Lo Stadio Olimpico di Roma si prepara a una serata speciale: Luciano Ligabue è pronto a tornare sul palco, ma non si tratta solo di un concerto. Trenta anni dopo “Certe Notti”, il rocker di Correggio riflette sul percorso fatto e su ciò che ancora lo attende. Il tour che porta lo stesso nome attraversa l’Italia con un’energia che non sembra affatto scalfita dal tempo. Tra note familiari e nuovi progetti, Ligabue si apre senza riserve, raccontando una carriera che continua a emozionare oltre ogni aspettativa.
Il tour “Certe Notti 2026” non è uno di quei giri fatti di doppie date per ogni città. Sono 30 tappe sparse in tutta Italia, scelte per celebrare esattamente i trent’anni del brano che ha cambiato la carriera di Ligabue. Ferdinando Salzano, mente organizzativa dietro Friends & Partners, insieme a Marco Ligabue, spiega come ogni serata sia pensata come un evento unico, senza repliche noiose.
I numeri parlano chiaro: 20mila spettatori a Bibione, 54mila a Roma, 56mila a Milano e 30mila a Torino. Nel complesso, considerando anche le otto date europee, si sfiorano i 452mila fan. Marco Ligabue sottolinea che questo non è solo un tour, ma un’esperienza diversa per ogni pubblico, dai grandi stadi ai club più raccolti.
A Roma, come già a Campovolo e alla Reggia di Caserta, è tornato il “Ligavillage”: un villaggio dedicato ai fan con tribute band, mostre fotografiche e giochi vintage come flipper e bigliardini. Un modo per vivere il concerto a 360 gradi, ben oltre la musica.
Accogliendo i giornalisti, Ligabue mostra il suo lato più spontaneo, con una buona dose di ironia. Ammette di essere grato per poter ancora suonare davanti a migliaia di persone. L’Olimpico è la vera partenza del tour negli stadi, dopo la “tappa zero” di Bibione.
La scaletta è un viaggio nella sua carriera, con immagini d’archivio che accompagnano i brani, dalla prima canzone scritta fino all’ultima, “Nessuno di qualcuno”. Un racconto a blocchi che non vuole solo celebrare, ma mostrare l’evoluzione di un artista in costante movimento.
Non mancano aneddoti: durante “Leggero”, una piattaforma del palco si alzò più del previsto, rischiando di farlo cadere. “Se fossi caduto, sarei diventato leggenda”, scherza, ma confessa che in quel momento ha provato paura e adrenalina. E poi il concerto sotto la pioggia torrenziale, uno dei momenti più intensi e rimasti nella memoria dei fan.
Al centro dell’incontro c’è ovviamente “Certe notti”, brano che Ligabue non avrebbe mai pensato sarebbe diventato così importante. All’epoca era il singolo di lancio dell’album “Buon compleanno Elvis”, e lui era abituato a puntare su pezzi più veloci e ritmati.
Invece quella canzone è stata una svolta, sia a livello personale che artistico. Sul palco, ogni sera, Ligabue è affiancato da tutti i chitarristi che lo hanno accompagnato negli anni, a conferma di un progetto collettivo e corale.
Anche la presenza di suo figlio Lenny alla batteria dà al tour una carica emotiva in più. Per Ligabue, è “l’asso di briscola dell’emozione”, un segno di continuità e di nuova vita.
La chiacchierata si fa più seria quando si parla del ruolo della musica nelle questioni sociali e politiche. Ligabue esprime grande rispetto per Francesco De Gregori, definendolo un patrimonio della musica italiana, pur non condividendo alcune sue idee.
Per lui non c’è obbligo che un artista debba schierarsi. “La musica può, ma non deve” diventare strumento politico. Serve scegliere con attenzione quando e come intervenire, soprattutto in momenti di emergenza reale. Il suo brano “Il mio nome è mai più”, suonato in tour da quasi trent’anni, resta un esempio di antimilitarismo e pacifismo che non passa mai di moda.
Ligabue invita a usare la responsabilità artistica con equilibrio, senza banalizzare tragedie o buttarsi a capofitto in battaglie per moda.
Tra le nuove canzoni che sta portando in tour, “Nessuno di qualcuno” si distingue per un messaggio potente contro la violenza sulle donne. Ligabue sottolinea quanto sia inaccettabile che una donna su tre subisca aggressioni fisiche o sessuali.
Denuncia il rischio che l’abitudine alla cronaca spenga l’attenzione su un tema così urgente. La canzone vuole essere un segnale di empatia e solidarietà, un invito chiaro: nessuno appartiene a qualcun altro.
Nei concerti, immagini e parole accompagnano il brano per coinvolgere il pubblico in una riflessione collettiva.
L’incontro tocca anche la passione di Ligabue per la scrittura e il cinema. Con la riedizione di “Fuori e dentro il borgo”, che include la sceneggiatura di “Radiofreccia”, offre uno sguardo sul suo percorso creativo.
Non esclude un ritorno al cinema, ma vuole farlo solo quando la storia lo richiede davvero. Non ama programmare tutto a tavolino né sentirsi obbligato: la creatività deve nascere spontanea.
Questo atteggiamento lascia la porta aperta a nuovi progetti, sempre fedeli alla sua autenticità.
Sul fronte musicale, Ligabue conferma di avere molto materiale inedito, anche se non è ancora deciso quando uscirà. Il mercato è cambiato e bisogna trovare il momento giusto.
Riguardo a Sanremo, riconosce il festival come la più grande vetrina italiana, ma parla anche della pressione che si respira dietro le quinte. Dal punto di vista artistico è un’opportunità, ma emotivamente è un ambiente complesso.
Alla domanda su un possibile ritorno, la risposta è prudente: “Per ora dico no, ma mai dire mai”.
Ferdinando Salzano annuncia che dopo il tour italiano del 2026 non sono previste altre date in Italia. Ma c’è un progetto all’estero, ancora in fase di definizione, che potrebbe aprire una nuova fase per Ligabue.
Curiosamente, l’artista non conosce ancora i dettagli. Con un sorriso, dice che non si fermerà e lascia aperte tutte le possibilità. Dopo aver celebrato “Certe notti”, il 2027 potrebbe essere l’anno di un salto verso l’internazionale e la novità.
Tra i temi toccati, spicca la RCF Arena di Reggio Emilia, un progetto che Ligabue definisce un sogno infranto. L’ex manager Claudio Maioli aveva lavorato anni per creare questo spazio, pensato come una grande casa della musica nel Nord Italia.
Ligabue, che è di Reggio, esprime tutta la sua amarezza e “un’enorme tristezza” per la situazione attuale. Pur non essendo coinvolto nella gestione, ha sempre supportato Maioli e racconta di tante persone che ancora cercano risposte senza trovarle.
Per lui, è un’occasione persa per la città e per la musica italiana.
Quando gli chiedono qual è il suo obiettivo oggi, Ligabue risponde senza giri di parole: scrivere canzoni che arrivino alla gente, senza perdere sincerità. Fin dall’inizio voleva essere un cantautore con una band, capace di fare musica popolare ma con contenuti forti.
Spera di esserci riuscito, ma sa che la sfida più grande è sempre “scrivere belle canzoni”. E sa anche che il destino dei brani è imprevedibile, spesso va oltre il controllo dell’artista.
Il trentennale di “Certe notti” è la prova che una canzone può diventare qualcosa di molto più grande, attraversare epoche e conquistare nuove generazioni. Nel 2026, Ligabue guarda avanti con la stessa determinazione di sempre, pronto a scrivere ancora capitoli importanti della sua storia.
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