Quando Renato Zero è salito sul palco dell’Idroscalo di Ostia, l’atmosfera si è subito fatta vibrante. Era l’apertura della quinta edizione del Puntasacra Film Fest, e il cantautore romano non è arrivato a mani vuote: ha presentato la versione restaurata del suo film cult, “Ciao Nì”. Davanti a un pubblico attento, Zero non si è limitato a introdurre la pellicola. Ha scelto di raccontare la sua Roma meno conosciuta, quella autentica, fatta di strade vissute e sogni complicati. Ha parlato di giovani, delle loro sfide quotidiane, e di quanto sia cruciale preservare una libertà creativa senza cedere a compromessi. Parole sincere, scambiate come in una lunga chiacchierata tra vecchi amici, piene di ricordi e di passione per un futuro migliore.
L’Idroscalo, un patrimonio nascosto che Roma fatica a valorizzare
Renato Zero ha descritto l’Idroscalo di Ostia come una risorsa preziosa ma poco conosciuta. «Una miniera d’oro», l’ha definito, un luogo pieno di storie e volti che la città ancora non riesce a mettere in luce come meriterebbe. Per lui, Roma sta perdendo le sue radici vere, quelle che non si trovano nelle piazze famose, ma nelle periferie, sotto cieli più umani e meno battuti dal turismo. L’Idroscalo è un mondo vivo, complesso, ma spesso confinato nelle cronache di passaggio, anziché nel cuore della cultura cittadina. Zero ha invitato tutti a superare lo sguardo superficiale sull’immagine della città, per scoprire la ricchezza che ancora resiste nei quartieri dove il dialetto, la schiettezza e l’accoglienza sono di casa.
Questa visione nasce dalla sua esperienza personale: Zero ha vissuto il centro e la periferia, e ricorda che essere romani non significa solo conoscere i monumenti, spesso più raccontati che realmente vissuti. C’è chi viaggia il mondo eppure ignora il Colosseo o il Pantheon, un paradosso che sottolinea quanto sia difficile mantenere un’identità condivisa. La romanità, secondo lui, si sta lentamente dissolvendo sotto la pressione di un’espansione caotica e di una città che non sembra più in grado — o non vuole — custodire le sue radici più profonde.
Pasolini a Ostia: memoria e chiamata alla comunità
L’Idroscalo porta con sé anche una ferita storica: nel 1975 qui fu ucciso Pier Paolo Pasolini, figura chiave della letteratura e del cinema italiani, che con la sua voce ha raccontato le periferie e le marginalità con un linguaggio sincero e anticipatore. Renato Zero ha voluto rendere omaggio a Pasolini, riconoscendo il suo ruolo di portavoce di realtà spesso invisibili o dimenticate.
Nel corso dell’incontro, Zero si è rivolto direttamente agli abitanti di Ostia, lodandone la forza e la resistenza. Li ha chiamati «baluardi di questi meravigliosi tramonti», dipingendo un quadro di un luogo duro ma ricco di una bellezza autentica. Il suo appello a non mollare, a restare saldi di fronte alle difficoltà, è stato un momento intenso. Questo spirito è anche il cuore del festival: non spostare la cultura nelle sedi tradizionali, ma portarla nei quartieri, trasformando l’Idroscalo in un punto di incontro aperto e gratuito.
Le undici serate del festival favoriscono così un confronto diretto tra il pubblico, i residenti e gli artisti, abbattendo le barriere che spesso separano la cultura dalle realtà periferiche.
“Ciao Nì”: il film che racconta il mondo di Renato Zero nel 1979
La seconda parte della serata è stata dedicata alla proiezione di “Ciao Nì”, il film del 1979 diretto da Paolo Poeti, in cui Renato Zero interpreta se stesso, mescolando musica, autobiografia e fantasia. La pellicola si distingue per la sua libertà stilistica, lontana dai canoni tradizionali di quel periodo. Zero ha spiegato che per lui il film è un legame forte con la figura dell’artigiano, simbolo di coraggio contro le logiche del mercato discografico.
Ha paragonato la pressione subita dagli artisti a un “cinto per l’ernia”: case discografiche e produttori volevano trasformarlo in un prodotto facile da gestire, ma lui ha resistito con determinazione e fiducia in sé stesso. Il protagonista lotta per non farsi omologare, mettendo in scena la sfida di chi vuole restare originale in un mondo che punta al commerciale.
Il messaggio è ancora oggi attuale: «Noi non siamo carne, siamo tutta anima». Il trucco, i travestimenti, la teatralità non sono mai stati un modo per nascondersi, ma per esprimere la propria libertà più profonda. La versione restaurata del film, curata dalla Fondazione Cineteca di Bologna con Mediaset e rivista dallo stesso Zero, era già stata presentata alla Festa del Cinema di Roma, riportando sul grande schermo un capitolo fondamentale della storia dell’arte e della musica italiane.
Le sfide dei giovani artisti oggi, tra pressioni digitali e ricerca di identità
Partendo dalla sua esperienza negli anni Settanta, Zero ha tracciato un confronto con le difficoltà che oggi affrontano i giovani nel mondo dello spettacolo. Per lui, la situazione è più complessa rispetto al passato. Se un tempo il problema erano i produttori chiusi a idee diverse, oggi la pressione si somma a quella delle piattaforme digitali, dei numeri da raggiungere e dei giudizi istantanei.
La visibilità è diventata fugace e spesso basata su criteri distorti e veloci, che mettono a rischio la costruzione di un percorso artistico serio e duraturo. Zero ha esortato i giovani a non lasciarsi modellare dagli altri, richiamando la sua stessa battaglia e il messaggio di ribellione attraverso l’arte.
Questa riflessione si collega a quanto aveva già detto presentando “L’OraZero”: l’importanza di partire da sé stessi, di non arrendersi all’immobilismo e di scegliere con coraggio la propria strada nel mondo della musica e dello spettacolo.
Fan in festa e omaggio simbolico alla comunità dell’Idroscalo
Prima dell’arrivo di Zero, i suoi fan — i cosiddetti “sorcini” — hanno sfidato il caldo e l’attesa cantando per oltre due ore un repertorio che spaziava dai grandi successi a brani meno conosciuti. L’arena di Piazza dei Piroscafi si è trasformata in una festa collettiva, tra magliette, fascia e cartelloni colorati. La passione dei fan ha ribadito il legame profondo e duraturo tra Zero e il suo pubblico, un rapporto che attraversa generazioni.
Durante la serata, i ragazzi dell’Idroscalo Calcio hanno consegnato a Zero la maglia della loro squadra, con il numero zero sulla schiena. Un gesto semplice ma ricco di significato, che ha suggellato il legame tra l’artista e la comunità locale. Un momento che ha anticipato la proiezione, aggiungendo una nota di solidarietà all’incontro tra musica, cinema e identità territoriale.
