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Berlino, la Pace Gallery si trasforma in bar d’artista con la mostra “Goodbye Sadness, Hello Sadness” sull’innocenza perduta

Un bar vero, in mezzo a quadri e installazioni: è l’idea che Pace Gallery ha portato a Berlino, trasformando la galleria in uno spazio dove l’arte si mescola alla vita quotidiana. “Goodbye Sadness, Hello Sadness” ha aperto il 4 luglio, e il suo nome richiama il celebre romanzo di Françoise Sagan, “Bonjour Tristesse”, simbolo di un addio all’adolescenza, a quell’innocenza che si perde. Qui, tra emozioni e riferimenti alla cultura pop, le opere creano un’atmosfera sospesa, quasi notturna, dove il bar diventa il cuore pulsante dell’evento. Non è solo una mostra, ma un luogo di incontro, dove visitatori e artisti si sfiorano, condividono storie e momenti, oltre il semplice sguardo.

“Bonjour Tristesse”: la mostra tra letteratura e addio all’innocenza

La scelta di prendere spunto dal romanzo di Sagan non è casuale. “Bonjour Tristesse” racconta la fragilità degli ultimi giorni dell’adolescenza, quel momento di smarrimento prima di diventare adulti, e la malinconia che arriva con il cambiamento. Alla Pace Gallery, 27 artisti hanno lavorato su questo sentimento, traducendolo in dipinti, sculture e fotografie. Qui la tristezza diventa più di un’emozione: è una porta per esplorare il cambiamento e la nuova percezione di sé.

Le opere giocano con la nostalgia, con luci e ombre, spazi notturni e riflessi di solitudine. Chi visita non si limita a guardare, ma viene coinvolto in uno spazio dove si vive l’emozione in prima persona. Il tema dell’innocenza perduta si fa sentire come una tensione tra gioia e rimpianto, in un’atmosfera che racconta la complessità delle emozioni umane.

Il Bar Va Bene: il cuore pulsante della mostra

Il vero protagonista è il Bar Va Bene, una copia perfetta dell’installazione che Friedrich Kunath ha creato nel suo studio di Los Angeles. Non è solo una scenografia, ma un luogo di incontro e scambio. Aperto al pubblico dal giovedì alla domenica, dalle 17 alle 22, il bar è curato in ogni dettaglio: dagli arredi alle due insegne al neon rosso con le scritte “Goodbye Sadness” e “Hello Sadness”, che suonano come un mantra.

Kunath, nato nel 1974 a Chemnitz, ha pensato questo bar come un rifugio dove le negatività si dissolvono. Non un semplice locale, ma uno spazio che crea un’atmosfera rarefatta ma accogliente. Tra gli oggetti che evocano la cultura italiana, spiccano vinili come “Yuppi Du” di Adriano Celentano , la mascotte “Ciao” di Italia 90 e una sciarpa della Lazio, simboli di appartenenza tipici dei bar dei quartieri italiani.

Il bar funziona anche come wine e cocktail bar: ogni sera si servono calici di vino e Negroni, favorendo conversazioni e scambi tra visitatori. Le opere di Kunath, con i loro colori intensi e l’impatto emotivo forte, convivono con quelle degli altri 26 artisti in mostra.

Arte e ironia: dettagli che sorprendono

Non è solo una mostra di quadri e un bar. Il percorso è arricchito da elementi insoliti, che catturano lo sguardo e portano un tocco di ironia e surrealismo. Nella sala spicca una palla da discoteca a forma di ape gigante, “Flash”, opera di Esben Weile Kjaer. Questo oggetto fluttua nello spazio, bilanciando la leggerezza della festa con la malinconia che attraversa l’esposizione.

Altro elemento curioso è la porta-scultura “But I’m on The Guest List” di Elmgreen & Dragset, posizionata come un accesso VIP che però non conduce da nessuna parte. Un richiamo ironico alla ritualità degli spazi esclusivi e un invito a riflettere sull’esclusione nel mondo dell’arte contemporanea.

Completa l’atmosfera un testo dello scrittore e musicista Tim Karl Kaleyta, che accompagna il visitatore e offre spunti per entrare nel senso profondo di “Goodbye Sadness, Hello Sadness”. Non è mai un’esperienza fredda o distante, ma un dialogo continuo tra spazio, opere e pubblico, con uno sguardo internazionale e un tocco molto contemporaneo.

La mostra “Goodbye Sadness, Hello Sadness” sarà aperta fino al 23 agosto 2026 nella sede della Pace Gallery a Berlino, in Bülowstraße 18, Die Tankstelle. Un luogo dove fermarsi, ascoltare, guardare e ritrovare quel sottile confine tra malinconia e speranza.

Redazione

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