New York, 2026: Terraforma sbarca nella Grande Mela. Non è un evento da poco, soprattutto per un festival nato in Italia, cresciuto tra boschi e sperimentazioni sonore, e ora pronto a confrontarsi con una delle capitali mondiali dell’arte contemporanea. Terraforma non arriva come un semplice ospite, ma con un progetto che fonde musica sperimentale, ecologia e incontri culturali. Qui, performance e ricerca si intrecciano, andando oltre il concerto tradizionale. Questo passo oltre l’Atlantico non segna solo un’espansione geografica, ma una nuova fase per un festival che vuole ridefinire il modo di vivere e raccontare l’arte.
Il 24 e 25 luglio 2026 saranno giorni da segnare per chi segue la musica d’avanguardia e le arti performative. Terraforma EXO, nuova versione itinerante del festival, esordisce negli Stati Uniti con un evento speciale al MoMA PS1 di Queens, uno dei luoghi più vitali e anticonvenzionali dell’arte contemporanea. Questa collaborazione celebra due anniversari importanti: i 50 anni del MoMA PS1 e i 50 anni dell’etichetta reggae/dub Wackies, fondata nel Bronx nel 1976 da Lloyd “Bullwackie” Barnes. Un’occasione per mettere in luce il legame profondo e duraturo tra New York e le scene musicali innovative di tutto il mondo.
La serata di apertura vedrà sul palco nomi di rilievo come Bullwackie e Mark Ernestus, noto per le sue sperimentazioni nel dub techno con i Basic Channel e da tempo vicino a Terraforma. A completare il quadro, le voci di Claudette “Lovejoy” Brown e Wayne Jarrett, che faranno immergere il pubblico nel ricco mondo del reggae e del dub. Il giorno successivo, all’Anthology Film Archives di Lower Manhattan, sarà proiettato “Bullwackie’s in New York”, documentario del 1985, seguito da un confronto con gli artisti. La due giorni si chiuderà con i DJ set di Arthur presso Slam Jam NYC, dando vita a un mix sonoro che va oltre i confini tradizionali del concerto.
Ruggero Pietromarchi, fondatore e direttore artistico del festival, vede nella partnership con il MoMA PS1 un momento decisivo. Questa istituzione ha avuto un ruolo chiave nel riconoscere l’arte sonora come disciplina autonoma. Portare Terraforma lì significa inserirsi in un contesto che condivide sensibilità simili. L’intento è offrire una curatela che guarda alla ricerca artistica, senza fermarsi alle etichette di genere. Non conta se si parla di elettronica, jazz, folk o dub: l’interesse è capire come ogni artista riscriva il linguaggio del suono.
Un esempio chiaro è la scelta di mettere al centro l’etichetta Wackies, non con nostalgia ma con uno sguardo sperimentale, in dialogo con figure come Mark Ernestus che da tempo lavorano a collegare la scena europea e quella americana. La selezione musicale e artistica punta a far evolvere il rapporto tra artisti e pubblico, aprendo nuove strade d’ascolto e interpretazione.
Il debutto a New York è solo il primo passo di un progetto più ampio che nel 2026 toccherà altre due città italiane. Il 17 ottobre, al parco di Villa Tasca a Palermo, si terrà un’esibizione immersiva dell’Abdullah Miniawy Trio. Miniawy, poeta e musicista egiziano, simbolo della Primavera Araba, guiderà un viaggio sonoro che mescola jazz contemporaneo e tradizioni mediorientali. Un evento capace di trasmettere una forte tensione emotiva, oscillando tra atmosfere urbane e richiami spirituali, in uno degli spazi verdi più suggestivi della Sicilia.
A novembre, il tour si concluderà a Milano con un concerto speciale al Teatro Lirico Giorgio Gaber, frutto della collaborazione con la Fondation Cartier pour l’art contemporain. Qui andrà in scena “Correspondences Live” di Soundwalk Collective & Patti Smith, performance che amplia la retrospettiva di una mostra curata dalla Triennale di Milano e dalla Fondation Cartier. Un viaggio sensoriale che racconta ecosistemi fragili, memorie collettive e riflessioni urgenti sul cambiamento climatico attraverso suoni e poesia.
Il cuore di Terraforma EXO è un obiettivo chiaro: cambiare il modo in cui si percepiscono i luoghi e le comunità. La musica sperimentale diventa uno strumento per affinare la sensibilità verso il paesaggio sonoro, seguendo la lezione di R. Murray Schafer, che negli anni ’70 ha introdotto il concetto di “soundscape”. Ognuno di noi vive immerso in un ambiente fatto di suoni che influenzano il modo di vedere il mondo. Imparare a cogliere questi suoni non è solo un esercizio artistico, ma una riattivazione della coscienza di spazio.
Accanto a questo c’è una forte componente sociale e politica: Terraforma vuole costruire spazi aperti di condivisione, evitando di chiudersi in contesti autoreferenziali. Lo spirito del festival è sperimentare nuove forme di incontro e dialogo tra pubblico, artisti e territorio. Una rigenerazione continua che si configura come una vera e propria pratica ecologica, fatta di trasformazione culturale e comunitaria attraverso suono e arte.
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