Un aereo precipita nell’oceano Pacifico, costretto a un ammaraggio d’emergenza tra onde minacciose e squali mako in agguato. I sopravvissuti si ritrovano intrappolati in una cabina che si riempie d’acqua, isolati in un silenzio carico di paura e incertezza. Ma quel terrore, così promettente all’inizio, si sgretola rapidamente. I personaggi non riescono a coinvolgere, la storia si perde in una rete di convenzioni e contraddizioni, lasciando chi guarda più perplesso che teso. Un incubo che, alla fine, manca del mordente necessario per convincere davvero.
Il film apre con il decollo, forse per costruire un legame con chi sta a bordo. Ben Kingsley interpreta il pilota Richard, ma la sua presenza è fugace e poco incisiva. Aaron Eckhart è il copilota Ben, ma anche lui non riesce a emergere, soffocato da una scrittura che non dà profondità ai personaggi.
Il racconto cerca di raccontare tante vite: turisti, famiglie, uomini d’affari. Ognuno dovrebbe portare un pezzo di umanità nell’emergenza. In realtà, sono figure piatte, con reazioni forzate e poco credibili, destinate solo a riempire lo schermo senza coinvolgere davvero chi guarda. La coralità del racconto si trasforma in scene banali, che tradiscono una sceneggiatura riscritta più volte senza mai trovare un filo chiaro.
La debolezza della regia e della sceneggiatura emerge con forza nelle sequenze successive. Le situazioni d’emergenza sembrano costruite senza senso. Come quando i passeggeri, con la fusoliera squarciata e l’aereo che affonda, si aggirano tranquillamente per la cabina per andare a fumare: un paradosso che spezza la tensione.
Ancora più incredibile è vedere lo stesso personaggio accendersi una sigaretta con un accendino in mezzo a lamiere allagate, mentre intorno nuotano squali affamati. Questi predatori, che dovrebbero incutere terrore, finiscono per essere poco più che effetti speciali grossolani, privi di quella paura tipica del cinema horror marino.
Le operazioni di soccorso sono altrettanto improbabili: un operatore che si cala in acqua senza precauzioni, invece di usare imbracature o sistemi più sicuri. Nel frattempo, i sopravvissuti si muovono tra bambini che cercano disperatamente i genitori e un “capitano-eroe” che schiva miracolosamente gli attacchi degli squali, perdendo così realismo e tensione narrativa.
Il film non riesce a mantenere un racconto coerente. La gestione dei personaggi è confusa. Molti comprimari spariscono senza spiegazioni, lasciando lo spettatore disorientato e con la sensazione di essere stato abbandonato a metà strada.
La storia si concentra su figure secondarie poco interessanti, coinvolte in litigi lunghi e inutili, incapaci di sviluppare un vero conflitto emotivo o psicologico. La regia di Harlin, che in passato ha firmato cult del genere, qui sembra smarrita, vittima di una narrazione dispersiva.
Gli squali, pur protagonisti visivi, sono trattati come caricature, non come minacce naturali. Questo appiattisce l’azione e fa crollare ogni tensione. Il risultato è una visione artistica senza direzione né coerenza.
Nel finale, qualche scena d’azione cerca di ravvivare la storia, ma sono momenti isolati, incapaci di risollevare un racconto ormai esaurito. Mancano interpretazioni che colpiscano o messaggi capaci di dare spessore, lasciando solo la sensazione di un lavoro superficiale e stanco.
Deep Water è un’occasione persa, una delusione per chi sperava in un thriller marino avvincente. Tra una trama fragile, incongruenze e poca credibilità, questo film si dirige verso un destino dimenticabile, nonostante un cast di livello e un’idea di partenza interessante.
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Deep Water – Incubo dagli abissi
Regia: Renny Harlin
Cast: Ben Kingsley, Aaron Eckhart, Angus Sampson, Lucy Barrett, Kelly Gale
Data di uscita: 23 luglio 2025
Distribuzione: Notorious Pictures
Valutazione complessiva: una stella
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