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Angelo Morbelli: Il Pittore Divisionista Ironico che Sfida la Tristezza dell’Arte Italiana

Se la notizia era buona, disegnavo un fiasco di vino sulla busta; se no, un teschio. Angelo Morbelli raccontava così, con un gesto semplice eppure carico di significato, il suo modo di affrontare la vita. Dietro ai toni spesso cupi dei suoi dipinti — in particolare quelli ambientati nel Pio Albergo Trivulzio di Milano — si nascondeva un uomo capace di ironia e leggerezza. Il suo divisionismo non era solo una tecnica, ma uno strumento per scandagliare il sociale, tra Milano e Firenze, tra impegno e poesia. Le sue lettere, conservate alla Pinacoteca Divisionismo di Tortona, aprono uno squarcio su un artista complesso, capace di un’ironia quasi spensierata e di una determinazione ferrea. Un ritratto a tutto tondo di un’anima fuori dagli schemi.

Un archivio prezioso per scoprire l’uomo e l’artista

Il Fondo Angelo Morbelli, arrivato alla Pinacoteca Divisionismo di Tortona nel 2022, raccoglie oltre 740 documenti: lettere, appunti, ritagli di giornale, quaderni. Un patrimonio di più di 1200 fogli ordinati con cura, che offrono uno spaccato completo sulla vita e sulla carriera del pittore. Fra le corrispondenze più frequenti spicca quella con Giuseppe Pellizza da Volpedo, amico e collega divisionista con cui Morbelli condivise idee e momenti decisivi per l’arte italiana a fine Ottocento.

Questo materiale ha dato il via a una giornata di studio, curata dalla storica dell’arte Giovanna Ginex e dall’archivista Alessia Francone, per restituire al pubblico una figura finora poco conosciuta e un patrimonio artistico che merita più attenzione. La Pinacoteca Divisionismo di Tortona, aperta dal 1998 grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, ospita un piccolo ma prezioso nucleo di 145 opere di 59 artisti, fra cui otto tele di Morbelli. Alcune fanno parte della serie ambientata al Pio Albergo Trivulzio, che racconta con forza la condizione degli anziani ricoverati in quello che fu uno degli ospizi più grandi e discussi di Milano.

Dalle prime esposizioni a Firenze: la formazione di Morbelli

Nato ad Alessandria nel 1853, Morbelli mostrò fin da bambino un talento spiccato, soprattutto per la musica. Poi una malattia contratta in collegio gli fece perdere progressivamente l’udito, spingendolo verso la pittura. Con un sostegno economico pubblico si trasferì a Milano per studiare all’Accademia di Brera, dove imparò le tecniche di figura, prospettiva e paesaggio.

La sua prima esposizione risale ai primi anni ’70 dell’Ottocento. Opere come Interno del coro del monastero maggiore e Goethe morente mostrano già una ricerca intensa. Ma fu il viaggio di studio a Firenze, nel 1881, a segnare una svolta decisiva. Le lettere di quel periodo rivelano un pittore curioso e determinato: chiede il permesso per dipingere en plein air ai Giardini di Boboli e cerca di entrare gratis nei musei per copiare i capolavori.

Questi soggiorni lo segnarono profondamente. Tornò a Milano con nuove tecniche e idee, deciso a rinnovare la sua pittura e a mettere in discussione i metodi tradizionali insegnati a Brera. Gli anni milanesi furono intensi, divisi fra la città e la casa di campagna nel Monferrato, che gli offrì paesaggi e atmosfere per molte sue opere.

Divisionismo: una sfida e una ricerca costante

Il percorso classico non gli bastava più. Il passaggio al Divisionismo fu per Morbelli un cambio radicale. La tecnica consisteva nel sovrapporre colori puri, applicati uno accanto all’altro con tocchi puntiformi o sottili strisce, per creare giochi di luce e sintesi ottica. Un lavoro di pazienza estrema, tanto che Morbelli lo paragonava a un esercizio musicale, “come le scale del pianoforte”.

Non fu mai una strada facile. Lo dimostrano opere come La Via Crucis del Divisionismo, che raccontano tutta la fatica di quella ricerca tecnica e stilistica. Morbelli confidava a un amico il desiderio di migliorare continuamente la sua pittura, segno di un artista sempre in tensione, che cercava la perfezione non solo formale ma anche nel messaggio sociale e umano.

Parallelamente iniziò a impegnarsi su temi di denuncia e critica sociale. Le scene dal Pio Albergo Trivulzio sono il culmine di questa tensione morale e artistica, con un’umanità fragile ma dignitosa al centro della sua attenzione.

L’arte che denuncia: dai campi alle periferie milanesi

Morbelli non dipinse mai il mondo con distacco. Fin dagli anni ’80 partecipò attivamente al dibattito sull’arte impegnata, mettendo il pennello al servizio delle classi lavoratrici e degli ultimi. Nel 1883 vinse il primo premio a Brera con Giorni ultimi, un interno del refettorio del Pio Albergo Trivulzio, dove raccontò con sensibilità le persone anziane e abbandonate.

Nel 1895 denunciò con forza la dura vita delle mondine nel quadro Per ottanta centesimi!, ambientato in una risaia del Vercellese, dove le donne lavoravano per ore in acqua stagnante. Un’opera all’inizio poco compresa e criticata, poi rivalutata e acquistata da collezionisti come Antonio Borgogna, oggi considerata un capolavoro dell’arte sociale.

La critica non risparmiò sarcasmo e accuse di impegno eccessivo: alcune riviste satiriche presero in giro la postura delle mondine, giudicandola fuori luogo. Morbelli rispondeva con fermezza, convinto che l’arte dovesse raccontare la realtà e far riflettere sul destino degli ultimi. La corrispondenza con Pellizza da Volpedo è piena di queste idee: l’arte prima di tutto per l’umanità.

Morbelli uomo: ironico, anticonformista, concreto

Le lettere del Fondo non parlano solo di arte e impegno, ma svelano anche un Morbelli vivace e pungente. Lo si capisce dagli scambi con collezionisti come il conte Ottavio Galateri o dalla battuta sul non voler imparare il tedesco perché “indecifrabile”.

Non sempre il pittore veniva apprezzato in patria: si lamentava di essere più richiesto all’estero che in Italia. Criticava la qualità dei materiali e le giurie che lo bocciavano, chiamandole “codini”. A un amico arrivò a consigliare di alleggerire la tristezza di un dipinto sull’ospizio, cancellando un carro funebre per facilitarne la vendita: segno di un artista che sapeva adattarsi anche alle regole del mercato senza perdere la sua voce.

Quel modo di rispondere con disegni ironici sulle buste delle lettere racconta di un uomo capace di mescolare leggerezza e profondità, anticonformismo e rigore, impegno sociale e creatività. Oggi, grazie al Fondo e agli studiosi che ne stanno riscoprendo l’opera, Angelo Morbelli emerge come un protagonista imprescindibile del divisionismo e della pittura italiana dell’Ottocento.

Redazione

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