Categories: Cultura

Venezia, mostra “Still Joy”: bellezza e resilienza tra arte e guerre

Campanelle leggere vibrano nell’aria, un ramo di pruno giapponese in fiore si regge su braccia artificiali, mentre lampadari di marshmallow e caramelle diffondono una luce calda e avvolgente. Nel cuore di Venezia, tra gli antichi muri del Palazzo Contarini Polignac, nasce “Still Joy – From Ukraine into the world”. È un’installazione che non si limita a mostrare bellezza, ma racconta una gioia tenace, capace di sopravvivere anche alle tempeste più oscure. La guerra lascia cicatrici profonde, eppure qui, tra arte e memoria, si intrecciano storie di resistenza e speranza che parlano direttamente al cuore della Biennale 2026.

Bellezza e catastrofe: il filo sottile di Still Joy a Palazzo Contarini Polignac

La mostra ruota attorno a un tema carico di emozione: la bellezza che emerge accanto alla tragedia. I lampadari di Simone Post, costruiti con dolciumi, sono fragili e luminosi, come una festa sospesa nel tempo. Tacita Dean, con la sua fotografia, cattura il sakura, il pruno giapponese in fiore, i cui rami sono sorretti da supporti artificiali per non piegarsi sotto il proprio splendore. È un’immagine che parla di fragilità e sostegno, un’allegoria che si adatta perfettamente al contesto ucraino.

Le opere dialogano tra loro in modo non casuale. Da un lato, il “Still” del titolo – fermo, calmo – dall’altro, una gioia che non si spegne nemmeno di fronte alla devastazione. La mostra si presenta come un racconto di rinascita dopo la tempesta, una possibilità di rinnovamento estetico e spirituale. Il lavoro di Post, “She Knew She It They Would Melt”, incarna questa consapevolezza della mutevolezza ma anche della tenacia della vita, attraverso simboli delicati e fugaci.

Musica, corpi e oggetti sopravvissuti: la video-installazione di Malashchuk e Khimei

Appena entrati, la video-installazione di Yarema Malashchuk e Roman Khimei cattura con un’atmosfera intensa. Il video alterna scene di rave party a Kyiv prima dell’invasione russa e durante la guerra, mostrando come danza e musica diventino strumenti di sopravvivenza, espressioni di libertà e solidarietà. Chi guarda non può fare a meno di provare un brivido davanti a quei corpi in movimento, vivi e fragili, accompagnati da una colonna sonora che risuona come un’eco drammatica del tempo presente.

Di fronte a questa energia, spicca la scena di un altro rave party, quello per l’apertura del padiglione russo ai Giardini, scortato da una presenza rigida di bodyguard. La contrapposizione tra i due mondi genera una tensione forte, come una sinfonia complessa di Mahler, dove la bellezza emerge anche da contrasti profondi.

Al centro della mostra, le “piante rifugiate” di Zhanna Kadyrova, raccolte nelle zone bombardate vicino a scuole, ospedali e librerie, rappresentano la sopravvivenza tangibile in un paesaggio devastato. Questi organismi, testimonianze viventi della distruzione, riprendono il lavoro precedente di Kadyrova, come l’organo fatto con gusci di bombe esplose. Nel 2026, con un tono più riflessivo, l’artista racconta di vite ferite che si adattano, di un’attesa sospesa tra speranza e dolore, interrogandosi su cosa significhi davvero “casa” in tempi così incerti.

Ashfika Rahman e la voce delle comunità indigene in Bangladesh

Tra i protagonisti c’è anche Ashfika Rahman, vincitrice del Future Art Prize della Fondazione Pinchuk. La sua installazione “Than Para – No Land Without Us” è fatta di campanelle da tempio sospese su fili dorati, ognuna con l’impronta digitale di membri di undici comunità indigene delle Chittagong Hills, in Bangladesh. Queste persone spesso vivono senza documenti e con una cultura a rischio di scomparsa, segnate da conflitti e spostamenti forzati.

Il leggero tintinnio delle campanelle invita a un ascolto attento, quasi spirituale, ma ricorda anche la fragilità di una cultura che potrebbe svanire. La forma vibrante dell’opera richiama l’idea di Dio come sfera il cui centro è ovunque, sottolineando l’universalità e la delicatezza del legame con la terra, in un mondo sempre più segnato da sfollamenti e perdita di radici.

Venezia crocevia di storie e dialoghi artistici

“Still Joy” a Palazzo Contarini Polignac si inserisce in un quadro più ampio. Il tema della resilienza e del dislocamento torna anche nella mostra “Cartographies of the displaced” a Palazzo Mora, che racconta storie di chi non ha una casa fissa, con particolare riferimento alla tragedia di Gaza. Le due esposizioni si rispondono da lontano nella laguna, tessendo una narrazione corale di dolore e speranza.

Nel frattempo, Palazzo Grassi presenta le opere luminose di Michael Armitage, che con la sua pittura su corteccia esplora la complessità delle forme umane e sociali. Nello stesso spazio, un animatronic di Ryan Gander, “Hope is a discipline – An Apology”, riflette con ironia e serietà sul senso della speranza, vista come una pratica da coltivare con impegno.

Le figure di Nikita Kadan, disegnate a carboncino e sospese tra cielo e rovine, trasmettono un’emozione intensa, evocando un’esistenza che si aggrappa alla vita nonostante tutto. La mostra veneziana disegna così una mappa emotiva che, pur attraversata dal trauma, mostra il volto umano della resistenza e della ricerca di senso.

La programmazione artistica a Venezia nel 2026, tra installazioni, pittura e scultura, conferma come l’arte sappia trasformarsi in una testimonianza viva. Un quadro complesso dove la bellezza non è mai solo estetica, ma si carica di storia e impegno morale, restituendo al pubblico uno specchio del presente.

Redazione

Recent Posts

Emis Killa celebra 10 anni di Terza Stagione con l’edizione speciale in vinile rosa: pre-order aperto

Dieci anni fa, Emis Killa cambiava le regole del rap italiano con Terza Stagione. Oggi,…

6 minuti ago

Filippo Graziani lancia Panico (Punk77): nuovo singolo, album Verso Casa e tour acustico in arrivo

Panico di Filippo Graziani colpisce subito, come un pugno nello stomaco carico di emozioni autentiche.…

6 minuti ago

Addio a Peter Cullen, la storica voce dei Transformers: il film torna al cinema dopo 40 anni

«Autobot, trasformatevi!» Quella voce roca e familiare ha accompagnato milioni di bambini davanti alla televisione…

1 ora ago

Seltsam torna in radio con il nuovo singolo Scandalo al sole: ascolta il brano dal 18 settembre

“Scandalo al sole” è già in radio da venerdì 18 settembre. Seltsam non ha perso…

2 ore ago

Milano, Festival ContaminAzioni a Corvetto: l’arte trasforma glitch digitali in performance uniche a Fucine Vulcano

ContaminAzioni Festival: Celebrando l’Errore come Creatività nel Cuore del Corvetto a Milano Nel cuore pulsante…

4 giorni ago

I fondatori del Basel Social Club lanciano a Tokyo il Tokyo Jazz Club: arte, musica e gastronomia alla Art Week 2026

Nel cuore di Jimbōchō, tra librerie antiche e negozi di libri rari, sta per aprire…

1 settimana ago