“Mi sono chiesta più volte che cosa significhi davvero appartenere a un luogo”, confida Popa. È da qui che nasce “Nuda proprietà”, il suo nuovo album uscito l’8 maggio per Peermusic Italy. Dieci canzoni nate all’improvviso, come lampi di vita quotidiana, che si intrecciano con paesaggi di un’Italia sfaccettata, a volte fragile, a volte ostinata. Al centro, c’è la Signora, un personaggio femminile che si muove tra desideri e rimpianti, un ritratto che si svela lentamente, quasi come un film breve e intenso, capace di riflettere emozioni universali.
Un album nato dalla vita di tutti i giorni
“Nuda proprietà” non è un concept costruito a tavolino. Collaborare con Gaetano Scognamiglio, produttore e compositore di lunga data, ha fatto sì che i pezzi nascessero un po’ sparsi, partendo dall’osservazione di ciò che accade intorno, nella vita di ogni giorno. Il disco raccoglie sensazioni, contraddizioni e dettagli di un’Italia che è allo stesso tempo moderna e in parte decadente.
Popa racconta che solo dopo aver finito di registrare si è accorta che quei brani formavano un racconto unico. La musica diventa così un viaggio dentro la realtà italiana, fatto di momenti di malinconia e richiami a una bellezza radicata nel presente. Le canzoni sono tappe di un percorso emotivo che oscilla tra il desiderio di stabilità e la voglia di muoversi, una metafora potente della condizione umana e sociale.
Il titolo dell’album nasce da una scoperta inaspettata: la “nuda proprietà” è un istituto giuridico, ma per l’artista, che vive in Italia ma viene dalla Lituania, assume un significato più ampio. È l’immagine di un luogo che si possiede senza averne davvero il controllo, un equilibrio fragile tra attaccamento e distanza, tra radicamento e voglia di partire.
La Signora: dodici mesi nelle stagioni della mente
Al centro dell’album c’è “la Signora”, un personaggio evocato da Popa, ma lasciato aperto, senza una definizione precisa. È il filo che unisce i brani lungo un anno. L’inverno, con la sua immobilità e malinconia, si alterna alla primavera, stagione di rinascita e leggerezza, in cui la protagonista si concede momenti di evasione, uscite notturne e viaggi.
Questo passaggio tra stagioni si riflette nelle atmosfere e nei testi, dove si contrappongono la staticità di casa e il richiamo del mondo fuori. Tra spostamenti da Milano a luoghi reali o immaginari come Monte Carlo e la Grecia, la Signora cambia piano piano, raccontando la vita che si muove tra routine e sogni di fuga.
Il suo percorso rispecchia tante esperienze comuni, un racconto universale che diventa musica. L’album mostra la vita come alternanza di solitudine e socialità, immobilità e movimento.
Intimità e quotidianità: casa, citofono e cani nella grafica
Rispetto al disco precedente, “Arte e Finanza”, più distaccato e riflessivo, “Nuda proprietà” si fa racconto intimo, un’immersione profonda nella vita della protagonista. Anche il progetto visivo segue questa linea. La copertina mostra l’ingresso di una casa, un’auto pronta a partire, un cane che aspetta e un citofono particolare: al posto dei nomi degli inquilini ci sono i titoli delle canzoni.
Questa scena domestica sottolinea il tema della nuda proprietà, uno spazio sospeso tra la sensazione di stabilità e la possibilità di andare via. Durante lo shooting sono spuntati per caso dei cagnolini che hanno dato un tocco quasi narrativo in più: la Signora sembra uscire da quel portone, lasciando indietro il luogo che abitava, affidando agli animali una presenza emotiva forte e inaspettata.
Così, immagine e musica si intrecciano, dando forma a una storia che si muove negli spazi di tutti i giorni. I dettagli scelti sono familiari, ma lasciano intravedere anche un senso di fuga e sospensione.
“Dove andiamo a ballare questa sera?”: tra leggerezza e responsabilità
Uno dei pezzi più curiosi dell’album si chiama “Dove andiamo a ballare questa sera?”, ispirato a un libro del 1988 scritto dall’ex politico Gianni De Michelis. Quel volume elencava 250 discoteche italiane e aveva una prefazione di Gerry Scotti. Popa ha trovato interessante questa doppia faccia: “un uomo impegnato in politica che amava anche la vita notturna e il ballo.”
Da qui nasce l’idea di cercare uno spazio per la leggerezza senza rinunciare alle responsabilità. La musica diventa un sollievo, un modo per affrontare un’epoca segnata da conflitti e tensioni. Popa chiarisce che “la leggerezza non è fuga o superficialità, ma una necessità per non farsi sopraffare.”
Il brano è un invito a non dimenticare che anche nei momenti difficili il ballo, la musica e la socialità restano strumenti preziosi per ritrovare energia e serenità.
L’Italia degli anni Settanta e Ottanta nel lavoro di Popa
“Nuda proprietà” si arricchisce anche grazie all’interesse di Popa per il passato recente dell’Italia, con una ricerca che spazia tra cinema, tv e archivi digitali. L’artista prende spunto da immagini e storie degli anni Settanta e Ottanta per costruire un immaginario che va oltre la superficie, offrendo un quadro complesso e stratificato.
Nel disco non mancano riferimenti a locali storici, personaggi e luoghi che conservano l’atmosfera di un tempo. Questo sguardo al passato serve a sottolineare l’importanza di radici culturali solide e, allo stesso tempo, a mettere in luce una certa distanza dalle mode veloci del presente.
Popa valorizza quei posti che resistono al cambiamento, mantenendo intatte sensazioni ed emozioni. Così il disco diventa un ritratto di un’Italia familiare e sorprendente, fatta di malinconia ed eleganza un po’ decadente, capace di intrecciare nostalgia e voglia di ripartire.
