconta la giovinezza attraverso emozioni scolpite nella memoria
“L’ultima estate in città” è un racconto carico di emozioni vive, come battiti che si allargano attraverso i personaggi. Non parla solo di Leo e Arianna, ma di un’intera generazione sospesa tra desideri e dubbi, tra la voglia di amare e la paura di perdere quel poco che si ha. Calligarich non segue una trama lineare, ma costruisce un mosaico di sentimenti che spingono il lettore a riflettere, a sorridere con un po’ di amaro e a trattenere qualche lacrima. Ogni pagina regala frasi che, per la loro intensità, restano impresse, diventando parte di quel bagaglio emotivo che ci portiamo dentro. La scrittura è semplice ma densa, capace di evocare luoghi e stati d’animo senza scadere nella banalità.
Roma e Milano: due città, un’estate che lascia il segno
Roma negli anni ’70 non è solo uno sfondo, ma un vero protagonista del romanzo. Le sue strade, i caffè pieni, il litorale carico di promesse estive e la frenesia di Milano sono raccontati con gli occhi di un giovane che si muove tra meraviglia e inquietudine. Il richiamo alla “Dolce vita” di Fellini torna spesso, ma Calligarich punta tutto sulla spontaneità e su un’umanità meno levigata, un ritratto più fragile e vero. La città diventa così complice di passioni e delusioni. In questo scenario, la crescita dei personaggi si consuma con quella leggerezza e quel peso tipici di un’estate che sa di ultimo respiro, preludio a cambiamenti personali e sociali.
Gianfranco Calligarich: un esordio che ha lasciato il segno
Questo romanzo, premiato e amato nel tempo, va ben oltre il semplice debutto. Gianfranco Calligarich, scomparso nel 2024, è stato uno scrittore e sceneggiatore capace di dare voce a personaggi e situazioni con un’originalità che resta intatta. “L’ultima estate in città” nasce da un giovane autore, ma mostra subito una maturità emotiva rara, un modo di raccontare la gioventù con uno sguardo insieme critico e tenero. La sua lunga vita editoriale dimostra come questo libro continui a essere letto, riletto e apprezzato da generazioni diverse, trovando nuova forza in ogni epoca. Non è solo una storia d’amore adolescenziale, ma un mosaico di dolori, desideri e rivoluzioni interiori che parla a chiunque abbia vissuto un’estate di cambiamento.
