Quando Camp Miasma è esploso sulle scene, ha segnato un’epoca per gli amanti degli slasher. Oggi, però, quel mondo sembra stanco, ripetitivo. Il prossimo capitolo, in arrivo nel 2026, vuole cambiare le regole del gioco. Kris, una giovane regista queer, porta la sua voce e il suo vissuto dentro la saga, intrecciandoli con la storia della prima “final girl” del franchise. Non è solo un horror: è un viaggio tra desideri nascosti, tensioni che bruciano sotto la pelle e un confronto con traumi sepolti. Il film gioca sul confine tra crudeltà e ironia, scavando a fondo nell’identità e nella sessualità, senza paura di mostrare le sue ferite.
Camp Miasma torna con una regista giovane e queer
Presentato in apertura nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2026, Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte segna il ritorno alla regia di Jane Schoenbrun. Il film, un mix di horror e commedia, si concentra sugli aspetti più intimi dei personaggi, soprattutto su come vivono il proprio corpo e il desiderio sessuale. Con un tono ironico, mette a fuoco le dinamiche amorose delle nuove generazioni, spesso viste con una lente provocatoria che smaschera illusioni e convenzioni sociali.
Al centro della storia c’è il confronto tra due donne lontane per età e vissuti. Billy, interpretata da Gillian Anderson, è la protagonista matura e consapevole, la prima final girl del franchise originale. Dall’altra parte c’è Kris, interpretata da Hannah Einbinder, giovane regista in cerca di ispirazione, alle prese con insicurezze e blocchi creativi. Il rapporto tra loro si fa delicato e a tratti ambiguo, mostrando come spesso le generazioni trovino sostegno e comprensione superando pregiudizi.
Dialoghi intensi e un rapporto al femminile che sorprende
Uno dei punti forti del film sono i dialoghi tra Billy e Kris, profondi e ironici al tempo stesso, autentici e coinvolgenti. Le loro conversazioni alternano momenti di introspezione a battute leggere, riflettendo esperienze reali che parlano al pubblico.
La complessità del loro legame emerge piano piano, rivelando che dietro l’ambiguità si nasconde un bisogno reciproco di guarigione e scoperta. Billy, con la sua presenza magnetica e sensuale, è guida e figura inquietante che spinge Kris a confrontarsi con se stessa e il proprio percorso. L’evoluzione emotiva delle due è il cuore pulsante del film, più di qualsiasi scena thriller o violenta.
Ironia e horror: una satira sul genere e sulla cultura queer
Camp Miasma non punta a spaventare come un horror tradizionale, ma usa la violenza in modo volutamente esagerato e grottesco. Questo crea uno straniamento che spesso sfocia nel divertimento per chi conosce il genere. La regia di Schoenbrun gioca con il metacinema, intrecciando il processo creativo di Kris con le rappresentazioni classiche degli slasher.
Il film taglia anche con ironia nel mondo queer e nel cinema, soprattutto sulla moda dei reboot e delle rielaborazioni forzate. Tra battute pungenti e scene volutamente “imbarazzanti”, emergono critiche sottili alle ipocrisie culturali. Questo gioco tra realtà e finzione rende la narrazione a tratti complessa, soprattutto nel secondo atto, ma vista come viaggio interiore di Kris assume un senso più profondo e coerente.
Un film personale che mescola generi e riflessioni
Jane Schoenbrun lascia una forte impronta personale in Camp Miasma. Kris sembra un suo alter ego, attraverso cui esplorare temi legati all’identità sessuale e ai blocchi creativi. La struttura alterna riflessioni, ironia e violenza, evitando uno stile unico e navigando tra horror tradizionale e commedia esistenziale.
Pur con qualche ripetizione e un ritmo a volte altalenante, il film mantiene una coerenza che lo rende interessante per chi cerca un horror fuori dagli schemi. Il metacinema e i continui rimandi a cult come Scream, Venerdì 13 e Psycho costruiscono un dialogo con la cultura pop senza perdere la propria voce.
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte si presenta così come un tentativo originale di rinnovare un franchise noto, offrendo uno sguardo fresco e consapevole su temi complessi. Il risultato è un film che, mescolando suspense, ironia e riflessione, regala una rappresentazione sincera delle sfide legate all’identità, ai desideri e al passato.
