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Pierre Huyghe a Basilea: l’arte inquietante che fonde vita e tecnologia in mostra esclusiva

Nel cuore di Basilea, alla Fondation Beyeler, il confine tra vita e tecnologia si fa sottile, quasi impercettibile. Pierre Huyghe non offre semplici quadri o sculture da ammirare a distanza: crea ambienti vivi, dove materia organica e ingranaggi artificiali convivono in una danza continua. Entrare in questa mostra è come varcare una soglia verso un mondo sospeso, senza tempo, dove otto sale si rincorrono senza un filo logico, spingendo chi guarda a perdersi in un labirinto di suoni, forme e movimenti. Un’esperienza che sfida le categorie tradizionali dell’arte, trasformando ogni passo in una scoperta.

Un organismo vivo tra biologia e tecnologia

La mostra di Huyghe funziona come un organismo in evoluzione, dove ogni elemento è parte di un sistema più grande, continuamente trasformato da un gioco sottile tra tecnologia e materia organica. Pneumatici, suoni, forme immobili e tessuti biologici convivono creando una tensione costante, ma anche un equilibrio sorprendente. Non ci sono oggetti isolati, ma tracce, suoni e movimenti che si parlano. L’allestimento è ricco di dettagli piccoli, spesso nascosti: fori nelle pareti, riflessi di luce evanescenti, elementi che sembrano sfuggire allo sguardo, come le formiche che si muovono lungo una traccia quasi impercettibile.

Huyghe controlla ogni aspetto del suo lavoro in modo quasi maniacale. In questo contesto, il ruolo dei curatori sembra superfluo, mentre l’artista impone una visione totale e ossessiva. Anche la pubblicazione del catalogo è stata ritardata proprio per la sua attenzione ai dettagli, a testimonianza di un progetto vivo, aperto a continue revisioni.

Cuore pulsante: apnea e alchimia tra respiro e movimento

Il fulcro della mostra è nella quinta sala, dove si trova Apnea , una vasca che ospita un organo respiratorio artificiale. Questo meccanismo bianco si espande e si contrae seguendo un ritmo simile a quello umano, dialogando silenziosamente con un masso scuro che galleggia sopra. Il respiro non è costante: a volte si interrompe, creando una tensione palpabile, un respiro sospeso tra vita e artificio.

Un altro momento intenso è Alchimia , nell’ultima sala. Un lungo verme bianco-grigio, ricoperto di silicone, simula una forma primordiale. Dotato di un sistema che risponde ai rumori e alle vibrazioni del respiro, si muove con spasmi e mormorii vibranti: quando l’aria manca, la creatura si contorce come se agonizzasse, accentuando il senso di incertezza e di vita fragile. Questi corpi artificiali aprono uno sguardo profondo sul rapporto tra essere e macchina, in un mondo dove il confine tra vivente e inanimato si fa sottile e sfumato.

Proiezioni inquietanti e rituali meccanici

Le sale ospitano diversi film inquietanti che confermano il carattere riflessivo del lavoro di Huyghe. In Liminals , lo spettro di una figura senza volto cerca di resistere in un ambiente che dissolve i suoi contorni, raccontando con forza la fragilità dell’esistenza.

Nella sesta sala, Human Mask ricostruisce una scena surreale in un ristorante abbandonato vicino a Fukushima, legato all’incidente nucleare del 2011. Qui una scimmia assume movenze umane, servendo o attendendo clienti invisibili. Il vuoto del luogo aggiunge un senso di desolazione e mistero, richiamando le conseguenze delle catastrofi ambientali e sociali.

Nella settima sala, Camata mostra tre bracci robotici impegnati in un rituale perpetuo attorno a uno scheletro. L’ossessione meccanica, simile a una cerimonia funebre, si svolge sotto gli occhi del pubblico nella sala principale, dominata da Adversary : una grande lastra di alluminio chiusa, simbolo di una soglia mentale, una porta verso un altrove misterioso e inesplorato.

Arte speculativa tra tempo e materia

La quinta sala ospita anche Cambrian Explosion 19 , una vasca simile a quella di Apnea che mostra forme di vita ispirate all’esplosione cambriana di oltre 500 milioni di anni fa. Qui la finzione diventa mezzo per immaginare mondi lontani, sconfinati nel tempo e nello spazio. Huyghe definisce queste creazioni “immaginazioni controfattuali”, aperte a interpretazioni libere, al di là delle rigide leggi del tempo e della fisica.

Questi ecosistemi artificiali non raccontano storie semplici né cercano di riscrivere il passato. Piuttosto, propongono modi alternativi di esistere, scegliendo la mutazione e l’incertezza come elementi essenziali. La polvere che ricopre il pavimento, intitolata Light Dust , è un elemento sottile ma fondamentale, una texture che avvolge tutto il percorso come un filo invisibile che lega spazio e tempo.

La mostra di Pierre Huyghe a Basilea si impone come un’esperienza d’arte contemporanea capace di rivoluzionare le regole del gioco. Qui forme viventi, oggetti meccanici, suoni e immagini si fondono in un ambiente affascinante e straniante. Chi visita non si limita a guardare, ma respira, tocca e si muove in uno scenario dove ogni dettaglio contribuisce a un racconto sempre in divenire, lontano dalle consuete abitudini museali.

Redazione

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