Nel 1972, Milano fece un passo storico: acquisì il primo Picasso nelle sue collezioni civiche. Oggi, quel quadro — “Homme assis” del 1967 — torna a far parlare di sé, esposto al Museo del Novecento. Non è solo un dipinto: è un simbolo di lotte, di viaggi tra continenti, di solidarietà internazionale. Al piano terra del museo, si respira un’aria carica di storia, dove arte e impegno civile si fondono, raccontando molto più di una semplice immagine su tela.
L’ingresso di “Homme assis” nelle raccolte milanesi non è stato un caso. Dietro c’è una storia fatta di eventi e simboli legati ai fermenti politici della seconda metà del Novecento. Picasso dipinse questo quadro nel 1967, parte della serie dei Moschettieri, che segna una fase matura della sua produzione. Rispetto al passato, qui l’artista non si limita a creare arte: “si schiera, opponendosi al regime franchista e sostenendo i movimenti antifascisti.”
Prima di arrivare a Milano, il dipinto era passato per la Salon de Mai di Parigi e il Salón de Mayo dell’Avana, luoghi dove Picasso volle lasciare chiari segnali del suo impegno politico internazionale. Il 1972, anno in cui il Comune di Milano lo acquisì, fu un momento carico di significato: la città si confermava così aperta e attenta ai valori di democrazia e libertà.
Curata da Roberto Pini, la mostra al Museo del Novecento spiega come un singolo dipinto possa raccontare una storia complessa di impegno culturale e politico nella Milano degli anni ’70. L’allestimento mette in luce il valore civico e culturale dell’opera e del suo autore, ricostruendone con precisione il percorso storico. L’iniziativa fa parte di un progetto più ampio di studio e catalogazione delle collezioni pubbliche della città, con l’obiettivo di renderle più accessibili e valorizzate.
L’assessore alla Cultura di Milano, Tommaso Sacchi, ha sottolineato che questa mostra “non mette solo in mostra la bellezza di Picasso, ma soprattutto il suo ruolo simbolico come rappresentante degli ideali di solidarietà internazionale che hanno segnato il Novecento milanese.” La ricerca prosegue, con l’intento di completare un catalogo online delle opere conservate, fondamentale per la trasparenza e la diffusione del patrimonio culturale.
Nel marzo del 1972, Milano ospitò una mostra che fu molto più di un evento artistico: “Amnistia. Que trata de España”, allestita nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Promossa da CGIL, CISL e UIL, aveva l’obiettivo di sostenere la richiesta di amnistia per i prigionieri politici del regime franchista. Furono esposte opere di grandi artisti internazionali, da Joan Miró ad Alexander Calder, da Antoni Tàpies a molti altri protagonisti della scena contemporanea.
Tra tutte, l’unica opera acquistata ufficialmente dal Comune fu proprio quella di Picasso. Una scelta forte, voluta dall’allora sindaco Aldo Aniasi, che consolidò l’adesione di Milano agli ideali antifranchisti e di solidarietà internazionale. L’acquisizione di “Homme assis” diventò così un segno tangibile del ruolo di Milano come crocevia di cultura e impegno civile nel cuore dell’Europa.
“Homme assis” è un olio su tela del 1967, parte della serie dei Moschettieri, uno degli ultimi cicli su cui Picasso si concentrò con forza. La critica ha sempre visto in questa opera un’immagine carica di significati personali e simbolici, dove l’artista si identifica idealmente con la lotta e la resistenza.
Il dipinto colpisce per la sua solidità formale e l’intensità espressiva del soggetto, diventando un riferimento chiave per capire la fase finale della carriera di Picasso. La sua storia espositiva, legata a contesti culturali impegnati, rafforza l’idea di un’opera che “non è solo arte, ma un vero e proprio manifesto politico e di solidarietà oltre i confini.”
Oggi “Homme assis” si trova stabilmente al Museo del Novecento, dove continua a raccontare la complessità di un’epoca attraverso i tratti decisi di uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento. La mostra milanese offre così un’occasione preziosa per avvicinarsi a un pezzo di storia che unisce arte e democrazia.
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