Manca poco più di un mese all’appuntamento con I Suoni delle Dolomiti 2026. Dal 24 agosto al 3 ottobre, il cuore del Trentino si trasformerà in un palcoscenico naturale. Qui, tra prati fioriti, rifugi accoglienti e cime imponenti, la musica si diffonderà senza amplificatori, lasciando spazio solo al suono puro degli strumenti. Da oltre trent’anni, questo festival è molto più di concerti: è un dialogo aperto con l’ambiente, un invito a vivere la montagna con rispetto e attenzione verso la sostenibilità e l’inclusione culturale. Un’esperienza che unisce bellezza naturale e arti, con un messaggio forte e chiaro.
Musica e natura: un binomio che regala emozioni uniche
I concerti si svolgono esclusivamente sulle Dolomiti trentine, riconosciute patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO dal 2009 per il loro valore paesaggistico e geologico. Gli spettacoli si tengono in luoghi spesso raggiungibili solo a piedi: malghe, passi alpini, rifugi e praterie d’alta quota. Questa scelta, lontana dai soliti circuiti urbani, trasforma ogni esibizione in un’esperienza a tutto tondo. L’assenza di grandi palchi e amplificazioni mette in risalto la purezza del suono, creando un legame diretto tra l’ascoltatore, la musica e la natura circostante. Il programma spazia tra generi e stili diversi, con artisti internazionali e giovani talenti.
La valorizzazione del territorio resta uno dei punti fermi del festival. Attraverso la musica e le location scelte, si promuove un turismo consapevole, che punta al rispetto e alla tutela dell’ambiente alpino. Quest’anno il festival conferma il suo impegno per la sostenibilità , ottenendo la certificazione ISO 20121:2024 per la gestione degli eventi in chiave ambientale e sociale. Inoltre fa parte della European Festivals Association, rete europea che sostiene iniziative culturali attente al contesto locale e globale.
Programma ricco e variegato, con protagonisti di spicco
Sotto la direzione artistica di Mario Brunello, il calendario attraversa tutta l’estate e l’inizio dell’autunno con concerti in scenari naturali delle Dolomiti trentine. L’apertura, il 24 agosto a Malga Tassulla in Val Nana , vedrà i Violoncellisti della Scala insieme al Coro SOSAT, che festeggia il suo centenario, con un progetto che intreccia tradizione alpina e sonorità contemporanee grazie agli arrangiamenti di Stefano Nanni.
Il 28 agosto al Rifugio Tosa Pedrotti sull’altopiano della Paganella si esibirà il violinista Ilya Gringolts, noto per il suo virtuosismo che spazia dal barocco alla musica contemporanea. Tra gli appuntamenti più suggestivi c’è il concerto dell’alba del 2 settembre al Sass Pordoi, in Val di Fassa, con il giovane ensemble statunitense Belles of the Rockies, formato da talenti dell’Università del Colorado che promuovono anche il ruolo delle donne nelle musiche per ottoni.
Il festival continua con artisti come il cantautore alaskano Quinn Christopherson e il progetto Trekking dei Suoni : un’esperienza di cammino musicale che si conclude con il concerto di Mario Brunello e Gilles Apap, un duo che mescola culture e linguaggi musicali con la montagna come teatro naturale.
Il sound balcanico-jazz dei Baba Yaga risuonerà il 10 settembre ai piedi del Latemar, mentre l’Ilumina Ensemble del Brasile incanterà il 12 settembre tra Madonna di Campiglio e Pinzolo. Il controtenore Jakub Józef Orliński sarà protagonista il 15 settembre con un programma barocco pensato anche per persone con disabilità . Numerosi altri eventi seguiranno fino alla chiusura, offrendo un ventaglio ampio di stili e esperienze multimediali.
Sostenibilità e inclusione: al centro del festival
Da sempre I Suoni delle Dolomiti si distinguono per un approccio attento all’ambiente e all’inclusione. L’ingresso nella European Festivals Association ha spinto il festival a migliorare la gestione secondo gli standard ISO 20121:2024, riconosciuti a livello internazionale per eventi sostenibili. Le pratiche adottate riguardano la riduzione dell’impatto ambientale, l’uso efficiente delle risorse e il coinvolgimento delle comunità locali.
L’accessibilità ha un ruolo centrale nel programma 2026. Quattro concerti sono stati pensati per permettere la partecipazione anche a persone con disabilità motoria e uditiva. L’obiettivo è offrire a tutti la possibilità di vivere appieno l’esperienza immersiva del festival. Gli eventi si svolgono su percorsi di diversa difficoltà , per garantire una fruizione più ampia, anche se la maggior parte delle location resta raggiungibile solo a piedi.
I Suoni delle Dolomiti promuovono inoltre un turismo responsabile, invitando i visitatori a rispettare i luoghi e a condividere valori di attenzione ambientale. L’esperienza del festival favorisce un ascolto attento e quasi meditativo, dove il silenzio intorno diventa parte integrante della musica e la relazione tra uomo e natura si fa viva e concreta.
Trent’anni di storia tra arte, cammino e natura
Nato nel 1995 da un’idea di Paolo Manfrini, giornalista e dirigente culturale, I Suoni delle Dolomiti si sono sempre distinti per la loro formula: musica senza palco e senza amplificazione esagerata, con concerti immersi in scenari alpini raggiungibili solo a piedi. Questa scelta crea un’esperienza autentica e condivisa, in cui la fatica della salita diventa parte del rito collettivo e apre l’ascolto a una dimensione nuova.
Nel tempo il festival ha mantenuto il legame con il territorio, evolvendosi senza perdere i valori di partenza: rispetto per la natura, sostenibilità e inclusione sociale. È un modello originale nel panorama internazionale, capace di rinnovarsi e attirare un pubblico internazionale attento sia alla qualità artistica sia a quella ambientale.
Ogni concerto diventa così un momento di equilibrio tra arte e natura, dove la musica si fonde con i suoni e i silenzi delle Dolomiti, creando un’atmosfera intensa e partecipata. I Suoni delle Dolomiti 2026 si confermano un appuntamento da non perdere per chi cerca un’esperienza culturale intensa, immersa in uno dei paesaggi naturali più belli e protetti d’Europa.
