Dodici anni fa, in un angolo popolare di Barriera di Milano, il Museo Ettore Fico ha preso vita, trasformando vecchie officine di via Cigna in un vivace centro per l’arte contemporanea. Ora, quel luogo si svuota: a marzo 2024, la chiusura ha colto tutti di sorpresa. Non si tratta solo di un museo che chiude, ma di un pezzo importante della vita culturale torinese che si spegne, lasciando dietro di sé l’ultima mostra dedicata a Enrico Berlinguer. Nel frattempo, gli spazi hanno già cambiato volto, diventando uno showroom di moda, mentre la Fondazione si prepara a ricominciare, questa volta nel cuore del Centro Piero della Francesca.
Il Museo Ettore Fico in via Cigna ha rappresentato per anni una sfida culturale nel cuore di Barriera di Milano. Nato dalla riconversione di un’ex fabbrica, ha portato più di mille opere d’arte contemporanea in un quartiere periferico, creando un ponte tra arte e comunità locale. Ma a marzo 2024 il progetto si è fermato di colpo. Andrea Busto, imprenditore e mecenate che guida la Fondazione, ha deciso di chiudere il museo definitivamente. Dietro questa decisione non ci sarebbero problemi economici, come lui stesso ha precisato, ma questioni personali e attriti con l’amministrazione cittadina.
Il Comune di Torino aveva mostrato disponibilità a intervenire per salvare lo spazio culturale, offrendo una gestione temporanea delle opere e proponendosi come custode dell’immobile nel caso fosse stato donato. Ma il “Patto per Torino” impone limiti severi sull’acquisto di immobili, e l’unica strada percorribile era un passaggio gratuito della proprietà. La proposta non è andata avanti. Il proprietario ha preferito affittare lo spazio a società private, trasformandolo in uno showroom di abbigliamento. Da Palazzo Civico trapela delusione per questa occasione persa, soprattutto perché si sarebbe potuto ospitare temporaneamente alcune opere della GAM durante i lavori di ristrutturazione.
La chiusura di via Cigna segna così la fine di un’epoca per il Museo Ettore Fico, ma anche l’avvio di una nuova fase, che si sposterà in un altro quartiere della città.
Andrea Busto ha spiegato direttamente al pubblico, con una lettera, le ragioni del cambio di rotta e la nuova direzione della Fondazione Ettore e Ines Fico. Il progetto si sposta in via Pessinetto 10G, nel quartiere Borgo Vittoria, all’interno del Centro Piero della Francesca. Un luogo che punta alla sobrietà e al rigore, in netta contrapposizione con l’estetica più estroversa della vecchia sede. Qui si punterà a un percorso espositivo più meditato e intimo, con un ritmo diverso.
Il programma prevede eventi semestrali di grande portata e opere site-specific di artisti italiani e internazionali. Tra i primi a intervenire sarà Giovanni Termini, vincitore del Premio Ettore e Ines Fico assegnato durante Artissima 2025. La sua opera anticipa la vocazione del nuovo spazio, che lavorerà su arte concettuale e ready-made, con un occhio attento alle tradizioni culturali e alle nuove scene artistiche, come quella africana.
La nuova sede vuole integrare diverse dimensioni culturali. È previsto un programma dedicato alle scuole, per avvicinare i giovani all’arte contemporanea, ma anche per offrire approfondimenti agli adulti interessati. Le mostre dureranno dai quattro ai sei mesi, garantendo così un’esperienza completa, con incontri diretti con artisti e giovani curatori emergenti.
L’inaugurazione della Fondazione Ettore e Ines Fico è prevista per la seconda metà di settembre 2026. L’ingresso sarà gratuito, ma con prenotazione obbligatoria sul sito ufficiale. Il passaggio da Barriera di Milano a Borgo Vittoria rappresenta un salto importante nel progetto culturale voluto da Busto. La nuova location si affaccia sul Parco Dora, simbolo di una Torino che continua a reinventare i suoi spazi urbani attraverso l’arte e la cultura.
La chiusura del Museo Ettore Fico in via Cigna ha privato Torino di un centro culturale che andava ben oltre la semplice esposizione artistica. Negli anni, il museo aveva contribuito a dare nuova linfa a Barriera di Milano, quartiere spesso visto come periferico e lontano dal centro. Attraverso mostre e iniziative, aveva creato un dialogo forte tra arte contemporanea e vita quotidiana, tessendo una rete con associazioni, scuole e comunità.
Ora quel legame diretto si interrompe, lasciando spazio a un progetto più selezionato e ristretto. L’ex fabbrica di via Cigna non sarà più un punto di riferimento per tutte quelle energie culturali, almeno per ora. Comune e operatori culturali restano però vigili, consapevoli del valore che questi spazi hanno per la città.
La trasformazione in showroom riflette un confronto duro, ma dietro la chiusura c’è anche la volontà di rinnovare il modo in cui l’arte dialoga con la città. La nuova esperienza a Borgo Vittoria metterà alla prova questa idea, cercando di unire rigore e ricerca con una dimensione più ampia, meno legata alle dinamiche locali di via Cigna.
Torino continua così a ripensare la propria offerta culturale, affrontando la sfida di mantenere vivi i musei e di adattarli a nuove esigenze e tendenze. Una questione centrale per una città che vuole restare un punto di riferimento nel panorama artistico italiano e internazionale.
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