Marguerite e Fred sono separati, ma non riescono a smettere di intrecciare le loro vite. Tra loro c’è un matrimonio religioso da annullare, una procedura complicata che apre uno squarcio sulle famiglie moderne e i loro legami incerti. Il film di Fabien Gorgeart prende questo spunto, mescolando risate e riflessioni, per raccontare un amore che cambia forma, si trasforma o si sgretola. La storia, ambientata tra Parigi e Roma, svela con leggerezza — ma senza perdere di vista la realtà — le sfide di chi cerca di districarsi tra sentimenti, tradizioni e regole ecclesiastiche. Un ritratto umano, a tratti malinconico, che fa sorridere e pensare al tempo stesso.
Marguerite vive a Rouen con il compagno e la figlia più piccola, mentre la primogenita è lontana, all’estero. La quiete di questa famiglia allargata vacilla quando Fred annuncia che vuole sposare la nuova compagna, ma la Chiesa gli impone prima l’annullamento del matrimonio con Marguerite. Da qui parte un percorso difficile, che li porterà dalla casa familiare di Rouen fino ai corridoi della Sacra Rota di Roma. Non è solo una questione tra loro due: coinvolge figli, nuovi partner e legami da rimettere in gioco.
Il viaggio va oltre la semplice burocrazia. È l’occasione per scavare nelle tensioni non dette, nelle ferite nascoste e nelle difficoltà di mantenere rapporti civili dopo una separazione, soprattutto quando le regole religiose si intrecciano a quelle personali. Il film mostra i tentativi di mantenere armonia in una famiglia che si allarga in modo poco convenzionale, rivelando come l’amore possa prendere forme diverse, anche quando il matrimonio è finito.
Il titolo originale, C’est quoi l’amour?, richiama una domanda antica e invita a pensare a cosa significhi amare oggi. Nel 2026 la famiglia non è più un’istituzione rigida, ma un insieme fluido di rapporti che si intrecciano e si trasformano. Marguerite, interpretata da Laure Calamy, è una donna energica e determinata, che affronta la situazione con ironia e forza. Il confronto con Fred, interpretato da Vincent Macaigne, mette in scena un rapporto segnato da rispetto e da un’intesa insolita tra ex.
Le scene con loro due sono vive, con dialoghi taglienti dove le tensioni familiari si mescolano a momenti di leggerezza. A complicare le cose c’è il compagno attuale di Marguerite, Sofiane , che aggiunge un ulteriore strato a una situazione già complicata. Il film non parla solo di amori tradizionali, ma racconta le dinamiche di famiglie allargate dove emozioni e responsabilità si intrecciano su più fronti.
Questa commedia offre uno sguardo fresco e sincero sull’amore, mostrando le tante sfaccettature di un sentimento fatto di difficoltà e compromessi.
L’umorismo del film segue la tradizione francese: sottile, a tratti malinconico. Non aspettatevi risate fragorose, ma situazioni che divertono con misura, accompagnate da riflessioni più profonde sui legami umani e giudizi meno scontati sull’amore. Detto questo, la storia non sempre scava a fondo. Alcune tematiche, come i rapporti tra genitori e figli adolescenti o le tensioni interiori dei personaggi, sono trattate in modo piuttosto superficiale e a volte risolte troppo in fretta.
Questo lascia spazio a qualche certezza di troppo nel percorso dei personaggi, smorzando la complessità delle famiglie di oggi. La parte ambientata a Roma, con la Sacra Rota, si trasforma invece in una satira sociale: la burocrazia ecclesiastica viene mostrata con leggerezza e ironia, regalando momenti divertenti ma anche una critica alle ipocrisie della macchina religiosa.
Gorgeart riesce a muoversi tra leggerezza e critica senza cadere nel banale o nel melodramma. Il film offre uno spaccato realistico che tratta temi delicati con equilibrio, invitando a riflettere senza appesantire.
Gran parte del merito va al cast. Laure Calamy, già apprezzata per la sua versatilità, tiene in mano il personaggio con naturalezza, passando dal comico al serio senza forzature, con una punta di malinconia. Vincent Macaigne dà corpo a Fred, uomo impacciato e insicuro, che cerca di mantenere dignità in un contesto difficile. Lyes Salem, nei panni di Sofiane, aggiunge un tocco di realismo alla dinamica familiare, carica di tensioni sotterranee. Anche il cast di supporto, con Céleste Brunnquell in evidenza, arricchisce la storia con personaggi ben definiti.
Questa coralità permette al film di non perdere mai ritmo e di tenere alta l’attenzione. Le interazioni tra gli attori sono fluide, senza esagerazioni, e aiutano lo spettatore a immedesimarsi nelle vicende.
Tra sceneggiatura, regia e recitazione, la commedia francese di Gorgeart non rivoluziona il genere, ma garantisce un intrattenimento solido e una riflessione mai scontata su sentimenti e nuove forme di famiglia.
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