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Obscene in Sardegna: Arte e attivismo contro l’inquinamento nel Sulcis Iglesiente

A Villaggio Norman 4, nel cuore del Sulcis Iglesiente, si staglia un paesaggio segnato dai segni profondi dell’industria pesante. Non è un luogo dove ti aspetteresti di trovare attivisti armati di pennelli e tele, e invece eccoli lì. Il collettivo Giuseppefraugallery, attivo dal 2009 e noto per il suo mix di arte e impegno politico, ha stretto un legame insolito con tre donne: Mistress Belle, Jane Grey e Sonia Nowak, attiviste da tempo in lotta per i diritti dei sex workers. Il risultato? Obscene, un progetto visivo che intreccia storie di corpi, lavoro e un territorio ferito dall’inquinamento, dando voce a chi spesso resta ai margini.

Sulcis Iglesiente, una terra segnata dall’industria e dalle sue ferite

Il Sulcis Iglesiente, nell’angolo sud-occidentale della Sardegna, porta sulle spalle un passato segnato da un’industrializzazione pesante e controversa. Per decenni questa zona è stata uno dei poli minerari e metallurgici più importanti d’Italia. Il lavoro nelle miniere e nelle fabbriche ha dato occupazione e sviluppo, ma ha anche lasciato cicatrici profonde. Una di queste è la discarica dei fanghi rossi a Iglesias: tonnellate di residui metallurgici che hanno stravolto il territorio, cambiando per sempre il paesaggio e mettendo a rischio la salute di chi ci vive.

A questo si aggiunge il polo industriale di Portovesme, nato per sostituire l’economia mineraria tradizionale. Un tentativo che avrebbe dovuto portare stabilità, ma che invece ha lasciato dietro di sé contaminazioni ambientali e tensioni sociali mai viste prima. E non si può dimenticare la presenza di RWM a Domusnovas, azienda produttrice di armamenti: un nodo che collega il territorio a una rete globale legata direttamente a guerre e conflitti, aggravando ulteriormente la situazione.

Obscene, quando i corpi raccontano il territorio ferito

Obscene nasce da un dialogo intenso tra arte e attivismo, dove il corpo diventa strumento di denuncia e riflessione. Le tre attiviste usano i codici estetici del sex work e del fetish, ma non per provocare fine a se stessa. Al contrario, questi linguaggi diventano un modo per attirare l’attenzione sulle ferite aperte del Sulcis Iglesiente, mettendo corpi consapevoli davanti a paesaggi devastati dall’inquinamento.

Le residenze artistiche del 2024 hanno segnato la nascita e la crescita del progetto. Ogni fotografia, ogni performance è un gesto politico che sfida lo sguardo distratto. Presentare corpi sessualizzati in un territorio marchiato dall’inquinamento fa vacillare le idee comuni: cos’è davvero osceno? L’opera invita a rivedere le priorità, spostando il senso di disgusto da forme di sessualità consensuale a ciò che mette in pericolo la vita stessa.

Un progetto che scuote coscienze e apre il dibattito

Obscene pone domande importanti sul ruolo della rappresentazione e del giudizio morale nella nostra società. Il contrasto tra l’ostilità verso il corpo sessualizzato e l’indifferenza verso i danni delle industrie è un paradosso che il collettivo vuole mettere a nudo. Attraverso l’arte, i corpi delle attiviste trasformano il paesaggio industriale in un palcoscenico critico, svelando una contraddizione culturale profonda e poco esplorata.

Obscene non vuole scandalizzare, ma denunciare una vera offesa alla vita e al benessere di tutti. Il progetto si muove all’incrocio tra ecologia politica, transfemminismo e memoria industriale, trasformando immagini forti in momenti di consapevolezza. A Villaggio Norman 4, questa esperienza artistica punta a scuotere le coscienze e a rendere visibile ciò che spesso si preferisce ignorare: il legame stretto tra salute del territorio e diritti umani.

L’iniziativa andrà avanti fino al 30 giugno 2026, aprendo un confronto aperto e duraturo su inquinamento, sfruttamento e immaginario collettivo. Il Sulcis Iglesiente resta così testimone di una contaminazione che va oltre il materiale, toccando le radici stesse della cultura e delle storie di questa terra.

Redazione

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