Milano si accende d’arte con un’estate che promette sorprese a ogni angolo. Tra musei e fondazioni, un fitto calendario di mostre spazia dai grandi maestri del passato alle sperimentazioni più audaci del presente. Ritratti rinascimentali si intrecciano con installazioni contemporanee, creando un ponte tra epoche diverse. Non è solo una questione di nomi noti, ma di storie che si svelano, pronte a catturare chiunque voglia lasciarsi sorprendere.
La Pinacoteca di Brera dedica una mostra a Giovanni Agostino da Lodi, pittore di passaggio tra XV e XVI secolo, che ha saputo prendere ispirazione da giganti come Leonardo da Vinci e Giorgione, senza però perdere la propria voce. Per la prima volta si raccolgono 46 opere, tra autografi e pezzi di Bramantino, Bellini, Giorgione e Dürer, provenienti da musei prestigiosi come il Louvre, il Prado, il Kunsthistorisches di Vienna e la National Gallery di Londra. Il percorso racconta la carriera di un artista itinerante, capace di rielaborare in modo originale le suggestioni rinascimentali in un periodo complesso. L’esposizione, aperta fino al 13 settembre 2026, è un’occasione preziosa per scoprire un protagonista spesso trascurato ma centrale nella storia dell’arte italiana.
A Palazzo Citterio si possono vedere le opere su carta e i celebri Dormienti di Mimmo Paladino, installazione pensata alla fine degli anni Novanta e riproposta fino al 26 luglio 2026. Le figure distese evocano le vittime dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., ma trovano radici anche nei disegni di Henry Moore, che aveva ritratto l’umanità rannicchiata nei rifugi durante la Seconda Guerra Mondiale. L’opera attraversa così stagioni diverse di dolore e memoria, diventando un simbolo potente. A completare l’esperienza, un sottofondo sonoro di Brian Eno crea un’atmosfera intensa e solenne, che amplifica il valore commemorativo dell’arte.
Il Museo del Novecento ospita una mostra che ripercorre la storia dell’Homme assis di Pablo Picasso, primo dipinto dell’artista entrato nelle collezioni civiche milanesi nel 1972. Attraverso foto e documenti d’archivio, si racconta l’importanza politica e culturale dell’opera, che ha fatto il giro tra la Parigi del Salon de Mai, la Milano antifranchista e la Cuba rivoluzionaria. L’acquisto, voluto dall’allora sindaco Aldo Aniasi, trasformò il quadro in un simbolo di solidarietà contro il regime franchista. La mostra, visitabile fino al 27 settembre 2026, mette in luce il ruolo attivo di Milano nella storia artistica e politica del Novecento europeo.
Alla Triennale di Milano due mostre mettono al centro figure di spicco dell’arte e del design italiani. Andrea Branzi, architetto e designer di grande influenza, presenta una retrospettiva curata con la supervisione di Toyo Ito, premio Pritzker. Tra installazioni e oggetti, si esplorano temi come la fragilità e la convivenza globale, con un focus su No-Stop City , progetto che ha rivoluzionato il modo di pensare la città contemporanea. In parallelo, Francesco Clemente espone circa 70 opere, tra dipinti noti e inediti, attorno al concetto di “in-between”, la condizione di trovarsi tra mondi diversi. Le sue opere indagano identità, corpo e spiritualità attraverso metamorfosi e dialoghi interiori. Le mostre restano aperte fino al 6 settembre e 4 ottobre 2026.
Al Pirelli HangarBicocca si tengono due mostre che riflettono sul concetto di casa, ma in modi molto diversi. Rirkrit Tiravanija con The House That Jack Built prende spunto da una filastrocca ottocentesca per raccontare la casa come esperienza umana e sociale, mettendo in risalto il ruolo degli spazi architettonici come luoghi di convivenza. Benni Bosetto, invece, si ispira alla figura letteraria di Rebecca per trasformare la casa in un organismo femminile, capace di conservare memoria e legami intimi con chi la abita. Le esposizioni, aperte fino al 26 luglio 2026, offrono spunti profondi sul rapporto tra uomo, architettura e identità.
Alla Fondazione Prada, fino a fine anno, si possono vedere progetti site-specific che riflettono sulle incertezze del nostro tempo. Mona Hatoum espone tre installazioni nella Cisterna, uno spazio che un tempo era un deposito industriale, con elementi come ragnatele e griglie che evocano fragilità e pericolo. L’approccio multisensoriale trasforma lo spazio in modo suggestivo. In un’altra sede, l’Osservatorio Fondazione Prada ospita Hito Steyerl con The Island, un film e installazioni che intrecciano crisi climatiche, derive autoritarie e impatti dell’intelligenza artificiale, mescolando fantascienza e fisica quantistica per esplorare il futuro. Le mostre, aperte fino a novembre e ottobre, puntano l’attenzione su temi cruciali attraverso linguaggi contemporanei.
Le Gallerie d’Italia dedicano una mostra a Arnaldo Pomodoro che ripercorre sessant’anni di lavoro, dagli esordi negli anni Cinquanta fino alle ultime sperimentazioni. L’evento presenta opere chiave e materiali d’archivio inediti, offrendo nuovi modi per guardare alla ricerca visionaria dell’artista. L’allestimento mette in luce la forza e l’evoluzione costante della sua opera. La mostra, aperta fino al 18 ottobre 2026 in Piazza della Scala, conferma il ruolo centrale di Pomodoro nella scultura e nell’arte italiana contemporanea.
Palazzo Reale ospita due mostre di grande impatto. La prima racconta i Macchiaioli, protagonisti del Risorgimento, con oltre 100 opere di Fattori, Lega e Signorini, curate dai maggiori esperti italiani. L’esposizione dà nuova luce a questo movimento che ha influenzato la cultura italiana nel XIX secolo. In parallelo, Anselm Kiefer presenta Le Alchimiste, una serie di tele monumentali che dialogano con la Sala delle Cariatidi, segnata dai bombardamenti del 1943. Kiefer riscopre figure femminili alchimiste dimenticate dalla storia, sottolineando il loro ruolo nel pensiero scientifico moderno. Le mostre restano aperte fino a luglio e settembre, un ponte tra passato e simbolismo contemporaneo.
Alla Fondazione Rovati è in mostra un sarcofago romano del II secolo d.C. che raffigura la morte di Meleagro, accompagnato da un percorso che indaga la storia di un gesto femminile carico di disperazione. Dalle immagini sui vasi pompeiani fino al recupero medievale e alla riflessione di Aby Warburg con il concetto di Pathosformel, la mostra racconta un filo lungo secoli di significati e simboli. Aperta fino al 2 agosto 2026, l’esposizione invita a riflettere sull’eredità culturale e sui codici visivi che attraversano le epoche.
Al PAC torna PERFORMING PAC, dedicata a Kurt Schwitters, con una rilettura della mostra storica del 2001 che presenta collage, dipinti e sculture del periodo 1914-1947. Schwitters, noto per usare frammenti e materiali di scarto per creare nuove forme, ispira sette artisti contemporanei che esplorano l’idea di stratificazione culturale e assemblaggio come gesto creativo. L’allestimento mette in dialogo passato e presente, con riferimenti al poema The Waste Land di T.S. Eliot. È un’occasione, fino al 13 settembre 2026, per ripensare la cultura occidentale attraverso le rovine di un secolo di storia.
Milano conferma così il suo ruolo di capitale dell’arte, con un’estate ricca di eventi, storie e bellezza che si intrecciano tra tradizione e innovazione.
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