Nel cuore di Spoleto, Palazzo Collicola si trasforma e si accende di nuova energia. Non è solo una galleria d’arte moderna: è un viaggio attraverso la storia che lega questa città umbra all’arte contemporanea. Camminare tra le sue stanze rinnovate significa immergersi in un racconto vivo, dove artisti, correnti ed eventi si intrecciano per offrire un’esperienza autentica, capace di coinvolgere ogni visitatore, passo dopo passo.
Il nuovo allestimento nasce con un’idea chiara: seguire il filo che collega Spoleto all’arte contemporanea, intrecciando la linea del tempo a uno studio attento delle opere. Saverio Verini, direttore del museo, parla di questa scelta come di una chiave per capire perché Spoleto sia diventata una tappa imprescindibile nel panorama artistico italiano e internazionale. Sedici sezioni raccontano l’evoluzione culturale della città, passata per mostre storiche, donazioni e acquisizioni che hanno consolidato la sua vocazione artistica.
Dietro l’allestimento c’è il lavoro scientifico di Arianna Paragallo e la mano dell’architetto Filippo Loy, che ha curato l’aspetto scenografico. L’obiettivo è uno spazio vivo, dove architettura e opere si parlano, e ogni sala racconta un’epoca, un gruppo di artisti o un evento che ha segnato la storia culturale spoletina.
Si comincia con Leoncillo e il Gruppo di Spoleto, protagonisti di una stagione cruciale in cui l’arte contemporanea ha radici profonde nel territorio. Loro hanno seminato il dialogo che ha portato la città a diventare un punto di riferimento. Poi arriva il Premio Spoleto, nato negli anni Cinquanta, che ha accolto artisti da tutta Italia, trasformando Spoleto in un crocevia di linguaggi e stili.
Tra i protagonisti spicca Mario Ceroli, le cui opere trovano spazio in ambienti pensati anche per valorizzare l’architettura storica del palazzo, come il balcone che si affaccia sul cortile interno. Questo dialogo tra spazio e arte è uno dei punti di forza del nuovo allestimento, che non si limita a esporre quadri, ma vuole far respirare la storia e il contesto.
Un capitolo importante è dedicato alla mostra “Sculture nella città” del 1962, curata da Giovanni Carandente, un evento che ha segnato un passaggio decisivo per l’arte contemporanea del secondo Novecento. Attraverso opere originali, bozzetti e fotografie di Ugo Mulas, il museo ricostruisce quel momento in cui Spoleto è stata al centro del dibattito artistico nazionale e internazionale.
Lo spazio riservato ai grandi artisti conferma il legame stretto della città con nomi come Beverly Pepper, Alexander Calder e Sol LeWitt, protagonisti di un dialogo creativo che si riflette nelle collezioni di Palazzo Collicola. Accanto a loro, c’è anche Marilena Bonomo, gallerista e promotrice culturale che ha giocato un ruolo chiave nell’aprire la scena artistica spoletina verso l’estero, senza mai perdere il legame con il territorio.
Una sala è dedicata a Giovanni Carandente, figura fondamentale nella storia del museo e della città. Qui si trovano opere donate dagli artisti, documenti d’archivio e materiali preziosi che raccontano la rete di relazioni costruita nel tempo. Carandente non è stato solo un curatore, ma un vero e proprio tessitore di rapporti, capace di scoprire talenti e sostenere il patrimonio artistico con passione e visione.
Questa sezione non è solo un omaggio, ma un’occasione per riflettere sull’impatto che il suo lavoro ha avuto nello sviluppo culturale di Spoleto, trasformandola in un centro attivo e dinamico nel panorama italiano.
Proseguendo nel percorso, si incontrano le correnti artistiche che hanno animato Roma nel secondo dopoguerra, con un focus sugli anni Ottanta. Dall’astrazione alla Scuola di San Lorenzo, la mostra ripercorre un periodo ricco di fermenti e sperimentazioni.
Le sale monografiche dedicano spazio a due maestri di fama internazionale: Alberto Burri e Domenico Gnoli. Le loro opere, esposte con cura, raccontano un’arte che ha segnato un’epoca e continua a stimolare riflessioni anche oggi. Questo segmento mostra come Palazzo Collicola sappia connettere il locale con il nazionale senza forzature, offrendo uno sguardo equilibrato sulla scena artistica italiana del Novecento.
Il percorso si chiude con uno sguardo agli artisti che hanno lavorato a Spoleto dagli anni Sessanta a oggi. Tra le ultime acquisizioni ci sono opere di Jacopo Miliani, arrivate con il PAC 2024 del Ministero della Cultura, e di Bekhbaatar Enktur, che ha donato un’opera al museo nel 2023 durante una mostra.
Questi nuovi arrivi testimoniano la volontà del museo di mantenere vivo il dialogo tra passato e presente. Continuare a puntare sulla contemporaneità significa ampliare la propria identità e offrire spazio a nuove voci, senza dimenticare la storia che ha reso unico questo luogo.
L’architetto Filippo Loy ha pensato a un progetto espositivo che crea continuità tra le sale. Le vedute si aprono da un ambiente all’altro, giocano con le prospettive e accompagnano il visitatore in un percorso fluido e coinvolgente.
Anche i pannelli esplicativi sono essenziali e pratici, con supporti magnetici che permettono una lettura chiara e pulita. Questo sistema rispecchia il carattere dinamico dell’allestimento, che si adatta nel tempo e all’esperienza del pubblico, favorendo il dialogo tra opere e spazio.
Con questo nuovo volto, Palazzo Collicola conferma il suo ruolo di protagonista nel panorama culturale italiano, offrendo a Spoleto un luogo dove memoria e innovazione si incontrano nel segno dell’arte contemporanea.
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