Nel cuore dell’Athens Epidaurus Festival, il 12 luglio, un gesto antico ha preso nuova vita. Non c’è più il coltello, né la carne da tagliare, eppure il ritmo di un macellaio è vivo sul palco. Butchers, lo spettacolo di Gloria Dorliguzzo, si nutre di movimenti essenziali, ripetuti come una partitura musicale che scandisce il tempo. La coreografa milanese, insieme alla studiosa Lucia Amara, ha scavato nella “danza dei macellai” per restituirne un universo fatto di forme e memorie che abitano il corpo. Una pratica popolare trasfigurata, che si spinge fino alle radici più profonde della cultura greca antica e della metrica poetica. Il gesto diventa così racconto, un richiamo che fa sentire, nel corpo dello spettatore, il peso di un rito ormai svuotato ma carico di significati.
Da hasapiko a danza astratta: come nasce Butchers
Il progetto prende vita dall’etimologia della parola greca hasapiko, che significa “danza dei macellai”. Gloria Dorliguzzo, milanese classe 1984, ha intrapreso un percorso di ricerca che unisce antropologia, filologia e danza contemporanea. Insieme a Lucia Amara, studiosa bolognese esperta di teatro, ha ricostruito le origini di questa danza popolare, praticata nelle corporazioni di macellai di Costantinopoli e legata anche ai riti e ai gesti tecnici del taglio nella Grecia antica.
Lo spettacolo però non mostra né attrezzi né immagini cruente. Niente coltelli, animali o sangue. Rimane solo il movimento, isolato dalla sua funzione originaria e osservato nella sua struttura ritmica e coreografica. Questa sottrazione drastica diventa una scelta stilistica chiave: il gesto perde la sua utilità pratica e si fa forma astratta, fatta di peso, equilibrio, sospensione, precisione e ripetizione. Così viene a galla una memoria corporea che resiste, sedimentata nei corpi, anche se il suo significato originale si è perso nel tempo.
Da un’azione concreta a una forma d’arte: è questo il viaggio che mostra come l’esperienza accumulata nel corpo si conservi e si rifletta ancora oggi. Ogni movimento racconta una storia, un rito, una traccia culturale.
Ritmo, poesia e gesto sacrificale: la chiave di Amara e Dorliguzzo
Lucia Amara ha portato nel progetto un approfondimento di filologia e teoria teatrale. La parola “taglio” in greco antico ha molteplici significati: dalla macellazione rituale alla scansione metrica del verso poetico. Il gesto del macellaio si traduce così anche in ritmo poetico e rituale. Il ritmo non è solo danza, ma anche poesia e rito, luoghi dove corpo e parola si intrecciano.
Amara si è ispirata alla teoria di Jesper Svenbro, che paragona il taglio della carne sacra al taglio interno della poesia, immaginando una lama metaforica che separa e dà forma tanto alla materia quanto al testo. Questo legame ha spinto la performance verso una dimensione in cui il corpo animale si trasforma nel corpo del testo poetico, e il sacrificio materiale lascia spazio alla memoria e alla parola. La parola diventa protagonista, mantenendo il senso del rito senza bisogno di violenza.
Così si crea una sostituzione simbolica che attraversa culture diverse: dall’uccisione di animali al sacrificio di elementi vegetali, fino all’ostia cattolica. La scena di Butchers vive su questo confine tra materiale e immateriale, tra azione e rappresentazione.
Il gesto come memoria vivente e il valore della sottrazione scenica
Per Dorliguzzo, il fulcro dello spettacolo è il gesto e la sua ripetizione isolata. Ha tolto tutto ciò che è materiale per liberare il gesto dal contesto cruento, lasciandone solo la struttura ritmica e performativa. Le sequenze diventano un linguaggio senza parole, capace di evocare una memoria nascosta attraverso la sospensione.
La scelta di eliminare coltelli e animali non nasce da un intento etico esplicito, ma da una riflessione consapevole. Nella Grecia antica uccidere un animale non era un atto qualunque: si accompagnava a rituali sacri che giustificavano il consumo della carne. Oggi, invece, la coreografia spinge lo spettatore a percepire una domanda etica senza dichiararla, lasciando spazio a dubbi e suggestioni.
In questo modo emerge un “fantasma” nella performance: il pubblico non vede ciò che veniva tagliato, ma lo intuisce attraverso la precisione, il ritmo e la tensione dei movimenti. Questo passaggio da una percezione razionale a un’esperienza più istintiva è il cuore dello spettacolo.
I protagonisti: macellai professionisti e danzatori tradizionali greci
Coinvolgere macellai professionisti è stata una scelta per dare autenticità al gesto. Questi esperti conservano sequenze di taglio tramandate nel tempo, che dimostrano l’esistenza di un codice motorio condiviso, a prescindere dall’origine o dall’esperienza personale. La ripetizione diventa testimonianza di una tradizione che ha attraversato epoche e culture.
Accanto a loro, una danzatrice esperta di danza tradizionale greca aggiunge un contrappunto coreografico che lega il movimento alle radici culturali locali, arricchendo la performance con un dialogo tra autenticità e ricerca artistica.
La poesia che prende il posto dell’animale sul palco
Nel clima rituale di Butchers, la poesia sostituisce l’animale. Prendendo spunto da un episodio in cui il poeta Pindaro risponde con una lirica di vittoria invece di un sacrificio materiale, la lettura di Amara inserisce uno strato simbolico nel lavoro. La parola poetica sostiene il ritmo e tiene viva la struttura sacra senza ricorrere alla violenza.
Si torna così alle origini del testo poetico come elemento sacro e rituale, trasformando il sacrificio in un’offerta simbolica. La scena diventa uno spazio dove rituale, gesto e parola si incontrano senza conflitti. L’incontro tra danza e poesia crea un’atmosfera sospesa, aperta a diverse interpretazioni.
Butchers mostra come la coreografia contemporanea possa mettere in dialogo culture e discipline, recuperando un patrimonio antico attraverso un lavoro attento di sottrazione e reinterpretazione. La forza del gesto si rivela nella sua memoria viva, capace di svelare un tesoro culturale nascosto nel corpo umano.
